Il saluto di Lucchi in Consiglio comunale: "Non ho vissuto in solitudine né per 5 né per 10 anni"

"Considero la nostra comunità ancora dotata di anticorpi ed in grado quindi di vincerla, questa doppia sindrome negativa"

"Non ho vissuto in solitudine né per 5 né per 10 anni: in realtà mi sono sempre sentito parte di una città che non lascia solo nessuno, neppure il sindaco". Questo uno dei passaggi più significativi dell'intervento di commiato dal Consiglio comunale del primo cittadino Paolo Lucchi. Rappresentare Cesena, ha evidenziato il sindaco uscente, è stata "un’esperienza irripetibile della quale sono orgoglioso. L’esperienza vissuta dal 2009 ad oggi – nel pieno della più grande crisi economica e sociale che le nostre generazioni abbiano dovuto affrontare, dal secondo dopoguerra –, sia stata per questo unica ed originale e mai, come in passato pure è accaduto, vissuta in termini personali".

"Anche se ho dato a volte un’impressione diversa, in realtà sono stato – orgogliosamente, convintamente - parte di un gruppo vero, composta dai Consiglieri di maggioranza (ed a volte non solo, poiché su molte scelte strategiche il consenso si è allargato a parte dell’intero Consiglio comunale), dagli assessori, dai dirigenti, dai funzionari, dai dipendenti comunali, dai presidenti di Quartiere e dai loro consiglieri, dai cittadini - ha proseguito Lucchi -. Non ho quindi mai scelto da solo: ho sempre ascoltato, dialogato, prima di arrivare alle soluzioni, inevitabili per chi governa la propria comunità, proprio come anticipava lo slogan della campagna elettorale del 2009". 

"E, per questo, a differenza di un collega sindaco forlivese, che sul tema ha pubblicato addirittura un libro, non ho vissuto in solitudine né per 5 né per 10 anni: in realtà mi sono sempre sentito parte di una città che non lascia solo nessuno, neppure il sindaco, perché è sempre pronta a dare il proprio contributo, quando serve (come il “Nevone del ’12” ha dimostrato concretamente a tutt’Italia) ed a spendersi direttamente, nell’ambito di un pensiero collettivo - ha aggiunto - Lucchi -. Certo, anche Cesena, come tutto il Paese, è stata colpita da una doppia sindrome: quella che viene definita “Nimby” (not in my back yard), che porta a ritenerci personalmente immuni dal bisogno di cambiamento che invece invochiamo per gli altri e quella che vede prevalere una cattiveria diffusa che non ci è propria e che molti di noi, per questo, forse neppure riescono a distinguere con la chiarezza che servirebbe. Lascio ai sociologi il giudizio su ciò che ci è accaduto, ma considero la nostra comunità ancora dotata di anticorpi ed in grado quindi di vincerla, questa doppia sindrome negativa: ce l’hanno dimostrato i ragazzi cesenati del “Friday for future”; ce lo dimostra ogni giorno il mondo del volontariato, quello della rappresentanza delle imprese e dei lavoratori. Non sempre, invece, lo sta dimostrando quello della politica, soprattutto quando tende ad un’attenzione spasmodica alle risposte immediate - sottovalutando quelle di prospettiva -, oppure quando dimentica il rispetto per le persone, pur di aggiungere una battuta ad effetto, valida per un tweet ed un post, ma della quale spesso si è costretti a scusarsi quando ci si trova di fronte, in carne ed ossa, la vittima della stessa. La doppia sindrome ha causato alcuni effetti visibili. Di questi, il primo, il più devastante a mio parere, è l’incertezza delle prospettive. Infatti, in questi anni le ombre che hanno offuscato ed offuscano l’orizzonte economico, si sono allungate nello spazio sociale e civile della collettività. E si sono allungate anche nei Comuni, i luoghi della rappresentanza civile e politica che, più di qualsiasi altro ente, avvicinano i cittadini alle Istituzioni. Consapevoli di questo, negli anni abbiamo provato, come Giunta e come amministrazione comunale, a stare vicino ai cesenati". 

