Immigrazione, il Pri: "Perché la Chiesa non mette i profughi nella basilica del Monte?"

"Non è possibile sentire giornalmente appelli della Lega Nord ad una sorte di pulizia etnica, posizioni come quelle dei Cinque Stelle che non si sa bene cosa vogliano, appelli al buonismo vuoto di una certa parte della sinistra"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

In questi giorni i giornali nazionali hanno posto in primo piano l’eccellente indagine del Dott. Gratteri che ha scoperchiato l’incredibile azione delittuosa della criminalità organizzata tesa a lucrare sulla tragedia dell’immigrazione. Ciò comporta valutazioni molto precise e serie su questo problema senza pregiudizi di alcun tipo. E’ un auspicio che il PRI fa da tempo, ma che purtroppo cade nel vuoto. Se non si trova una unità di intenti fra tutte le forze politiche, sarà impossibile trovare una soluzione.

Non è possibile sentire giornalmente appelli della Lega Nord ad una sorte di pulizia etnica, posizioni come quelle dei Cinque Stelle che non si sa bene cosa vogliano, appelli al buonismo vuoto di una certa parte della sinistra a cui magari fa eco quello del Papa. Nella fattispecie, il problema è talmente complesso che un approccio ideologico non solo non si risolve ma allontana la soluzione.

Tanto più che esiste un livello nazionale ed uno internazionale. Su quello nazionale abbiamo solo noi la responsabilità, su quello internazionale abbiamo l’obbligo di farlo ponendo con forza all’attenzione della Unione Europea e della Nazioni Unite. Parliamo di Unione Europea e Nazioni Unite, ai quali, un governo forte, cioè unito in Parlamento, si può rivolgere per ottenere risultati. Non un governo debole, balbettante circondato da “nemici”. Così la situazione non cambierà perché lo Stato non funziona e non ha voce a livello internazionale.

Lo Stato non funziona perché non riesce nemmeno a identificare i migranti dei territori di guerra da quelli economici, non riesce a risolvere il problema della collocazione dei rifugiati e a combattere adeguatamente i problemi ad essa collegati. Un piano di riordino delle collocazioni a livello nazionale è possibile? Se prendiamo il caso di Cesena, come caso emblematico, evidenziamo come i centri di accoglienza, ad esempio quelli organizzati dalla Croce d’Oro, non siano esenti da punti oscuri. E’ possibile che un tema così delicato sia lasciato alle prefetture senza poter meglio prevedere anche un impegno delle persone nei lavori socialmente utili?

La Chiesa che, ad ogni piè sospinto, grida appelli all’accoglienza, perché non si impegna direttamente almeno per alleviare il problema? Se è vero come è vero che i centri per immigrati sono collocati a S. Mamante e Macerone, perché non utilizzare la Basilica del Monte o quella dei Cappuccini, ormai vuote, per questi sventurati, organizzando scuole per minori e lavoro per gli adulti? Il PRI sa benissimo che queste misure hanno un impatto limitato sulla soluzione. Se Unione Europea e Nazioni Unite non affronteranno in modo serio il problema che è epocale, non ne verremo a capo, ma ciò non significa che l’unità politica del Paese non possa rendere più forte la voce degli italiani.

 PRI di Cesena

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