Giorgini (Sinistra per Cesena): "Secco 'no' alla fusione Hera-Acegas"

In Hera, sin dalla costituzione, le grandi scelte, dai piani industriali agli investimenti e alle politiche di bilancio, vengono decise dall’ alta Direzione, presentate al Consiglio d’ Amministrazione e, quando va bene, al Patto di Sindacato

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

In Hera, sin dalla costituzione,  le grandi scelte, dai piani industriali agli investimenti e alle politiche di bilancio,  vengono decise dall’ alta Direzione, presentate al Consiglio d’ Amministrazione e, quando va bene,  al Patto di Sindacato, cioè i Comuni azionisti-soci,  infine ratificate dai Consigli Comunali, anzi, in alcuni casi, neanche discussi nei Consigli Comunali. Niente di diverso, né più né meno, quando il mercato spinge in direzione di aggregazioni, fusioni, incorporazioni: viene a mancare il rapporto con il territorio, piano piano il management assume tutte le leve dei comandi, si sostituisce ed esautora di fatto i Consigli di Amministrazione, i Soci ne diventano subalterni.

Anche non volendo, e cercando di creare regole, anticorpi, barriere, filtri,  organi di controllo, per favorire partecipazione e trasparenza, inevitabilmente, si arriva a questo. Da parte dei management aziendali, i CdA, per non parlare dei Soci, diventano superflui, se non ingombranti, esistono solo perché previsti dallo Statuto e dal Codice Civile, se ne farebbe volentieri a meno.

E allora, anche in questo caso, le cose sono andate più o meno così: oggi in pratica dovremmo ratificare scelte già fatte alcuni mesi fa dai vertici Hera, che al massimo avranno informato i Soci ( forse solo i più grandi ) a cose già fatte e definite, anche perché,  a detta loro,  “ l’ operazione andava tenuta riservata per non falsare il mercato azionario “. Invece del rilancio del patto di sindacato, avviene il suo ridimensionamento  strategico; assistiamo quindi ad un orientamento e ad obiettivi che vengono modificati.

Rimane il fatto che da azienda sostanzialmente regionale, la nuova Hera, come viene definita, con l’ acquisizione della’ Acegas-Aps di Padova e Trieste, assume un ruolo di mega-azienda di dimensione sovra-regionale e addirittura multinazionale. Sicuramente  per noi questa fusione viene a configurarsi come un ulteriore tassello di un processo ancora in evoluzione che contribuirà a togliere definitivamente il controllo dei servizi pubblici locali  per affidarli completamente al management, al mercato privato dei servizi,  alle logiche finanziarie, alle quotazioni di Borsa, al governo dei servizi pubblici con modalità e logiche privatistiche.

Un NO anche per l’ ingresso nella compagine azionaria del F.S.I. – Fondo Strategico Italiano, che assume un significativo ruolo nei futuri assetti della governance e “faciliterà” sicuramente la creazione di un superpolo nel settore delle multiutility.

Un NO perché, comunque alla fine di tutti questi passaggi, il Patto di Sindacato, che attualmente come comuni dell’ E.R. ha il 62% circa delle quote azionarie, controllerà il 56,2%, però con Padova e Trieste, sempre  maggioranza, ma più ridotta.

Un NO perché il piano industriale prevede investimenti all’ estero in Serbia e Bulgaria.

Un NO perché  la distribuzione di alti dividendi come finora attuata non potrà continuare all’ infinito: l’ acquisizione  di Acegas-Aps, anche se compensata dall’ ingresso di FSI, la necessità di cospicui investimenti, porteranno ad un aumento dell’ indebitamento e degli oneri finanziari.

Un NO perché comunque in questa fase, con l’ incorporazione di Acegas-Aps e l’ ingresso di F.S.I., i componenti del CdA aumentano invece di diminuire, c’è solo un impegno generico di una riduzione dei componenti a partire dal 2014;  e siamo già in presenza di un costo di 18 milioni di euro per i circa 150 Amministratori e Dirigenti di Hera.

Un NO perché anche nel nostro territorio, rimangono ferite ancora aperte: la perdita di un appalto di 9 milioni di euro da parte di alcune imprese del territorio ( appalto vinto da una ditta veneta con un ribasso d’ asta del 25% ! ) e il  disciplinare di gara per l’ affidamento delle attività che le cooperative sociali del territorio svolgono in campo ambientale e raccolta rifiuti per conto di Hera.

Un NO, perché indirettamente questa fusione,  e tutto ciò che significa e comporta come volontà politica e strategie aziendali di Hera,  assume anche un netto significato di andare contro la volontà referendaria espressa il 12 e il 13 giungo 2011 dalla maggioranza degli Italiani in riferimento alle modalità e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica promosso dal Comitato Referendario “ 2 Si per l’ acqua Bene Comune “

Chi vota SI, si appella allo stato di necessità, all'impossibilità di tornare indietro, all'importanza degli utili e dei dividendi. In questo modo, però, si concede un ulteriore pericolosa delega in bianco a Hera, che persevera nella sua logica meramente aziendale, senza curarsi minimamente delle istanze del pubblico e dei territori. È un po' come quando Marchionne ha chiesto agli operai la rinuncia ai loro diritti in cambio di occupazione: alla prima tempesta di mercato, verranno meno anche i dividendi. E noi torneremo qui a parlare di triste stato di necessità, dopo aver rinunciato  a svolgere la nostra primaria funzione politica.

 

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