"Mai “da soli”, quindi, ma sempre “assieme”; non “contro” ma “con” una città come la nostra, che ambisce costantemente a cambiare in meglio e, che anche in questi anni di paure diffuse, ha mantenuto la consapevolezza di essere ancora forte perché, da sempre, sa crescere senza però lasciare indietro nessuno; non pensando di essere collocati in una torre eburnea, ma rammentando di essere parte di un territorio complesso ed unico come quello romagnolo, nel quale solo chi è più miope potrà fingere di non notare l’accresciuto peso strategico di Cesena, del suo sistema d’impresa, dei servizi sanitari e pubblici - ha proseguito Lucchi -. Chi farà il sindaco si prepari: in questi momenti ci si sente impotenti, deboli, inutili. Ed é terribile. Se dovessi individuare, invece, tre cose che mi rendono sereno (perché questa è la domanda giusta, forse), citerei la realizzazione per il 96,24% del Piano di mandato 2014/2019 (con dati simili per quello del quinquennio precedente); l’essere stati individuati, nell’ambito dell’ICty Rate 2018, come la prima città italiana per utilizzo delle piattaforme digitali, all’avanguardia nella diffusione degli Open data e nei servizi municipali on line; il Piano delle Opere pubbliche già progettate e finanziate per la nostra città nei prossimi anni, che porta a 21 progetti di valenza cittadina ed a 106 progetti partecipati, relativi prevalentemente alle frazioni, tutti cantierabili entro il 2021 (dal nuovo Ospedale, alla nuova Caserma dei Carabinieri ed al nuovo Commissariato, dalle nuove scuole di Martorano, S.Egidio, S.Vittore, allo Studentato ed alla nuova Facoltà di Psicologia del Campus universitario, sino a quelli di “Carta Bianca” relativi al 2017 ed al 2018), per un valore di 219 milioni di euro, 190 dei quali giungeranno a Cesena, per i cesenati, da finanziamenti europei, nazionali, regionali, privati".

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"Il primo dato, quello della realizzazione del Piano di mandato, rappresenta la carta d’identità di ogni amministratore poiché collega, senza possibili mistificazioni, una storia fatta prima di promesse e poi di realizzazioni. Il secondo, quello relativo alla modernizzazione della macchina comunale, è già lo specchio di ciò che saremo: nel nostro caso, una comunità nella quale le opportunità per tutti saranno garantite anche da nuove tecnologie e piattaforme digitali. In sintesi, l’innovazione tecnologica “amica”, perché messa al servizio dei cittadini - ha concluso Lucchi -. Il terzo, invece, non va letto come un semplice elenco di opere pubbliche che cambieranno il volto di Cesena. È infatti una lista non fine a sè stessa, poiché per arrivare a comporla - valutando prima le scelte strategiche, per poi garantire progettazione condivisa e finanziamento, che in oltre l’80% dei casi non graverà sui cesenati, derivando da fondi messici a disposizione da altri - ci siamo ispirati ad una volontà comune; una visione collettiva di ciò che potremo essere. Leggetela quella lista e permettetemi di commentarla, utilizzando un’immagine cinematografica, che qualcuno forse giudicherà un po’ forzata: ma che cos’è la passione politica senza un po’ di ironia? Leggetela, quindi, ed immaginate di salire sulla DeLorean di Marty McFly, in “Ritorno al futuro”, perché così potrete pensare già a come sarà Cesena fra alcuni anni: migliore, con servizi più accurati e meglio strutturati, con un centro più bello e con frazioni ancor più dotate di una propria identità. E se Angelica, la bimba nata il 10 giugno 2009, il giorno in cui sono diventato sindaco, oggi ha quasi 10 anni e vive in una città molto cambiata rispetto a come la conoscevano i suoi genitori, il sindaco e gli amministratori che la accompagneranno ai suoi 20 anni, per lei e per gli altri bimbi dovranno mantenere salda la consapevolezza dei propri limiti. Perché di fronte non si troveranno mai numeri, elenchi e progetti aridi, ma sempre e solo bambine, bambini, ragazze, ragazzi, donne, uomini in carne ed ossa, che vanno rispettati, anche contribuendo ogni giorno a costruire una Cesena all’altezza dei loro sogni e non solo delle loro paure. E non dovranno mai dimenticare che forse la sintesi di tutto si trova in una frase del drammaturgo e poeta Bertold Brecht: ”Sto lavorando duro per preparare il mio prossimo errore”, che spiega meglio di altre la complessità dell’impegno di ogni amministratore pubblico".

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