"Nel 2017 venduti oltre 300 medicinali per la cura della scabbia": la Lega lancia l'allarme

A dirlo in una nota sono il consigliere regionale della Lega Nord Massimiliano Pompignoli, firmatario di un’interrogazione depositata martedì mattina, e il segretario provinciale di Forlì Cesena, Andrea Cintorino

"Da segnalazioni pervenuteci circa la vendita di prodotti per la cura della scabbia nell’ambito della provincia di Forlì/Cesena, nel periodo ricompreso tra il primo gennaio 2017 e il 31 dicembre 2017, si ‘parla’ di 316 articoli farmaceutici distribuiti, complessivamente, ad altrettanti cittadini del comprensorio forlivese e cesenate. Un dato preoccupante che riteniamo debba essere monitorato con estrema attenzione sia dalla Regione che dall’Ausl di Romagna e che spaventa ancora di più se consideriamo che le confezioni cedute direttamente alle cooperative assistenziali non vengono indicate". A dirlo in una nota sono il consigliere regionale della Lega Nord Massimiliano Pompignoli, firmatario di un’interrogazione depositata martedì mattina, e il segretario provinciale di Forlì Cesena, Andrea Cintorino.

Gli esponenti del Carroccio parlano di “campanello d’allarme” e spiegano come “la scabbia, alla pari della tubercolosi, sia una malattia cutanea contagiosa che implica un trattamento di cura specifico, una serie di comportamenti da mettere in atto per scongiurare il rischio di reinfestazione e l’effettuazione di trattamenti di disinfestazione ambientale e forme di sorveglianza sanitaria per chiunque sia entrato in contatto con la persona infetta. I fattori che ne favoriscono la diffusione sono la scarsa igiene e la vita in comunità”.

“La maggior parte dei casi di scabbia - aggiunge Pompignoli - riguarda minori, molto spesso extracomunitari, che frequentano la scuola primaria e secondaria ma anche richiedenti asilo, ospiti delle strutture di accoglienza del territorio e provenienti da Paesi del Terzo Mondo dove questa malattia è più diffusa. Di fronte a questi numeri le Istituzioni e la politica devono interrogarsi con scrupolosità per capire, con esattezza, il numero di casi effettivi registrati dal Dipartimento della Sanità Pubblica dell’Ausl di Romagna e la natura dei soggetti coinvolti (quanti minori e quanti adulti), se si tratti di cittadini extracomunitari e/o richiedenti asilo e quali siano gli ambiti in cui sia stata riscontrata l’infezione".

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