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Fase 2, il consigliere regionale Bulbi: "Le imprese sono pronte a ripartire, servono protocolli per la sicurezza"

"Le imprese sono pronte a ripartire, quindi bisogna elaborare una proposta seria, nel rispetto della salute, e sbloccare". Lo caldeggia il consigliere regionale Massimo Bulbi (Pd), ex Presidente della Provincia

"Le imprese sono pronte a ripartire, quindi bisogna elaborare una proposta seria, nel rispetto della salute, e sbloccare". Lo caldeggia il consigliere regionale Massimo Bulbi (Pd), ex Presidente della Provincia, profondo conoscitore del tessuto imprenditoriale del nostro territorio.
“Dagli innumerevoli contatti con imprenditori e mondo del lavoro posso dire che ci sono le condizioni per ripartire il 4 maggio e, per alcuni comparti, anche prima. Concordo con l’assessore regionale Colla, favorevole alla progressiva riapertura delle attività produttive attuata secondo regole che garantiscano al massimo lavoratori, imprenditori, clienti, fino al al momento in cui la ricerca scientifica ci doterà di un vaccino in grado di sconfiggere la minaccia del Covid-19".

Spiega Bulbi: "Si deve intervenire attuando i protocolli su dispositivi e distanze, procedendo con la formazione, l’organizzazione del lavoro per turni e smart working, utilizzo dinamico della cassa integrazione che può essere realmente un ammortizzatore organizzativo in chiave sanitaria), sistema di controlli seri e capillari sul rispetto sostanziale (e non burocratico) delle disposizioni. E fondamentale sara’ il ruolo della Regione: responsabilita’ e comunità d’intenti sono fattori chiave. Le linee guida nazionali vanno implementate a livello regionale. E’ positivo fare tavoli provinciali attuando concertazione e coinvolgimento, ma la partita si gioca a livello regionale e vanno dati maggiori poteri alle regioni in ordine non solo alle restrizioni, ma anche agli ampliamenti delle attività che possono essere esercitate: chi meglio degli amministratori locali conosce il proprio sistema di parti sociali per programmare e monitorare la Fase 2?"

"Per mettere in condizione di sicurezza il lavoro occorre focalizzarsi sulla valutazione di ciò che è accaduto alle aziende che non hanno interrotto la loro produzione, per capire quali sono le criticità. Occorre rifarsi al protocollo definito già prima del lockdown dalle imprese, che prevedeva molte delle condizioni di cui oggi si parla, fra cui l’uso dei dispositivi di protezione individuale e la sanificazione costante delle strutture. Va garantita la possibilità di testare tempestivamente tutti coloro che verranno coinvolti nelle riaperture delle imprese".

E conclude: "E per quanto riguarda le imprese che lamentano la farraginosità dei provvedimenti finora adottati per assicurare liquidità penso che oltre a efficaci e tempestive linee di liquidità garantite dallo stato o dagli strumenti messi in campo dall’Ue, occorre che il sistema bancario venga messo e si metta nella condizioni di erogare effettivamente le risorse senza i vincoli di valutazione ordinaria e in tempi rapidissimi . Bisogna agire con massima celerità, le imprese stanno soffrendo. Servono corpose linee di credito di imposta o contributi a fondo perduto che permettano alle imprese di recuperare parte dell’impatto economico di questa crisi. Fondamentale è anche la coesione da parte dei vari livelli istituzionali, Comuni, Regioni e Governo centrale. In Emilia Romagna vanno valorizzati i contenuti e, prima ancora, lo spirito del Patto per il lavoro che coinvolge in Emilia-Romagna la pubblica amministrazione, i datori di lavoro e i sindacati in uno sforzo comune volto al bene dei cittadini”.

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