Il Sindaco scrive al Guardasigilli: "Mantenere giudice di pace"

Non ha sottoscritto la capogruppo della Lega Nord, che però ha comunicato la sua volontà di inviare una lettera autonoma, come gruppo Lega Nord, indirizzata agli stessi destinatari per appoggiare la richiesta

Continua la mobilitazione a difesa dell’Ufficio del Giudice di Pace di Cesena. Dopo l’ordine del giorno votato all’unanimità dal Consiglio comunale il 23 febbraio scorso e l’incontro richiesto dai parlamentari cesenati con il Ministero della Giustizia, svoltosi nei giorni scorsi, il Comune torna alla carica con una lettera indirizzata al Ministro della Giustizia  Paola  Severino Di Benedetto, al Presidente della Commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli e alla Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati Giulia Bongiorno.

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A firmarla il Sindaco Paolo Lucchi con l’adesione dei capigruppo consiliari di Pd Fabrizio Landi, Idv Cinzia Pagni, La Sinistra per Cesena Bruno Giorgini, PDL Italo Macori, PRI Luigi Di Placido, UDC Antonio Prati  e Cesena 5 Stelle Natascia Guiduzzi. Non ha sottoscritto la capogruppo della Lega Nord, che però ha comunicato la sua volontà di inviare una lettera autonoma, come gruppo Lega Nord, indirizzata agli stessi destinatari per appoggiare la richiesta. Nella lettera firmata dal Sindaco e condivisa dai capigruppo si torna a sottolineare l’importanza del mantenimento dell’Ufficio del Giudice di Pace nella nostra città, evidenziando come la situazione cesenate nella realtà dei fatti non corrisponda ai parametri utilizzati per definire la soppressione di 674 degli 846 uffici di Giudice di Pace finora attivi.

Pur comprendendo e condividendo le necessità di risparmio e razionalizzazione che stanno dietro allo schema di decreto contenente il provvedimento, e prendendo le distanze da ogni pulsione campanilistica, l’Amministrazione comunale di Cesena ritiene comunque di non poter accogliere passivamente scelte che riguardano i cittadini, ricordando che il suo obiettivo prioritario è sempre la salvaguardia del reale servizio rivolto ai cittadini, e non tanto la dislocazione fisica degli uffici. Ed ecco, quindi, le ragioni per cui è ritenuto importante mantenere la sede del Giudice di Pace a Cesena.

 “Vogliamo evidenziare – si legge nella lettera - che la Provincia di Forlì-Cesena è peculiarmente bipolare; organizzata su due circondari ciascuno di 15 Comuni, dei 395.000 abitanti totali 207.000 risiedono nel Circondario Cesenate (97.000 nel Comune di Cesena). L’Ufficio del Giudice di Pace di Cesena serve attualmente una popolazione di circa 195.000 abitanti, essendo i comuni di Bagno di Romagna, Sarsina e Verghereto serviti dall’ufficio di Bagno di Romagna. Con la soppressione di quest’ultimo, il bacino servito dall’ufficio diCesena avrà una popolazione di 207.000 abitanti. I criteri adottati dallo schema di D. Lgs. in oggetto prevedono, come è noto, un bacino di utenza di almeno 100.000 abitanti e un numero minimo di 568,3  iscrizioni pro-capite, calcolate sul numero dei Giudici di Pace in pianta organica.  L'Ufficio di Cesena è dotato di una pianta organica di nove Giudici di Pace e su tale base i procedimenti pro-capite risultano 445, inferiori al dato minimo. Ma, in realtà i Giudici di Pace in servizio sono 4 e, su tale base, i procedimenti pro-capite reali assommano a 1001,25, ben superiori al dato soglia”.

“Peraltro – prosegue la comunicazione inviata al Ministro - occorre evidenziare che, utilizzando i dati forniti recentemente in sede di inaugurazione dell’anno giudiziario della nostra Corte d’Appello, l’Ufficio di Cesena risulta aver trattato nell’anno n. 2383 procedimenti civili e 500 penali, per un totale di 2883 procedimenti; un numero, non solo molto superiore al dato di Imola, (unico ufficio non sede di circoscrizione di cui lo schema di D. Lgs prevede il mantenimento nel territorio dell’Emilia-Romagna) che può contare su un totale di 1698 procedimenti, ma anche a quelli di Piacenza (1764 totali), Ferrara, (2620 totali) e di poco inferiore a quello di Ravenna, (3023), e cioè di realtà territoriali nelle quali nessuno ha programmato di sopprimere l’Ufficio del Giudice di Pace”.

Sulla base di queste considerazioni “l’ipotizzata concentrazione di tutti i procedimenti del Giudice di Pace a Forlì – oltre ad essere quindi immotivata dal punto di vista numerico - causerebbe maggiori necessità di mobilità per i cittadini del comprensorio cesenate (più della metà della popolazione dell’intera Provincia) e provocherebbe alla stessa Amministrazione giudiziaria le rilevanti difficoltà logistiche ed organizzative determinate dalla concentrazione a Forlì di tutta la propria attività. Quello di Cesena appare dunque, non solo ai nostri occhi, come un evidente caso di contrasto tra uno (e uno solo) dei criteri tecnici e la concreta realtà del servizio ai cittadini e della stessa miglior produttività della spesa pubblica. Riteniamo dunque che si debba prendere atto di questa manifesta esigenza apportando le necessarie modifiche al provvedimento”.

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