Mercoledì, 23 Giugno 2021
Politica

L'altra faccia del covid, il risvolto economico. Il Pd: "Il cambiamento è già in atto"

L’incontro, moderato dal segretario del Partito Democratico di Cesena Lorenzo Plumari, vedrà dibattere sul tema Cesare Fumagalli e Massimo Bulbi

Mercoledì alle ore 18.30 in diretta sulla pagina Facebook del Partito Democratico di Cesena si parlerà del risvolto economico della pandemia da Covid-19. L’incontro, moderato dal segretario del Partito Democratico di Cesena Lorenzo Plumari, vedrà dibattere sul tema Cesare Fumagalli, attualmente componente della segreteria nazionale del Partito Democratico con delega a Sviluppo economico, Terzo Settore, Missione PMI e, per oltre 16 anni, segretario generale della Confartigianato, e Massimo Bulbi, Consigliere regionale dell'Emilia-Romagna.

“Il Decreto Legge approvato giovedì dal Consiglio dei Ministri - afferma Plumari - rappresenta un’altra boccata d’ossigeno per la nostra economia. Si tratta di 40 miliardi di euro per una nuova tornata di contributi a fondo perduto, per finanziare il taglio di una serie di costi fissi delle imprese, dagli affitti alla tassa rifiuti, e per rafforzare le misure per la liquidità, dalla moratoria sui prestiti – che viene prorogata a fine anno – all’allungamento della durata dei prestiti garantiti dallo Stato. Uno dei punti più qualificanti del decreto è sicuramente il pacchetto di misure anti licenziamenti fortemente voluto dal Ministro del Lavoro Andrea Orlando, dalla proroga del blocco dei licenziamenti al 28 agosto per le aziende che chiederanno la cassa Covid entro fine giugno al taglio del costo del lavoro per le imprese del turismo e del commercio che manterranno l’occupazione e per quelle che assumeranno disoccupati con il contratto di rioccupazione, fino all’eliminazione del décalage della Naspi per tutto il 2021, fino alla proroga della Cassa integrazione per cessazione e al potenziamento di strumenti utili per la gestione delle crisi aziendali come il contratto di espansione (che permette il prepensionamento dei lavoratori con la contestuale assunzione di giovani) e il contratto di solidarietà. Sono misure importanti e innovative, che rispondono alle giuste preoccupazioni di un Paese che sta provando a uscire dall'emergenza ma che ha di fronte mesi ancora complicati e deve affrontare diverse questioni da troppo tempo irrisolte, da una riforma degli ammortizzatori sociali a nuove politiche attive del lavoro, solo allora infatti si potrà parlare di uno sblocco dei licenziamenti. Inoltre, questa ripartenza non sarà tale se non si affronta fin da subito la questione giovani e donne, ossia coloro che hanno sofferto di più questa crisi e su cui occorre agire fin da subito con politiche mirate".

Il mondo del lavoro sta cambiando rapidamente e la pandemia che stiamo vivendo, in molti casi, non ha fatto altro che accentuare e accelerare alcune trasformazioni della società e del lavoro già in atto da tempo. Basta osservare i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, con cui si stima che i lavoratori da remoto post pandemia saranno circa 5,3 milioni, in pratica poco meno di un quarto del totale della forza lavoro italiana. Si attestavano in poco più di 550 mila nel 2019, sono diventati quasi 7 milioni nel primo lockdown e sono rimasti stabili a poco più di 5 milioni da settembre 2020. Stando a questi dati, si potrebbe affermare che il cambio di paradigma nel mondo del lavoro si sia ormai definitivamente affermato.

“Si prospettano, anche in questo senso - prosegue Plumari - cambiamenti strutturali, sociali e culturali a partire dalla vita interna delle aziende e delle pubbliche amministrazioni interessate dal fenomeno. Dobbiamo ragionare su questi numeri, prendere consapevolezza che il cambiamento è già in atto e che schemi e abitudini che credevamo immutabili sono da rivedere e soprattutto da riprogettare. C’è necessità di nuovi strumenti: dall’urbanistica alla strutturazione dei servizi dell’indotto e della mobilità, alla contrattazione sindacale e alla definizione stessa di un’idea di lavoro nuova che metta al centro il lavoratore e la sua sicurezza, con diritti, tutele e spazi idonei per far si che si possa parlare veramente di smart working e non di telelavoro, quello che si verifica oggi nella maggior parte dei casi. In questo senso, il Partito Democratico dovrà essere capace di governare questi cambiamenti con idee e proposte innovative, perché sono convinto che sarà proprio dalla capacità di ripensare il lavoro del domani che dipenderà il futuro dell’Italia stessa”.

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