Quartiere Novello, Cesena Siamo Noi: "Quanto c'è di sociale nel progetto?"

"Quello che è certo è che il grande impulso dato a questo tipo di edilizia, che può contare su finanziamenti privati, ma anche su contributi pubblici e muove una quantità enorme di risorse, va a tutto discapito dei quello che è sempre stato lo strumento principale"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

Non c'è settimana che non esca sulla stampa un comunicato dei nostri governanti sul tema Novello. Tutti uguali per giunta, da copia incolla istituzionale, sia che provengano dai vertici locali che dalle alte sfere regionali. Gli stessi concetti reperibili su internet, tali e quali, a corredo del tanto decantato Social Housing, ormai diffuso in tutta Italia, fortemente sostenuto dal governo Berlusconi, ed in seguito adottato dai tutti i governi successivi . Cosa già di per sé indicativa come pure la campagna mediatica fuorviante che continua a descrivere tali progetti come uno strumento salvifico per far fronte all'emergenza abitativa, quando invece sono rivolti al ceto intermedio (esiste ancora?) considerato evidentemente in grado di sostenerne i costi. Basterebbe andare a verificare che esito hanno avuto gli stessi progetti avviati già qualche anno fa in altre realtà, per capire se veramente hanno dato risposta all'emergenza abitativa o se si sono rivelati l'ennesima speculazione edilizia ammantata di finalità filantropiche.

Quello che è certo è che il grande impulso dato a questo tipo di edilizia, che può contare su finanziamenti privati, ma anche su contributi pubblici e muove una quantità enorme di risorse, va a tutto discapito dei quello che è sempre stato lo strumento principale di intervento di edilizia pubblica: la casa popolare. Di case popolari infatti non se ne realizzano più o per lo meno in misura infinitesimale rispetto al passato. Quasi non se ne parla più.

Dagli errori di chi ci precede bisognerebbe trarre insegnamento ed invece no, i nostri governanti sicuri sul da farsi, tirano dritto, senza un reale confronto, tanto meno con la propria comunità di cittadini, visto l'iter assolutamente criptico dell'intera operazione Novello, di cui, se non fosse stato per le forze di opposizioni, decise a far luce su questa complessa vicenda, la collettività non avrebbe ricevuto altro che le solite informazioni standardizzate e trionfalistiche, di cui si diceva prima,e per giunta ex post le decisioni assunte. E' quanto emerso nella tavola rotonda indetta dal Gruppo Consiliare CesenaSiamoNoi , sabato 19 dicembre: il primo di una serie di incontri con forze politiche, cittadini e portatori di interesse, per un maggior approfondimento sul tema Novello

Nelle realtà evolute, ossia in municipalità in cui le progettualità più rilevanti, ed innegabilmente il nuovo quartiere Novello lo è, vengono realmente condivise con la cittadinanza, le informazioni si trasformano in processi partecipativi. Purtroppo a Cesena questo non accade e l’urbanistica si è resa, ad oggi, partecipata solo con comunicati stampa e DOPO che le decisioni sulla futura vita delle persone sono state prese.

Tanto per cominciare è assolutamente sbagliato dire che la realizzazione del progetto Novello darà risposta all'emergenza abitativa, perché la vera emergenza (che sta crescendo giorno per giorno), è quella delle classi più povere, quella dei non abbienti, degli emarginati, dei senza lavoro, degli ultimi insomma. Di coloro che, proprio per le loro condizioni di povertà, spesso estrema, non potranno assolutamente accedere a questo tipo di programmi di edilizia sociale, che di sociale hanno ben poco. Non potranno nemmeno far domanda, non possedendone i requisiti economici. Saranno ancora una volta degli esclusi.

Ora i pubblici amministratori di Cesena, città che con i suoi 1500 poveri, i suoi 500 sfrattati l'anno (dati relativi al 2014) e le sue oltre 400 domande per accedere ad un alloggio popolare, destinate a rimanere quasi del tutto inesaudite, perché come da tempo succede la ridottissima disponibilità di alloggi popolari consente al massimo a 20/25 nuclei, all'anno, di trovare una sistemazione, a quale emergenza sociale fanno riferimento?

Se l'area sociale a cui dare risposta col quartiere Novello, è quella cosiddetta grigia, quella dei non abbienti, degli esclusi, dei più sfortunati trai i nostri concittadini di che colore è?

E soprattutto, su quali risposte può contare? Quasi nulla purtroppo.

Nella pianificazione urbanistica comunale, per quanto riguarda le case popolari, esiste solo in previsione, in alcuni comparti, la possibile cessione da parte dei soggetti privati attuatori, di lotti da destinare all'edilizia residenziale pubblica, ma al momento, come era facilmente prevedibile data la situazione congiunturale, il mercato immobiliare fermo e, la domanda stagnante, i privati non avviano i loro interventi e di conseguenza non possono venir realizzati neanche gli alloggi popolari.

Quello che più colpisce è la volontà della nostra amministrazione, che si definisce di sinistra, di abdicare ai propri compiti prioritari, principalmente quello di assicurare a tutti i cittadini pari condizioni di dignità di vita, come se le responsabilità pubbliche, nei confronti dei cittadini più deboli fossero questioni, come in questo caso, da delegare ai privati, invece di farsene carico direttamente.

È facile allora capire come il Comune di Cesena persista in una politica nel campo abitativo miope ed incurante dei disagi più sentiti di una parte consistente della propria popolazione, anche ora che si accinge con Il progetto di Social Housing del nuovo quartiere Novello, presentato come risolutivo di bisogni sociali, a dare l'ennesima prova di quelle che sono le vere priorità e la scala dei valori che ad esse sottende.

Tiziana Lugaresi, Esperta 4^ Commissione Gruppo Consiliare Cesena Siamo Noi

Torna su
CesenaToday è in caricamento