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Patti di Quartiere, i gruppi di minoranza: "Negato il confronto, amministrazione arrogante"

"Tale situazione si è  verificata - dettagliano Cesena Siamo Noi, Lega, M5S e Cambiamo-  anche in occasione del Collegio dei Presidenti di quartiere di lunedì 3  maggio"

Attraverso una nota congiunta intervengono i gruppi di minoranza in consiglio comunale che parlano addirittua di "arroganza dell’amministrazione, in particolare nella figura del Sindaco Enzo Lattuca,  nel negare il confronto e la partecipazione ai gruppi di minoranza". 

"Tale situazione si è verificata - dettagliano Cesena Siamo Noi, Lega, M5S e Cambiamo - anche in occasione del Collegio dei Presidenti di quartiere di lunedì 3  maggio. Alla richiesta di intervento da parte del consigliere comunale Valletta, in  rappresentanza delle minoranze, sul tema all’ordine del giorno che riguardava la  sottoscrizione dei “Patti di quartiere”, il Sindaco si è arrogato prerogative non sue,  permettendo solo a conclusione della seduta l’intervento del consigliere di  minoranza, inquadrandolo come una eccezionale concessione, quando invece la  gestione dei lavori spetta al presidente del collegio Fabio Pezzi. Inoltre come indicato dall’art. 38.1 del regolamento dei quartieri, stilato lo scorso anno con il contributo di  tutte le forze politiche, la partecipazione a tale assemblea è prevista sia per i  vicepresidenti di quartiere che per due consiglieri comunali, uno per la maggioranza  e uno per la minoranza, con l’unica limitazione esplicita di non poter esprimere il  proprio voto sugli argomenti in discussione". 

"Su questo tema di collegialità avevamo  già sollevato le nostre rimostranze allo stesso presidente del collegio Fabio Pezzi,  nonché presidente del quartiere Ravennate, per episodi avvenuti durante precedenti  sedute, con una lettera sottoscritta da tutti i consiglieri comunali di minoranza e dai  vicepresidenti di quartiere della lista Insieme in data 17 marzo. Nella lettera  chiedevamo il rispetto del regolamento rilevando come la possibilità di intervenire ed  esprimersi, doveva essere considerata come una piena facoltà di tutti i partecipanti e  non come una concessione discrezionale. Nella risposta che avevamo apprezzato, il presidente Pezzi si era impegnato a riconoscere tale libertà in virtù di quel percorso  pienamente partecipativo nella forma, ma soprattutto nella sostanza, garantendo  sempre facoltà di intervento a tutti i partecipanti che intendessero avvalersene. Se questa dunque è la declinazione che  l’Amministrazione e il Sindaco intendono della partecipazione e del rispetto dei ruoli, ne trarremo le necessarie conseguenze, fino a valutare se continuare a prendere parte  a lavori di assemblee nelle quali non è garantita la pluralità delle voci e degli  interventi". 

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