M5S: "Lotta al patto di stabilità se ci va di mezzo l'istruzione"

"Se una legge è ingiusta, se va contro la scelta di avere e mantenere una istruzione pubblica, bene, la legge si combatte in tutte le istituzioni a partire dal Comune"

Il M5S di Cesena interviene in merito alla situazione della scuola pubblica. "Si stanno concludendo in questi giorni, nei plessi degli asili nido e delle scuole d'infanzia comunali, le assemblee dei genitori indette dai presidenti dei consigli scuola-famiglia, per discutere le nuove indicazioni comunali in tema di riordino dei servizi all'infanzia. Il Patto di Stabilità - si legge - impone al settore Cultura-Pubblica Istruzione di Cesena il rientro per 450mila euro per l'anno 2013".

"Il piano di rientro quindi dell' Amministrazione Comunale prevede la chiusura di 3 sezioni di asilo nido per l'anno 2013-2014 ed il passaggio di altre 3 a strutture private in convenzione. Inoltre non si attueranno più sostituzioni (brevi supplenze) sia nei nido che nelle materne delle insegnanti assenti per le prime 4 ore, il che significa affidare ad un solo insegnante, 26 bambini per l'intera mattinata. Negli ultimi 3 anni son già state chiuse 3 sezioni "lattanti" aumentando per contro la convenzione per i nido privati con il Comune e si è attuata per l'anno 2011 la riduzione del monte-ore per le supplenze e si è aumentata, a partire dall'anno scolastico 2010-2011, la retta mensile fino oltre il 100%".

"Va aggiunto il trasferimento di parte del personale educativo (probabilmente tutti coloro che hanno contratti a tempo determinato) presso aziende esterne al Comune ma dipendenti da esso, quali l'Asp (Azienda Servizi alla Persona), che assumerebbe per soli 3 anni il personale "deviato" in azienda dal Comune. Oltre questo periodo dei 3 anni non sarebbe più garantito a questi/e lavoratori/lavoratrici un inquadramento di dipendente comunale e quindi si perderebbero le garanzie lavorative a loro spettanti.
La riflessione al riguardo pone il profondo dubbio sulla garanzia di qualità dei servizi, che sarebbe messa in crisi anche a causa di una demotivazione professionale da parte degli educatori-educatrici".

"Gli asili nido sono nati a Cesena nei primissimi anni '70 proprio per rispondere ad una vera e propria necessità di cura della primissima infanzia, consentendo alle famiglie, in particolare alle donne, di lavorare e garantire un sostegno economico in più alla gestione domestica, oltre che restituire alle donne un'identità civica fondamentale. Così per i primi 30 anni l'Amministrazione Comunale ha dedicato buone risorse a questo settore e nella formazione degli insegnanti per costruire una scuola di qualità che nel tempo ha raggiunto standard di livello europeo e riconoscimenti altrettanto prestigiosi".

"Le domande che nascono, di fronte a questo desolante quadro, riguardano prima di tutto la qualità dei servizi fino ad ora garantiti al massimo dalla professionalità degli insegnanti. E' un'idea ormai diffusa quella che l'Amministrazione non investa più al meglio sul futuro della nostra comunità, la cui sorte dipende in gran parte dall'Istruzione che diamo ai nostri figli".

"Ci sono realtà come Torino ed Alessandria che si sono rifiutate di sottostare a queste leggi che frustrano e "legano" il sistema economico dei Comuni Italiani. Il Comune di Cesena, tra l'altro, appartiene al gruppo dei cosiddetti "Comuni virtuosi" ed i soldi per investire nuovamente nella Pubblica Istruzione ce li avrebbe anche! A questo punto si tratterebbe soltanto di fare un atto di coraggio e di profonda coscienza così come hanno già fatto a Torino e ad Alessandria e di dare un segnale forte di protesta al Governo Centrale e al Ministro della Pubblica Istruzione e rifiutarsi di mantenere questo assurdo patto. Se una legge è ingiusta, se va contro la scelta di avere e mantenere una istruzione pubblica, bene, la legge si combatte in tutte le istituzioni a partire dal Comune. Si può e si deve fare nel rispetto di uno dei diritti fondamentali dei cittadini di un paese civile: l'Istruzione Pubblica; le eventuali sanzioni che lo Stato imputerebbe al Comune sarebbero alla fine meno gravi del quadro che ad oggi ci si prospetta davanti".

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