Politica

"Partecipare la democrazia", alla Festa dell'Unità la mostra sulla storia del Partito Comunista a Cesena

"Illustra anni della storia della gente e della città di Cesena, che ha segnato anche il successivo sviluppo della città, visto il ruolo avuto dai comunisti nella direzione"

Nilde Iotti in Piazza del Popolo (1979)

La consueta Festa dell'Unità al Parco Frutipapalina di Sant'Egidio, in programma dal 15 al 25 luglio, porta con sé un'interessante novità. Oltre ai vari spettacoli, dibattiti e intrattenimenti, l'edizione 2021 (anno del centenario dalla nascita del Partito Comunista, datata 1921) vedrà l'allestimento a cura della Fondazione Radici cesenate di una mostra fotografica e documentale per raccontare la storia del PCI, dalla fondazione allo sciogliemento, in Emilia-Romagna e a Cesena. 

VIDEO - "Lavoratori che di sera si trasformavano in dirigenti delle sezioni"

La mostra si articolerà in due aree. La prima è stata prodotta dagli istututi storici della Resistenza regionali, mentre la seconda riguarda la storia del Partito Comunista cesenate. "E' un'iniziativa che noi riteniamo importante - dichiara Orio Teodorani, membro del PD cesenate e a lungo nel PCI -, perché chiaramente illustra anni della storia della gente e della città di Cesena, che ha segnato anche il successivo sviluppo della città, visto il ruolo avuto dai comunisti nella direzione della stessa".

Lo slogan ufficiale della mostra è "Partecipare la democrazia". "Il Partito Comunista ha sempre ritenuto la partecipazione popolare un aspetto determinante della sua iniziativa politica - spiega Teodorani -. La sua articolazione territoriale, il ruolo che nei suoi gruppi dirigenti ha avuto anche gente del popolo, i lavoratori, che durante il giorno andavano nei cantieri, nei campi, nelle fabbriche per poi nella sera trasformarsi in propagandisti politici, in dirigenti della sezioni. Cesena era articolata in oltre 50 sezioni territoriali, quasi sempre in tutte si svolgevano le feste dell'Unità, dove poi si formavano i gruppi dirigenti dei quartieri, che sarebbero poi diventati consiglieri e amministratori comunali". 

"Ognuno di noi è partito da quelle esperienze - continua -, io sono uno di quelli. Sono stato segretario di una sezione, consigliere di quartiere, per 15 anni consigliere comunale del PCI, e assessore nelle giunte di Leopoldo Lucchi e di Gabrio Casadei Lucchi".

In Emilia-Romagna, una terra dalle forti tradizioni autonomistiche e associative, il Partito Comunista crebbe e si radicò più che altrove, rappresentando il pilastro principale dell’organizzazione nazionale in termini di iscritti, e assumendo alcune caratteristiche peculiari in grado di tratteggiare un “modello” di governo locale capace di confrontarsi con le esperienze più avanzate del riformismo europeo. Anche Cesena fu teatro delle gesta comuniste, spiega Teodorani: "Il Partito Comunista è stato importante sia durante il periodo della clandestinità, se andiamo a vedere gli arresti, i condannati, i confinati, troveremo che Cesena ha avuto una grande partecipazione di attivisti clandestini che volevano mantenere vivo il pensiero comunista anche durante il periodo della dittatura fascista".

Tappe importanti della storia comunista nella città malatestiana si trovano anche nel ruolo avuto dai membri del PCI assieme a tanti altri nella resistenza e nella ricostruzione: "La Cesena che usciva dalla guerra era la Cesena dell'800, contadina, di un'agricolatura arretrata. Le fabbriche, a parte l'Arrigoni e qualche altra erano pressoché inesistenti. Un mondo molto arretrato che ha poi visto, con l'apporto assieme a tante altre forze politiche antifasciste, la nascita del progetto di una Cesena del futuro. Il Partito Comunista è stato fondamentale assieme agli altri per la rinascita della città e lo sviluppo successivo". 

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