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Verso il 2019, dal forum dei "Popolari per Cesena" giudizio negativo sull'unione dei comuni

Continua il percorso che porterà ad approfondire dieci temi importanti per Cesena; sarà poi successivamente che si elaboreranno quelle scelte concrete che costituiranno una proposta di programma elettorale per le amministrative del 2019

Mercoledì si è svolto il secondo Forum Programmatico organizzato dai Popolari per Cesena. Continua così il percorso che porterà ad approfondire dieci temi importanti per Cesena; sarà poi successivamente che si elaboreranno quelle scelte concrete che costituiranno una proposta di programma elettorale per le amministrative del 2019. Erano presenti anche dirigenti di altri comuni Odo Rocchi, (dirigente del comune di Borghi e Presidente provinciale ACLI) e William Casanova (dirigente del Comune di Cesenatico), che con nei loro interventi hanno riportato la loro preziosa esperienza, contribuendo ad arricchire il dibattito. Con il coordinamento di Marco Fiumana, della segretaria politica dei Popolari, si sono aperti i lavori del Forum che hanno offerto spunti di riflessione ed avviato la discussione.

"l secondo Forum è stato incentrato sui nuovi rapporti fra cittadini e amministratori, per un Comune “di” e “per” tutti - spiegano il coordinatore politico Gilberto Zoffoli e Fiumana -. Convinti che un Comune “di” e “per” tutti si qualifichi innanzitutto nel tipo di rapporti che l'Amministrazione Comunale instaura nei confronti dei suoi cittadini, si sono messe al centro del Forum alcune domande: quali sono le caratteristiche di una relazione trasparente  e rispettosa delle esigenze dei cittadini? Possono i servizi informatici più snelli ed efficaci contribuire a migliorarle? La valutazione delle performances amministrative è bene che sia fatta da un soggetto esterno alla stessa amministrazione? Viene sempre garantito ai cittadini il diritto di accesso ai dati e documenti detenuti dalla Pubblica Amministrazione?"

"Dai primi interventi è emerso con chiarezza che chi amministra lo deve fare sempre non contro qualcuno, ma per l'intera collettività (il comune “per” tutti), con la consapevolezza che si è custodi di beni pubblici che sono stati temporaneamente affidati (per questo si parla di comune “di” tutti) e deve stare in mezzo alla gente con spirito di servizio ed umiltà, attento ai bisogni delle persone e a garantire i servizi essenziali, senza fare l'intermediario - evidenzia Zoffoli -. Si vive attualmente un momento storico di debolezza della politica, che è chiamata per sua vocazione a fare le scelte, mentre i dirigenti pubblici hanno il compito di attuarle: non sempre oggi ciò si verifica, ma i tecnici a volte hanno il sopravvento e prendono il posto dei politici".

"Il legislatore negli ultimi anni ha profondamente cambiato il quadro normativo dell'organizzazione e funzionamento dei comuni, insistendo molto sul concetto di “performances” organizzative dell'azione amministrativa e richiedendo al comune stesso e ad ogni ente pubblico il raggiungimento di obiettivi prefissati, misurabili scientificamente con specifici indicatori, legati al concetto di efficienza - continua Zoffoli -. Da più parti nel corso del dibattito si è evidenziato come il perseguimento della sola efficienza va di fatto a confliggere con la sussidiarietà, il cui recupero è invece essenziale per una politica rispettosa delle esigenze delle persone e come gli indicatori dell'operato dell'amministrazione pubblica devono essere reali e concreti, in modo da garantire al cittadino la possibilità di effettuare controlli".

"A tal proposito si è poi affrontato il tema della normativa anticorruzione e di accesso agli atti da parte dei cittadini, che ha imposto ad ogni amministrazione pubblica di rivedere tutte le proprie procedure per garantire il libero accesso degli stessi ai documenti pubblici, ivi compresi i dati relativi alle performances organizzative, alla definizione e rendicontazione degli obiettivi e all'andamento dei servizi di ogni ente - conitnua -. Si è rilevato poi come purtroppo questo sia diventato un adempimento burocratico e venga vissuto come un peso per gli amministratori e i dirigenti e non una reale occasione di crescita per l'amministrazione ed opportunità di confronto con la cittadinanza. La produzione infatti di documenti ponderosi, composti da centinaia di pagine, non aiuta certamente la lettura e la comprensione da parte dei cittadini, che hanno il diritto di sapere semplicemente se ogni servizio funziona bene, di quante persone si dota e quante ore di sportello vengono dedicate al pubblico. Va da sé che si sta avvertendo sempre di più la necessità che il nucleo di valutazione sull'operato della amministrazione non sia interno alla medesima, ma esterno, con una nomina che non provenga però dallo stesso ente".

"Vari interventi nel corso della serata hanno sottolineato che il diritto dell'accesso agli atti sia in molti casi ancora da conquistare e che molte realtà pubbliche frappongono ostacoli - prosgeue ancora Zoffoli -. Si è rilevato inoltre che parecchi servizi informatici rivolti ai cittadini non vengono pensati e studiati in relazione alle effettive esigenze degli stessi e che in pratica non riescono a soddisfare le aspettative delle persone e che le amministrazioni pubbliche in molti casi non investono (la motivazione è la carenza di risorse finanziarie) in programmi nuovi ed adeguati. Resta comunque il fatto che un buon 20-30% della popolazione non accede agli strumenti informatici e di ciò gli amministratori dovrebbero tenere conto".

L'ultimo tema affrontato è stato quello della riorganizzazione dei comuni, con le proposte di fusione e di unione. "Per la prima si poteva parlare positivamente, se vista in chiave di sussidiarietà, ovvero di sostegno nei confronti degli enti più deboli, che avrebbero potuto mantenere una presenza significativa nell'ambito del loro territorio - conclude Zoffoli -. Il giudizio invece sull'unione dei comuni, attuata dal Comune di Cesena e dai comuni del suo comprensorio, è del tutto negativo, in quanto il peso della realtà cesenate è soverchiante rispetto a quello delle altre municipalità (90%) ed ha causato in realtà un impoverimento dell'azione amministrativa dei comuni più piccoli, che hanno subito un drastico ridimensionamento (e in alcuni casi azzeramento) del personale a disposizione".

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