Sport di vertice e promozione del Cesena, i candidati: "Il Comune vigili sui conti"

Uno spazio aperto sulle proposte e sui programmi: con lo spazio "I candidati rispondono", CesenaToday dà la possibilità ad ogni candidato di illustrare i propri progetti per la città

Uno spazio aperto sulle proposte e sui programmi: con lo spazio "I candidati rispondono", CesenaToday dà la possibilità ad ogni candidato di illustrare i propri progetti per la città. Una domanda uguale per tutti i candidati sindaci, per capire le loro idee, priorità e le differenze di vedute. Ecco le loro risposte (pubblicate in ordine cronologico di arrivo). Le risposte mancanti non sono pervenute dai candidati.

DOMANDA: Il Cesena è stato promosso in Serie C, senza dubbio una bella notizia, sperando di poter festeggiare il prossimo anno anche un ritorno in B. Cosa deve fare e cosa non deve fare il Comune per il sostegno allo sport di vertice in città? (vi preghiamo di stare sullo sport di vertice perché in futuro vi chiederemo a parte di impianti sportivi e sport di base)

Claudio Capponcini (Movimento 5 Stelle)

Il Comune può anzi deve comportarsi come un catalizzatore, un motivatore e favorire l'interesse delle aziende per lo sport di vertice, senza peraltro sostituirsi agli sponsor, che non possono che essere espressione delle aziende del territorio. Deve comportarsi come un incubatore di imprese che vogliono impegnarsi a promuovere il prodotto "sport simbolo", di vertice, perchè comunque il Comune è espressione della comunità e del territorio. Ruolo non facile certo, e che non consente, una volta assunto, di voltarsi dall'altra parte quando le cose non vanno bene (proprio la recente vicenda dell'AC Cesena ce lo ricorda: fallimento nonostante le "voci" di default fossero insistenti), poichè obbliga a non  lasciare andare le cose per loro conto, senza aver mai prestato un minimo di  impegno per sbrogliare la situazione della società, ma nello stesso tempo permette di fungere da collante per trovare strade alternative percorribili.

La presenza costante del Comune ad es. nel CdA della società come socio "a latere" potrebbe avere un ruolo di garanzia per azioni di promozione e sviluppo della Società; penso ad esempio a facilitazioni per la campagna pubblicitaria per la squadra, la promozione/organizzazione condivisa di partite benefiche e/o tornei professionistici, ma anche tornei riservati ad altri sport, si pensi ad esempio al basket, alla pallavolo, al nuoto con squadre di alto livello (oltre che a quella/e di Cesena), ma comunque sotto "l'etichetta" dell'AC Cesena. E ritorno all'idea iniziale; se di incubatore di impresa di deve trattare, che sia un modello dove i giovani abbiano un ruolo centrale, favorendo a fianco di realtà imprenditoriali "famose", la presenza di eccellenze "giovani" del nostro territorio, anche con l' assegnazione, per la parte pubblica, cioè a cura del Comune, come espressione dei cittadini e del territorio, di borse di studio che premino le imprese e/o gli studenti che si interessino di questa attività innovativa.

Luca Capacci (Fondamenta-Cambiamo Cesena dal basso)

Riteniamo che il Comune debba attivarsi sia per portare i valori sani dello sport, dell’attività fisica, del fair play e del gioco di squadra nella vita di tutti i cittadini e, per farlo, gli “sport di vertice” (al plurale) ne possono essere i migliori rappresentanti, sia con progetti nelle scuole (di ogni ordine e grado) che per tutti. Le squadre di vertice possono partecipare anche ad altri ambiti della vita cittadina, portando loro un valore aggiunto. Inoltre, per quanto di sua competenza, il Comune può favorire il sostegno del mondo economico alle squadre e vigilare sulla correttezza delle operazioni compiute, in modo da evitare il più possibile altre brutte situazioni. È infine indubbia la passione e il sostegno di tutta la città per le nostre squadre (purtroppo, spesso Cesena è ancora conosciuta solo per questioni sportive).

Inoltre proponiamo: abbonamenti cumulativi per diversi sport (ad esempio, Cesena Calcio + Tigers Basket); Sostenere gli sconti per abbonamenti famigliari, adulto + bambino, bambini e azniani; Aumento dei collegamenti tra le città romagnole e lo stadio e gli altri impianti sportivi nei giorni di partita (in sinergia con gli altri Comuni); Mettere in rete le tante società, comprese quelle di vertice con quelle minori, anche per l’uso degli stessi impianti. La manutenzione costante e congiunta dell’impianto (quindi non solo a carico del Comune); L’utilizzo degli impianti non solo a fini sportivi (ma anche concerti, eventi, ecc); Unire sport, cultura e turismo, con un progetto che coinvolga le squadre di vertice, il Comune e i Comuni delle altre squadre del campionato: ad esempio, visto che il Cesena Calcio è anche un “marchio” molto conosciuto in Italia e, visto che sta tornando tra le “grandi”, si sfrutterà l’occasione delle partite in casa e trasferta per fare pubblicità a Cesena e creare non solo tifosi ma persone.

