Insoluti, il Comune replica: "Il M5S ha preso una cantonata. Non c'è alcun buco di bilancio"

L'amministrazione comunale replica attraverso una nota alle affermazioni dei pentastellati Claudio Capponcini e Natascia Guiduzzi

"La cifra di 45,8 milioni di euro citata dai 5 Stelle è inesatta". L'amministrazione comunale replica attraverso una nota alle affermazioni dei pentastellati Claudio Capponcini e Natascia Guiduzzi sui crediti che vanta l'amministrazione verso i cittadini e mai riscossi degli ultimi tre anni. "Come è capitato in più di un’occasione, il Movimento 5 Stelle di Cesena sceglie non la strada della trasparenza e della chiarezza, ma quella delle fake news - è l'attacco della nota -.  Solo in questo modo, infatti, può essere classificata la loro scelta di diffondere dati estrapolati in maniera del tutto arbitraria, o peggio ancora inconsapevole, dalla risposta alla loro interpellanza sul tema degli insoluti a carico del Comune di Cesena, inviatagli venerdì scorso dal vicesindaco Carlo Battistini".

Da Palazzo Albornoz informano come "la cifra di 45,8 milioni di euro citata dai 5 Stelle è inesatta. Perché le cifre che il Comune deve effettivamente ancora incassare registrate a bilancio al 31 dicembre 2018, comprendono anche le somme già iscritte a ruolo (che i 5 Stelle hanno sommato due volte). In realtà, quindi, la somma degli insoluti a carico del Comune di Cesena ammonta a 38,391 milioni di euro, così composti: 12,104 milioni di euro per contravvenzioni al Codice della Strada elevate fino al 2014; 10,107 milioni di euro per contravvenzioni al Codice della Strada elevate dal 2015; 16,180 milioni di euro comprendenti, oltre che le contravvenzioni del 2018 non ancora messe a ruolo, come invece le precedenti, entrate per Tari, Imu, Ici, canoni, rette scolastiche, altre sanzioni amministrative, effettivamente non ancora pagate dai cesenati".

Le cifre in dettaglio

"Dei 12,104 milioni di euro per contravvenzioni al Codice della Strada fino al 2014 (per una parte rilevante dei casi corrispondenti a sanzioni elevate per eccesso di velocità all’interno del tunnel della Secante), in base ai principi contabili vigenti sono stati iscritti a bilancio solo i reali incassi - viene spiegato -. Ciò significa che la parte rimanente non grava sul bilancio del Comune di Cesena, e non genera quindi alcun “buco” se non viene riscossa. Naturalmente, per queste somme sono partite le procedure per l’incasso coatto a carico di coloro che non hanno provveduto a pagare le sanzioni. Per i 10,107 milioni di euro, che derivano invece da contravvenzioni elevate dal 2015 (quando sono cambiate le norme che regolano la contabilità), si è provveduto ad inserire a bilancio le cifre per intero, e non solo quelle incassate, con una compensazione garantita dall’accantonamento al Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità. Per i restanti 16,180 milioni di euro (comprendenti, oltre che le contravvenzioni del 2018 non ancora messe a ruolo, come invece le precedenti, entrate per Tari, Imu, ICI, canoni, rette scolastiche, altre sanzioni amministrative) effettivamente non ancora pagati dai cesenati, si è proceduto esattamente come per le violazioni al Codice della Strada post 2015".

Come avviene il recupero

Il Comune illustra anche come avviene il recupero nei casi di mancato pagamento: "Dopo aver esperito da parte del Comune le procedure di sollecito bonario, si procede con l’iscrizione nei termini di legge a ruolo. Successivamente la loro riscossione è affidata agli agenti autorizzati (Sorit Spa e Agenzia delle Entrate – Riscossione spa), che si occupano di tutta la procedura coattiva, versando gli incassi e/o segnalando i discarichi per inesigibilità". Quindi illustra come la percentuale di riscossione di Cesena si colloca rispetto alla media nazionale: "Per rispondere al quesito, è sufficiente andare a controllare i dati pubblicati anche recentemente da Il Sole 24 Ore: per le sanzioni al Codice della Strada, nel 2017 Milano ha incassato il 40,6%, Roma il 25,2% e Napoli il 20% delle sanzioni iscritte nello stesso anno. A Cesena la percentuale media di riscossione prima dell’iscrizione a ruolo è, invece, di circa il 60-65%, e quindi molto più alta di quella delle principali città italiane. A queste somme vanno poi aggiunte quelle iscritte a ruolo, la cui percentuale media di incasso negli anni 2012-2017, è del 18%".

In merito alle cifre che il Comune non incasserà dai cittadini, l'amministrazione spiega che "tali residui sono coperti con gli accantonamenti al Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità, che per il Comune di Cesena, ad oggi, è di 21,033 milioni di euro. Questo al fine di non utilizzare somme di cui non vi è certezza di incasso e di non creare pericoli di dissesto nei conti, come avvenuto per quei Comuni che, invece, fino al 2014 iscrivevano a bilancio tutte le contravvenzioni emesse, senza fare accantonamenti".

"Nessun buco"

In sintesi, conclude la nota dell'amministrazione comunale, "il Movimento 5 Stelle ha preso una cantonata. Innanzitutto identificando un debito per somme non riscosse dal nostro Comune di 45,8 milioni di euro, mentre la cifra è di 38,391 milioni; ha poi dimenticato che una parte di queste somme verrà effettivamente incassata grazie all’intervento dell’Agenzia delle Entrate e, infine, non ha notato che comunque per la parte che non dovesse essere coperta da pagamento il nostro Comune ha già accantonato 21,033 milioni di euro. Ciò significa che il Comune di Cesena non si trova in presenza di alcun buco di bilancio, ma che anzi il Settore diretto da Stefano Severi ha anche in questi anni, così come da buona tradizione, proseguito con una politica di rigorosa attenzione al rispetto delle norme e del buonsenso. Quanto infine alle esternazioni di un candidato Sindaco, che neppure si è preso la briga di leggere i conti del bilancio ma che semplicemente si è rifatto a quanto contenuto in un comunicato stampa pieno di inesattezze, come era quello del Movimento 5 Stelle, ci auguriamo che in futuro possa trovare il tempo di approfondire gli argomenti di cui parla, anche consultando documenti ufficiali".

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