Macfrut, Spinelli: "Bene la crescita, ma non è più la fiera di Cesena"

Spinelli riconosce che i numeri del 2016 danno ragione alla strategia intrapresa negli anni scorsi: "Plaudo alla crescita di una società partecipata dal Comune", ma, aggiunge, "il Macfrut non è più la fiera di Cesena"

Bene la crescita di Macfrut, ma allo stesso c'è il rammarico "perchè il nostro territorio ha perso una fiera che era il suo fiore all'occhiello". E' il pensiero di Stefano Spinelli, consigliere comunale Libera Cesena, commentando le parole del sindaco Paolo Lucchi, che applaudito le performance positive ottenute con la nuova gestione. Anche Spinelli riconosce che i numeri del 2016 danno ragione alla strategia intrapresa negli anni scorsi: "Plaudo alla crescita di una società partecipata dal Comune", ma, aggiunge, "il Macfrut non è più la fiera di Cesena, non si fa piú a Cesena e all'esterno non rappresenta più nulla della città. Neppure il nome compare più da nessuna parte".

"È diventata una fiera organizzata e gestita da una società cesenate, che però non identifica più la città e per molti aspetti neppure il territorio. Non c'è più alcuna ricaduta sul territorio, non solo a livello ricettivo - continua Spinelli -. Certo gli operatori cesenati vi partecipano, ma come parteciperebbero a una qualunque altra fiera in giro per l'Italia o per l'Europa. Invece il Macfrut era la fiera di Cesena, gli operatori si identificavano con essa, sono cresciuti grazie ad essa e hanno contribuito alla sua crescita. È un problema di identità e di tradizioni. Il sindaco chiede cosa pensano i detrattori di allora. Per quanto mi riguarda, la città ha perso una grande opportunità. La contestazione non ha mai riguardato la capacità della nuova gestione della società partecipata di poter far bene. La contestazione riguardava la scelta scellerata per il territorio cesenate, senza aver prima tentato alcuna seria ipotesi di riqualificazione logistica. Come noto Macfrut ha sempre goduto di ottima salute. Quello attuale non è il recupero economico di una iniziativa in crisi. È un miglioramento nei numeri dovuti in primo luogo alla maggior disponibilità di spazi".

"Ecco ciò che si è contestato è non aver avuto alcuna lungimiranza per una riqualificazione e un miglioramento della nostra fiera anche dal punto di vista della location e degli spazi. Non si è mai investito nulla - prosegue l'esponente di Libera Cesena -.  L'amministrazione ha fatto come con l'asino di Buridano. Per risparmiare si è lasciato senza mangiare e poi ci si è lamentati con lui per la sua morte. Non si è mai investito sulle strutture e sulla posizione. Non si è fatto per esempio come si sta facendo ora con l'Ospedale. Poi si è cominciato a dire che occorreva trovare soluzioni logistiche alternative per competere con il mercato".

"E si è svenduta la fiera a Rimini (ma credo che la destinazione definitiva sarà quella che avrebbe dovuto essere sin da subito, ossia Bologna) - attacca ancora Spinelli -. Esattamente l'opposto di ciò che si sarebbe dovuto fare. Adesso poi si è anche ceduta l'area della fiera alla società partecipata, in cambio del rinnovamento della location (ovviamente per progetti che non permetteranno di ricevere più una fiera come il Macfrut). Credo invece che prima si sarebbe dovuto investire per poi cercare di affrontare da pari la competizione con le altre fiere e il mercato. È la prospettiva politica che si contesta. Abbiamo perso una bella fiera come territorio e come città. Abbiamo guadagnato una società partecipata forse con più attivo, penso anche economicamente redditizia per il Comune. Preferivo il Macfrut a Cesena".

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