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Domenica, 23 Giugno 2024
Politica

Giangrandi: "Per ora il nuovo ospedale è solo una promessa, che fine faranno i reparti di eccellenza del Bufalini?"

“L’obiettivo - chiarisce il candidato di Cittadini al Centro - é avere un ospedale di prospettiva e non di sola sostituzione. Una struttura di dimensione extraregionale che nasca dal territorio senza aspettare che dai ‘livelli superiori’ arrivi qualcosa”

“Benché presentato con le solite cerimonie autoreferenziali, almeno per il momento, il nuovo ospedale di Cesena é solo una promessa. Una bella idea di cui si sa poco. Ma il rischio, come capita spesso in questa città, é quello di veder nascere e crescere un progetto senza alcuna condivisione. E invece un ospedale non é un cantiere stradale. E’ un’opera gigantesca che rischia di impattare enormemente sul futuro di questa città. Per questo, al di là dei contenuti e del contenitore, la parola d’ordine stavolta dovrà essere solo una: trasparenza”. Cosi Marco Giangrandi, candidato sindaco della coalizione formata da Cesena Siamo Noi, Cambiamo e Italia Viva, secondo cui “é basilare accelerare sul completamento del progetto del Nuovo Ospedale così come è prioritario ultimare l’iter del finanziamento, visto che all’appello mancano ancora circa 100 milioni. Ma, di fronte ad un’opera di questa portata - aggiunge Giangrandi - bisogna anche individuare un metodo. E allora, secondo noi, sarebbe utile ricostituire il Comitato per l’Ospedale istituito durante la passata sindacatura. Un organo che, ovviamente, andrà rinnovato negli obiettivi, ma che garantisca quella trasparenza che, nella prima fase del progetto, é del tutto mancata”. 

E dopo il metodo il contenuto: “L’obiettivo - chiarisce il candidato di Cittadini al Centro - é avere un ospedale di prospettiva e non di sola sostituzione. Una struttura di dimensione extraregionale che nasca dal territorio senza aspettare che dai ‘livelli superiori’ arrivi qualcosa”.

“Ci aspetta un confronto serrato con gli altri Comuni dell’AUSL Romagna per definire le eccellenze terapeutiche che verranno collocate al suo interno. Ad esempio, il nostro Trauma Center o il Centro Grandi Ustioni troveranno spazio all’interno del nuovo ospedale? Ma soprattutto - si chiede Giangrandi - che cosa ne faremo del vecchio Bufalini? Assistenza territoriale, residenza assistita oppure didattica e ricerca considerato anche lo sviluppo della facoltà di Medicina in Romagna? Ad esempio, stringendo un accordo proprio con il nostro ateneo, quella struttura potrebbe diventare un centro di eccellenza di ricerca biomedica. In ogni caso, al di là di quelle che saranno le scelte, sarebbe anacronistico non prevedere un ponte di collegamento fra nuovo ospedale e università. Questa sarà materia per la prossima legislatura e, nei prossimi due anni, ci dovrà essere un ampio processo partecipativo che coinvolga tutti i grandi attori del territorio”. 

Per Giangrandi, però, resta il tema della delicata gestione del presente: “Questo rallentamento - dice - si ripercuote negativamente sugli investimenti nell’attuale ospedale. Non si comprano nuovi macchinari perché poi c’é il rischio di doverne acquistare altri. Ma in generale il personale medico è poco valorizzato, per nulla coinvolto nei processi di sviluppo e, per questo, demotivato. Tanto che il tasso di licenziamenti volontari ci indica dei numeri preoccupanti”. 

“Insomma - conclude Giangrandi - dopo i fuochi artificiali della sua presentazione, sull’opera più importante e costosa degli ultimi 30 anni é sceso un velo di silenzio. Un immobilismo che preoccupa noi così come tante altre realtà, come ad esempio l’ordine degli architetti che, a più riprese, ha reclamato maggiore coinvolgimento e dibattito. ‘Le cose belle si fanno insieme’ ripete come una filastrocca il nostro sindaco. Speriamo che, anche con l’ospedale, non diventi il solito slogan”. 

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