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Unioni civili, il Popolo della Famiglia: "No alle discriminazioni, ma chi è contrario non è razzista"

Per il Popolo della famiglia, la cosiddetta legge Cirinnà è "sbagliata e ingiusta, anche per coloro per cui è stata fatta ma soprattutto, la riteniamo dannosa per l’istituto del matrimonio e quindi per la famiglia"

Il Popolo della famiglia di Cesena torna sulla manifestazione di domenica scorsa di Forza Nuova durante l'unione civile celebrata in Comune e sulla manifestazione organizzata per sabato pomeriggio in Piazza del Popolo pe dire "no" all'omofobia. "Se le unioni omosessuali sono da considerare “civili”, nonostante la legge sia stata approvata senza rispettare l’iter che tutte le leggi devono seguire ed in chiaro contrasto con le norme, perché criticarli deve per forza essere un atto incivile ed inaccettabile? - viene premesso -. Il tema principale di questo dibattito, da specificare chiaramente, è la libertà di pensiero e di opinione che oggi viene completamente negata sfruttando la falsa ideologia che chi critica le unioni civili è omofobo e va fermato".

Continua il Popolo della famiglia: "I gruppi Lgbt, appoggiati dai giovani del Pd di Cesena, hanno subito approfittato di questa occasione per creare un evento contro l’omofobia. La critica, anzi, la libertà di esprimere una doverosa opinione contro l’istituzione della unione civile, e non contro i soggetti che decidono di utilizzare questo strumento, viene quindi additata come razzista ed illegale. Chi oggi grida allo scandalo, i gruppi Lgbt e diversi politici dei partiti di sinistra, è stato il primo a non accettare altre idee ed a porre le condizioni per censurare e intimidire, anche con leggi in Parlamento, chi non è d'accordo".

"Condanniamo fortemente le discriminazioni e non abbiamo nulla contro le persone omosessuali, ma non possiamo dire che il non essere in accordo sulle unioni civili debba essere tacciato di razzismo o vietato per le legge. Diciamo chiaramente, e in modo legale, che riteniamo la cosiddetta legge Cirinnà sbagliata e ingiusta, anche per coloro per cui è stata fatta ma soprattutto, la riteniamo dannosa per l’istituto del matrimonio e quindi per la famiglia come tale e come è sancita nell’articolo 29 della Costituzione. In più siamo preoccupati per i bambini che, viste le sentenze che provano a introdurre la stepchild adoption, stralciata dalla legge grazie al Family Day, rischiano di essere trasformati da soggetti di diritto a oggetto di compravendita". "Come Popolo della famiglia - conclude la nota - siamo concordi nell’essere accoglienti con tutti e nel rispettare le persone in difficoltà e ciò va fatto anche per tutte le idee e posizioni legittime, ma siamo contrari ad una manifestazione in cui si usa l'omofobia o la mancanza di rispetto di alcuni come pretesto contro la libertà di pensiero e di espressione".

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