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Le antenne telefoniche in consiglio, il Comune con le mani legate: "C'è una legge nazionale"

Le antenne in arrivo preoccupano i cittadini, il Comune con le mani legate. La legge esclude la possibilità di introdurre limiti alla localizzazione generalizzata sul territorio

"Aspetti di salute pubblica che allarmano i residenti, per questo vogliamo che l'amministrazione comunale faccia chiarezza. Vogliamo capire quale è l'iter autorizzativo e come vengono monitorati questi impianti". Così i consiglieri Lorenzo Plumari del Pd e Armando Strinati di Cesena 2024 hanno portato in consiglio comunale il tema delle antenne telefoniche che tiene in ansia i residenti di diverse zone della città.

A rispondere è stata l'assessore all'ambiente Francesca Lucchi. "Ad oggi sono pervenute agli uffici tecnici delle Attività produttive richieste di installazione di nuove stazioni radio base sul territorio comunale. In particolare: Via Matalardo – Operatore Iliad – autorizzata; Via del Laghetto – Operatore Iliad – autorizzata; Via Matalardo – Operatore Wind – in fase di istruttoria; Via Venti – Operatore Wind – in fase di istruttoria; Via Luzzena – Operatore Elemedia – in fase di istruttoria; Via Chiesa di Pievesestina – Operatore Cellnex Italia, Wind Tre – in fase di istruttoria".

Lucchi ha spiegato come funziona l'Iter autorizzativo: "L’installazione di nuove Stazioni Radio Base (SRB) è disciplinata a livello nazionale dal Codice delle Telecomunicazioni Elettroniche, che le equipara ad opere di urbanizzazione primaria e di interesse pubblico.  L’art. 87 del Codice disciplina il procedimento di rilascio dell’autorizzazione unica per l’installazione delle infrastrutture di comunicazione elettronica. La giurisprudenza si è pronunciata sulla natura di tali autorizzazioni evidenziando come non sia necessario un idoneo permesso di costruire, poiché vi è la subordinazione ad un’autorizzazione unica, che considera tutti gli enti coinvolti dall’emissione di pareri. Pertanto, a valle della presentazione di una istanza da parte di un operatore, l’istanza si può anche intendere come automaticamente accolta con il silenzio assenso entro 90 giorni, se non sia stato comunicato un provvedimento di diniego o un parere negativo da parte di ARPAE o AUSL, quali organi deputati ai controlli in merito al rispetto delle emissioni.  Questo quadro normativo mette quindi in evidenza come non ci sia discrezionalità o volontà politica in merito all’installazione di nuovi dispositivi, quanto invece la legge preveda una sola procedura tempestiva, e un atto unico autorizzativo che, per quanto riguarda la competenza comunale, ricomprende e assorbe anche il permesso di costruire e le normali procedure autorizzative in campo edilizio, attraverso un parere di conformità edilizia. Alla ricezione della domanda di nuova installazione, i termini procedimentali possono eventualmente essere interrotti per una sola volta, e comunque entro 15 giorni dal ricevimento dell’istanza, per la richiesta di documentazione integrativa".

Pertanto sono sempre richiesti i seguenti pareri: parere di conformità edilizia; parere di compatibilità ambientale ad ARPAE e AUSL. In particolare ARPAE verifica, in via preventiva, il rispetto dei limiti di esposizione fissati dalla normativa di settore; di concerto anche AUSL esprime il proprio parere sanitario. Eventuali altri pareri sono richiesti solo se necessari (Es. soprintendenza, vincolo idrogeologico, autorizzazione paesaggistica…).

L'assessore ha sottolineato che "Nell’ambito del quadro normativo di riferimento, è necessario considerare anche la la Normativa Regionale LR30/2000, che, nella volontà di tutela della salute pubblica, preclude la possibilità di nuove installazioni solo in prossimità di luoghi sensibili (come sedi sanitarie o scolastiche). A livello nazionale, invece, il Legislatore, con modifiche introdotte all’art. 8 della Legge 36/2001 (Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici) dal Decreto Semplificazioni 76/2020 convertito in legge 120/2020 in merito al rapporto di competenza tra Stato Regioni Comuni, ha sancito che “I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con riferimento a siti sensibili individuati in modo specifico, con esclusione della possibilità di introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia ed, in ogni caso, di incidere, anche in via indiretta o mediante provvedimenti contingibili e urgenti, sui limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, sui valori di attenzione e sugli obiettivi di qualità, riservati allo Stato.”
"Tale innovazione legislativa sembra aprire qualche discrezionalità agli enti locali, ma è altresì vero che non garantisce affatto che nuove antenne non possano essere comunque installate a discrezione dell’operatore, in quanto esclude la possibilità da parte dei Comuni di introdurre limiti alla localizzazione generalizzata sul territorio. Pertanto, sembrano essere fatti salvi solamente i casi in cui ci si trovi in prossimità di siti sensibili dal punto di vista della tutela sanitaria, dato che le stazioni radio base sono comunque considerate dal legislatore un’opera strategica di interesse pubblico". 

