Marchio "Riviera Romagnola", il Pdl ci prova

La determinazione dei confini storici della Romagna e la scelta dell’appellativo ‘Riviera romagnola’ per il tratto di costa che va dalla foce del fiume Reno al monte Gabicce

La determinazione dei confini storici della Romagna e la scelta dell’appellativo ‘Riviera romagnola’ per il tratto di costa che va dalla foce del fiume Reno al monte Gabicce. Il tutto nella prospettiva di valorizzazione di un marchio che identifichi da un lato le produzioni espresse dal territorio e dall’altro la proverbiale professionalità e capacità di accoglienza turistica della zona rivierasca. Sono i temi al centro di due distinti progetti di legge presentati da Gianguido Bazzoni (Pdl).

Tutti i progetti di legge – ha evidenziato il presidente della commissione, Marco Lombardi, in veste di relatore – si muovono nell’ottica di riconoscimento della Romagna da un punto di vista geografico storico e culturale per consentire una migliore valorizzazione del territorio e delle sue eccellenze. Un marchio da spendere nel marketing territoriale puntando sulla tipicità come volano economico. Non si tratta – ha chiarito Lombardi, sgombrando il campo da possibili interpretazioni “separatistiche” - di rivendicare un’autonomia politica e amministrativa che merita un’altra sede di riflessione, bensì di riconoscere una sostanziale diversità fondata storicamente tra due territori, l’Emilia e la Romagna, che compongono la Regione, e nel caso specifico, sfruttare strategicamente gli elementi di forza dell’identità romagnola.

A partire quindi dalla definizione geografica dei confini storici della Romagna (delimitata a nord ovest e a nord dal Sillaro dalla sorgente alla confluenza nel Reno e da quest’ultimo fino alla Foce; a est, sud e sud-ovest dagli attuali confini regionali compresi i comuni della Valmarecchia che hanno deciso di aggregarsi), il primo progetto di legge, in cinque articoli, prevede che la Regione promuova e sostenga anche finanziariamente le più significative iniziative pubbliche e private volte a conservare e rivalutare le tradizioni, il folklore, le specificità culturali e sociali di quel territorio. La proposta prevede poi che tutte le produzioni agricole, industriali, artigianali e culturali espresse dal territorio possano utilizzare la denominazione ‘romagnolo’ o ‘di Romagna’ con l’obbligo da parte della Regione di tutelare l’autenticità e la tipicità romagnola. E per quanto riguarda la segnaletica di confine, è previsto che Province e Comuni che ne fanno richiesta possano installare cartelli con la scritta ‘Romagna’.

Va poi sempre nella prospettiva di utilizzare un marchio storico fortemente evocativo che si è rivelato vincente, il progetto di legge che stabilisce che la Regione e gli enti collegati utilizzino in tutti gli atti ufficiali e in tutta la comunicazione l’esatta denominazione di “Riviera Romagnola” per il tratto di costa adriatica che va dalla foce del fiume Reno a nord-ovest fino al monte di Gabicce a sud-est. “Occorre- ha sostenuto l’estensore del progetto, Bazzoni- rilanciare la riviera romagnola come grande volano turistico della Regione e dell’Italia”. Negli ultimi 10 anni, - si legge nella relazione - “contravvenendo alle più elementari leggi del marketing e della comunicazione", la Regione ha abbandonato questa denominazione in favore di un’altra ‘riviera adriatica dell’Emilia-Romagna”, più burocratica e indistinta.

IL DIBATTITO - La discussione che è seguita ha visto numerosi interventi di consiglieri del Pd contrari alle proposte in quanto – hanno sottolineato a più voci – di fronte alla forte competizione internazionale risultano vincenti le motivazioni a sostegno dell’unità dell’Emilia-Romagna, un sistema territoriale regionale che si è rafforzato nel tempo. Di diverso avviso Manfredini della Lega nord, intervenuto a sostegno delle due proposte legislative. D’altro canto, ha detto, in relazione alle tante opinioni raccolte sul territorio “prima o poi penso sia un processo naturale quello per cui la Romagna diventerà Regione”.

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“Un conto- ha detto Mario Mazzotti (Pd) – è valorizzare il brand Romagna, niente impedisce di valorizzare le tipicità, altro conto è definirne i confini". Marco Barbieri (Pd) ha messo in guardia dai “ rischi insiti nella forzatura delle differenze, che potrebbe rivelarsi un boomerang”. Gabriele Ferrari (Pd) ha messo in evidenza il fatto che la situazione attuale impone di creare aree vaste molto più forti, rafforzando al contempo gli ambiti locali. Dello stesso avviso Stefano Bonaccini (Pd) il quale, contrastando il “punto di spaccatura” emerso dall’affermazione di Manfredini, ha ricordato come in Europa anche la ‘patria del federalismo’, la Germania, stia discutendo sull’accorpamento di alcuni Land per poter meglio competere nella globalizzazione". "A chi pensa che con una spaccatura si stia meglio, bisogna spiegare l’imbroglio perché si racconta una cosa che non funziona – ha detto Roberto Montanari (Pd) - due regioni significherebbero più tasse e meno investimenti".

Silvia Noè (Udc) ha evidenziato, a fronte di due proposte che presentano buone motivazioni di fondo, il timore di ricadute che possano essere strumentalizzati per qualcosa che possa degenerare in derive politiche. Defrancheschi (Mov5 stelle) ha bollato negativamente la discussione: “Come si fa a sostenere che in un momento in cui il Paese è a rischio default , molta gente vorrebbe la Romagna?”.

In conclusione, Bazzoni, a parere del quale “la discussione è uscita dal seminato”, è tornato a chiarire la natura culturale ed economica delle sue proposte. Concetto ribadito infine anche da Lombardi, affinché “lo spirito della proposta rimanga anche nella mente di coloro che hanno retropensieri”.

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