Nuovo impianto idrovoro di Tagliata, "rimane il rischio idraulico per Cesenatico"

La notizia in sé per sé potrebbe suscitare un certo apprezzamento, se non fosse per il fatto che alcune soluzioni proposte e la relativa temporizzazione degli interventi previsti in seno al più vasto progetto di messa in sicurezza idraulica del territorio di Cervia e Cesenatico appaiono abbastanza discutibili.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

E' stata recentemente riportata dalla stampa la notizia riguardante l'affidamento dei lavori per la realizzazione del nuovo impianto idrovoro di Tagliata che dovrebbe potenziare il processo di drenaggio del territorio relativo a vaste aree ubicate in comune di Cervia, nonché ad alcune zone pertinenti il Comune di Cesenatico, fra le quali i quartieri Madonnina-Santa Teresa. La notizia in sé per sé potrebbe suscitare un certo apprezzamento, se non fosse per il fatto che alcune soluzioni proposte e la relativa temporizzazione degli interventi previsti in seno al più vasto progetto di messa in sicurezza idraulica del territorio di Cervia e Cesenatico appaiono abbastanza discutibili. Una larga porzione delle acque drenate in Comune di Cervia è sempre stata smaltita nel sistema di scolo comune a quello di Cesenatico, impegnando di fatto il nostro porto canale a scaricare le acque di un vasto bacino idrico fra le quali, per l'appunto, una consistente frazione delle precipitazioni che solitamente si riversano sulla vicina città del sale. In tal modo Cervia, protetta da argini imponenti e pompando una parte importante delle sue acque "dalla nostra parte", si è sempre mantenuta relativamente al sicuro da un punto di vista idraulico, trasferendo a Cesenatico una buona fetta del proprio rischio alluvionale. Al contrario la compagine territoriale del comune di Cesenatico, nel momento in cui il porto canale viene chiuso in concomitanza con l'utilizzo delle porte vinciane, aumenta globalmente la propria probabilità di essere allagata non solo dalle acque relative al proprio bacino idrico locale ma anche da quelle del vicino cervese. Il problema essenziale pertanto sta nel fatto che se potenziare l'impianto idrovoro può essere utile in un contesto di efficace scarico a mare delle acque drenate a monte, allo stato attuale, se lo sbocco di Zadina, a porto canale chiuso, risultasse insufficiente a causa di elevate portate di scarico e condizioni meteo-marine avverse, le acque che l'impianto di Tagliata si appresterebbe a pompare dal bacino ubicato in comune di Cervia e, parzialmente, da quello di Cesenatico, rischierebbero di dirigersi in massa verso Cesenatico di fatto spostando semplicemente il problema da un luogo all'altro e scaricandolo laddove il sistema idraulico risulta più debole. Insomma: una vera beffa per Cesenatico! E' pertanto evidente come in primo luogo si sarebbe dovuto risolvere il problema del adeguamento della rete di scolo, degli argini e dello scarico a mare o dell'eventuale stoccaggio delle acque in eccesso e poi successivamente quello del potenziamento dell'impianto idrovoro per quanto probabilmente quest'ultimo intervento basti ad assicurare al territorio cervese un soddisfacente livello di sicurezza. Ovviamente quanto detto mette in luce come il comune di Cervia negli anni abbia saputo promuovere con maggiore efficacia ed intelligenza il proprio interesse politico-territoriale rispetto alla vicina Cesenatico. Appare in tal senso curiosa la posizione assunta dalle amministrazioni comunali della nostra città susseguitesi negli anni che hanno puntato tutto sulla realizzazione delle porte vinciane salvo poi scoprire che non ce ne fosse nessuna particolare urgenza (di fatto mai usate allo scopo - anche per l'assenza delle paratoie di monte - dal 2004, anno del collaudo, al 2010 pur essendosi verificati numerosi eventi meteo-marini avversi anche piuttosto intensi) a fronte di interventi ben più cogenti ma che anzi, allo stato attuale, abbiano aumentato