"La materia, come si può comprendere è non banale, - la riflessione di Francesca Lucchi - ma ritengo necessario esprimere l’amarezza dell’Amministrazione nell’oggettiva difficoltà di aiutare le famiglie che risiedono in prossimità delle nuove installazioni. Siamo in una fase in cui si sta approfondendo la normativa del decreto semplificazioni per comprendere se vi sia l’opportunità di attuare una pianificazione effettivamente tutelante o se ci consenta di fatto solamente di escludere alcuni siti considerati sensibili, come la vicinanza alle scuole, aree già oggi sostanzialmente precluse dalla legge regionale. A tal fine stiamo partecipando a tavoli di confronto regionali sul tema, e ad oggi non ci risultano comuni, almeno su base regionale, che abbiano individuato provvedimenti di programmazione urbanistica, conforme al decreto semplificazioni, e in grado di dare risposte concrete. Ciononostante continueremo le verifiche in corso che ci porteranno a definire l’opportunità di adottare un atto programmatorio o meno, e in tal caso, di quale tipo.  Ciò che invece l’Amministrazione sta portando avanti in modo sistematico già da tempo, è il monitoraggio delle emissioni elettromagnetiche.  Il Comune di Cesena ha sottoscritto dal 2015 con Arpae Emilia - Romagna una convenzione per monitorare l'inquinamento elettromagnetico prodotto dalla realizzazione di nuovi impianti ed il monitoraggio a campione di quelli esistenti. Le analisi effettuate ad oggi hanno rilevato livelli sempre abbondantemente al di sotto dei limiti normativi ed in linea con gli studi prodotti dai gestori in sede di autorizzazione".

"L’Assessora Lucchi - rimarcano Plumari e Strinati - nella risposta all’interpellanza, ha chiarito che l’installazione di nuove stazioni radio base è disciplinata a livello nazionale dal Codice delle Telecomunicazioni Elettroniche, che le equipara a opere di urbanizzazione primaria e di interesse pubblico. Pertanto, tali autorizzazioni, non richiedono un idoneo permesso di costruire, poiché vi è la subordinazione a un’autorizzazione unica, che considera tutti gli enti coinvolti dall’emissione di pareri. Dalle parole dell’Assessora abbiamo avuto la certezza che l’Amministrazione comunale è attenta sia al tema delle emissioni elettromagnetiche, sia alle difficoltà che le famiglie che hanno abitazioni nell’immediata adiacenza dei siti prestabiliti per l’installazione delle antenne hanno già manifesto. Abbiamo dunque chiesto all’Amministrazione di prendere seriamente in considerazione l’opportunità di valutare la redazione di un eventuale Regolamento comunale capace, nel poco spazio rilasciato agli Enti locali da parte della normativa nazionale, di tenere conto delle particolarità del nostro territorio e dei suoi abitanti”. 

"In particolare l’Assessora, nella sua risposta, ha comunque precisato che la normativa nazionale esclude la possibilità da parte dei Comuni di introdurre limitazioni alla localizzazione generalizzata sul territorio. Siamo pertanto amareggiati – concludono i consiglieri – nel vedere come una normativa nazionale, che si prefigga di tutelare un interesse pubblico, metta davanti alla specificità del territorio e quindi alla discrezionalità di ogni Ente locale, decisioni e valutazioni individuali da parte delle compagnie telefoniche in fatto di installazioni di antenne. Siamo convinti che, se davvero, dobbiamo rispondere a un interesse pubblico, questo non lo si può di certo fare bypassando le peculiarità e le specificità di ogni singolo territorio”.

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