No alla tassa di soggiorno: "In un periodo di crisi è un errore"

Lo affermano Margherita Grossi, responsabile regionale del settore Turismo del Partito Liberale Italiano e Stefano Angeli, segretario regionale del Partito Liberale Italiano

“La Romagna è caratterizzata, come polo turistico, da un'offerta di ottima qualità, ma popolare e competitiva anche per i prezzi che offre. Oggi questa esigenza di competitività è accentuata dalla concorrenza di nuove realtà turistiche emergenti come la Croazia o antiche concorrenze divenute recentemente più agguerrite sul fronte dei prezzi, come Grecia e Spagna, che rischiano di toglierci fette sempre più importanti di turismo straniero e non solo”. Lo affermano Margherita Grossi, responsabile regionale del settore Turismo del Partito Liberale Italiano e Stefano Angeli, segretario regionale del Partito Liberale Italiano

“In questo contesto troviamo sbagliato applicare la tassa di soggiorno da parte dei comuni Romagnoli, particolarmente inadatta in questo periodo di crisi e di difficoltà economica anche per la clientela italiana. Chiediamo quindi che il comune di Cesena, rinunci  ad applicare la tassa di soggiorno. I comuni oggi già riscuotono l'IMU, di cui una parte dovrebbe andare a beneficio delle infrastrutture e dei servizi ricettivi, e di cui è impossibile avere tracciabilità dato che gli introiti di tale tassa si perdono nei calderoni dei bilanci comunali, non c’è motivo quindi perché si debbano aggiungere ulteriori balzelli non controllabili ed applicati inoltre ad una definizione di strutture ricettive piuttosto vaga e quindi aperta a libere interpretazioni. - si legge nella nota - Più in generale riteniamo quindi che la tassa di soggiorno, se applicata, dovrebbe servire per quei piccoli comuni turistici per i quali l'afflusso turistico significa un rilevante aumento della popolazione rispetto ai residenti, che quindi non possono accollarsi tutte le spese aggiuntive per i servizi di cui anche i turisti usufruiscono. La tassa di soggiorno quindi dovrebbe servire a coprire tali spese aggiuntive e dovrebbe comunque confluire in un capitolo di bilancio a parte ed essere utilizzata esclusivamente per tali scopi, per i quali fu concepita, non ci pare affatto però che questo sia il caso di Cesena”.

 
 

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