il rischio alluvionale per l'entroterra del nostro comune. Questa situazione grottesca ha costretto, per varie ragioni, la classe politica che si è avvicendata negli anni alla guida della città alle "grandi intese", inducendola ad inscenare a livello mediatico, in occasione di ogni utilizzo delle porte stesse, una sorta di rappresentazione teatrale di carattere drammatico asservita ad una variegata mitologia relativa ad un periodico disastro scampato, al fine di poter giustificare agli occhi del contribuente e dell'erario una spesa plurimilionaria a cui probabilmente si aggiungeranno ogni anno circa 100mila euro di manutenzioni con lo scopo di far continuare a funzionare i meccanismi di un progetto mal nato e rattoppato alla meglio. Visto poi il recente "outing" del Consorzio di Bonifica sui problemi strutturali relativi al progetto di messa in sicurezza del nostro sistema di scolo, non deve sorprendere che le ultime mareggiate di ottobre concomitanti a precipitazioni assai ingenti non abbiano messo in moto tutto il teatrino delle porte vinciane, questa volta a fronte di un reale pericolo di allagamento dovuto a preoccupanti piene provenienti dall'entroterra a cui fortunatamente si è preferito assegnare massima priorità rispetto al consueto spettacolo "vinciano" offerto all'attenzione dei cittadini di Cesenatico e della pubblica opinione. L'ironia della sorte ha voluto che nella notte posta a cavallo tra ieri ed oggi un'imponente perturbazione di carattere ciclonico si abbattesse sulla nostra penisola fornendo finalmente per la prima volta una concreta giustificazione, da noi già preventivata in una precedente nota del giugno 2012, all'utilizzo precauzionale delle porte vinciane dopo quasi tre anni dalla loro concreta messa in servizio, uso che tuttavia continua a non motivare un investimento così ingente a raffronto di condizioni meteo-marine analoghe occorse in passato superate con esito soddisfacente dal nostro porto canale grazie al rialzo degli argini e a fronte di parallele caratteristiche meteorologiche che vengono subite con modalità analoghe dagli altri porti italiani, pur nell'attuale eccezionalità dell'evento. Sarebbe inoltre corretto confrontare il potenziale danno che un'eventuale assenza delle porte vinciane avrebbe procurato nel centro storico, danno rappresentato probabilmente da una lieve fuoriuscita delle acque del porto canale ad impatto economico molto limitato se non pressoché nullo, con il danno che ingenti portate di monte avrebbero potuto produrre nell'entroterra a seguito di una nuova alluvione simile a quella occorsa nel 2011. E' evidente che il costo milionario delle porte vinciane sia maggiormente confrontabile con il danno procurato da alluvioni dovute a piene di monte rispetto a quanto abbiano mai ammontato i danni dovuti ad esondazioni verificatesi lungo il porto canale nel corso degli ultimi anni. Occorre anche affermare che ci possiamo ben ritenere fortunati che le pesanti raffiche di vento che hanno colpito la costa nelle ultime ore non abbiano prodotto precipitazioni di tale portata da rendere amletica la chiusura dello sbocco del porto canale e la contestuale entrata in funzione delle porte vinciane. Ciononostante le autorità competenti, viste le pessime condizioni meteo-marine che rendono minime le portate drenabili attraverso lo sbocco di Zadina (ovvero quando al contrario sarebbe stato logico che tale sbocco drenasse tutte le acque poste a monte del porto canale di Cesenatico facendone pienamente le veci), alcuni dubbi sulla tenuta del sistema di scolo locale devono averli avuti dato che prima di mezzo giorno, a porte vinciane chiuse, sono state aperte le paratoie del Ponte del Gatto per far defluire in maniera controllata e limitata le acque di scolo nel porto canale, presumibilmente smaltite tramite le idrovore poste a valle delle porte vinciane stesse, a quell'ora in piena attività.

Axel Famiglini

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