Nuovo ospedale, Casali (FI): "Diciamo sì, ma non abbandoniamo quello vecchio"

“Per parlare del nuovo ospedale bisogna incominciare a parlare del vecchio. Sembra strano, ma è questo il percorso obbligato, altrimenti si gira a vuoto"

“Per parlare del nuovo ospedale bisogna incominciare a parlare del vecchio. Sembra strano, ma è questo il percorso obbligato, altrimenti si gira a vuoto. E’ quindi necessario che il Bufalini entri in un regime di salvaguardia strutturale e in una contemporanea fase di sviluppo funzionale. In altre parole, se pensiamo di spegnere l’attuale Bufalini marginalizzandolo, rischiamo in futuro di trovarci di fronte ad una struttura nuova ma con gli stessi problemi della vecchia, oltre a dover vivere un interregno (sicuramente dai 5 ai 10 anni) poco dignitoso per la nostra comunità che si merita invece il meglio. Non dobbiamo quindi avere paura nel chiedere il massimo (che è poi quello che ci spetta) ad una Regione che da tempo ci ha instradato nella zona retrocessione e che sembra invece oggi voler cambiare rotta”: lo dice Marco Casali, capogruppo in Consiglio comunale dell'opposizione di centro-destra.

“E’ però solo sulla base di questa sostanziale e sostanziosa pregiudiziale che diciamo SI al nuovo ospedale. Quindi: adeguamenti strutturali necessari  per rendere funzionale il Bufalini da qui al momento del taglio del nastro del nuovo e ripristino di tutte quelle specialità da tempo marginalizzate per contrastare quel costante, evidente ed inesorabile decadimento. Diciamo anche sì, seppur con amara polemica, alla localizzazione sulla quale sono inevitabili le solite ma motivatissime critiche di viscerale conadcentrismo. Si dice che quella prevista sia la migliore localizzazione ma poi si impara che altri siti non ne sono stati cercati. Difficile fare dei raffronti quindi. Di certo è evidente il vantaggio enorme da parte del centro commerciale Conad Montefiore che potrà godere di un grande flusso quotidiano di persone”.

“Ci sono poi altre caratteristiche che l’opera deve avere. La presenza di tutti i servizi di base di un grande ospedale (questo non può mancare) unita all’implementazione dei servizi attualmente decaduti e in decadimento nell’attuale Bufalini. Insomma, pensare alla completezza ma soprattutto alla modernità delle soluzioni. La garanzia della migliore qualità progettuale uscendo eventualmente dallo schema “fai da te” che pare essere quello ipotizzato. La migliore trasparenza su tutti i processi di appalto e di gestione della grande opera, perché questo riduce…l’indurre in tentazioni. I tempi di realizzazione che devono essere certi e precisi, così come certo e preciso, fin dall’inizio, deve essere il progetto strutturale e funzionale dell’opera. Ma questi punti sono a corollario, perché prima viene l’attuale Bufalini. Se non partiamo da questo punto si rischia la cattedrale nel deserto, si rischia, come si diceva all’inizio, di girare a vuoto.

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