Nuovo ospedale, il Pri: "Sì, ma dopo la riorganizzazione della sanità romagnola"

"Sessantaquattro anni dopo l'inaugurazione dell'ospedale che oggi tutti conosciamo, la città di Cesena e il suo territorio hanno indubbiamente bisogno di una nuova struttura deputata alla cura"

“Sessantaquattro anni dopo l’inaugurazione dell’ospedale che oggi tutti conosciamo, la città di Cesena e il suo territorio hanno indubbiamente bisogno di una nuova struttura deputata alla cura, all’assistenza e alla degenza dei cittadini cesenati, e non solo”: anche l'unione comunale del Pri di Cesena apre all'ipotesi di una nuova struttura ospedaliera da realizzare in città, al posto del “vecchio” Bufalini.

Per il Pri “se da una parte, quindi, s’impone la necessità di rinnovare l’offerta sanitaria (anche per gli ormai noti limiti edili e logistici dell’esistente), dall’altra è indispensabile avere ben chiari criteri e obiettivi con i quali avviare la costruzione del nuovo nosocomio (la cui realizzazione, ricordiamo, richiederà certamente diversi anni)”.

Continua il documento dei repubblicani: “Tre sono gli argomenti-chiave sui quali i cittadini sono chiamati sin da oggi a riflettere e le istituzioni, fra non molto, a decidere. Prima di tutto, la nuova struttura dovrà sorgere solo in seguito a una riorganizzazione e ridistribuzione oculata delle risorse sanitarie romagnole (personale medico e paramedico, unità operative da attivare, tecnologie, ecc), onde evitare sprechi e sovrapposizioni di servizi nel raggio di venti chilometri o, al contrario, impossibilità di accesso per distanza geografica. Seconda questione, quale sarà il destino del vecchio Bufalini? Se, infatti, il nuovo ospedale sarà una mera “fotocopia” di quello attuale, allora i soli beneficiari di quella che si prevede essere un’opera colossale saranno le aziende appaltatrici (cosa da evitare come la peste, visto che si parla di una struttura di pubblica utilità). Terza ed ultima questione, forse la più complessa da sviscerare oggi, il rapporto tra territorio, utenti e strutture sanitarie. In altre parole: si prevedono nuovi e migliori servizi alla cittadinanza? Si razionalizzeranno le risorse e la spesa corrente? Come s’innesterà il nuovo ospedale con le strutture pubbliche e private già esistenti oggi (Medicina Primaria compresa)? Quale sarà il rapporto con l’Università? Insomma, quale sarà il ritorno che la collettività avrà in termini quantitativi e qualitativi?”.

“Per prima cosa, quindi, si dica subito quante e quali risorse Regione e Comune hanno intenzione di mobilitare. E si fornisca qualche cifra. La costruzione di un ospedale su un’area logisticamente complessa e allo stesso tempo baricentrica come quella cesenate non può e non deve ridursi a un’opera meramente urbanistica (e men che meno edilizia), dal momento che, oltre alla salute degli utenti, sono in ballo interessi di un territorio ben più ampio. Per questo il ragionamento deve essere fatto su larga scala, anzi su scala romagnola, e con il coinvolgimento più ampio possibile della cittadinanza. Oltre che chiaro e trasparente. Auspichiamo, quindi, che negli incontri programmati per le prossime settimane l’Amministrazione comunale svisceri l’argomento fornendo anche queste risposte”.

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