 Il Comune farà delle convenzioni con i Comuni delle altre squadre del campionato del Cesena per fare reciproca promozione turistica nei giorni delle partite, coinvolgendo albergatori e ristoratori. I tifosi ospiti avranno così dei pacchetti turistici ad hoc per arrivare a Cesena il giorno prima della partita, visitare la città e, il giorno dopo, viversi una sana occasione di tifo sportivo. Il progetto potrà essere esteso anche alle squadre di vertice di altri sport.

Antonio Barzanti (Casa Pound)

Non deve commettere gli errori della passata amministrazione. Il sindaco Lucchi vuol essere ricordato per la rinascita del Cesena calcio, ma bisognerebbe tenere ben presente che era anche possibile salvare l’AC Cesena, mediando l’uscita di scena di Giorgio Lugaresi e la sua sostituzione con altri imprenditori locali solidi. Questo avrebbe permesso al Cesena di ripartire dalla serie B e di mantenere la denominazione storica. Ovviamente, questa strada non percorsa, non avrebbe riservato nessun ruolo ad altre società calcistiche locali. 

La nuova amministrazione dovrà adoperarsi per far avvicinare al Cesena le forze imprenditoriali cesenati, specialmente quelle che hanno già evidenziato in passato un interesse concreto. Dovendo fare dei nomi, direi Orogel, Technogym e Amadori. Importanti realtà territoriali, espressioni della imprenditorialità romagnola, che potrebbero impegnarsi per un Cesena solido, organizzato, ambizioso e sano. Per dare un segnale forte a queste realtà imprenditoriali, si potrebbe valutare la costruzione della tribuna nuova, in modo da completare finalmente lo stadio Dino Manuzzi. Il Cesena è sostenuto da tifosi appassionati e passionali. Per numero persino superiori a realtà calcistiche ben più grandi della nostra.  Il principale patrimonio del Cesena sono questi tifosi. Fedeli, instancabili e mai scoraggiati dalle vicissitudini spesso anche negative di questi ultimi anni. Il calcio è specialmente questo: un grande rito di aggregazione sociale capace persino di sospendere, durante il suo compimento, i contrasti e le divisioni politiche dei tifosi.

Davide Fabbri (Cesena in Comune)

Occuparsi di sport di vertice in città significa affrontare i rapporti fra Comune di Cesena e società calcistica da poco promossa in serie C. E' bene chiarire che il Cesena FC è essenzialmente una società di privati. E' comunque anche patrimonio di tutta la città, il sindaco deve occuparsene e preoccuparsene, come purtroppo non è sempre accaduto in passato. Se il sindaco Lucchi ed il PD si fossero preoccupati del Cesena Calcio in modo corretto, avrebbero inserito nella convenzione di affidamento dello stadio "Dino Manuzzi" e del centro sportivo di Villa Silvia "Alberto Rognoni" delle clausole di controllo sulla buona gestione della fallita A.C. Cesena, e la città non si sarebbe ritrovata nell'incubo vissuto l'estate scorsa.

Pur trattandosi di materia complessa sotto il profilo giuridico, nulla osta ad accordi fra pubblico e privato riguardo alle facoltà di nomina dei revisori dei conti da parte dell'Amministrazione comunale in società private affidatarie di beni pubblici (come appunto sono lo Stadio e il centro sportivo di Villa Silvia) per lo svolgimento dell'attività aziendale.  Il confine pubblico-privato parrebbe scivoloso, ma non lo è, se il tema viene affrontato con chiarezza. Anche oggi invece, a fronte del fatto che la nuova società sia stata costituita grazie ad un matrimonio fra il Romagna Centro di Martorano ed il mondo cooperativo capitanato da Pubblisole spa in mano ad Orogel di Bruno Piraccini, ed officiato dal sindaco Lucchi e dal suo chierichetto Castorri, nessuno sembra essersi preoccupato dell'adeguata certificazione del bilancio da parte di professionisti incaricati dal Comune di Cesena. E a fronte dell'obiezione che qualcuno potrebbe sollevare poiché queste sono "persone serie", giova ricordare ai tanti cittadini smemorati che i protagonisti principali della nuova avventura del calcio cesenate, i fari che illuminano un percorso sempre difficile, sono gli stessi che per decenni hanno guidato prima la principale banca cesenate, poi la Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena, dentro la quale il PD e tutte le principali aziende cesenati hanno cogestito il potere portando la banca al collasso.

Nell'estate del 2018 gli accordi sottobanco e l'attivismo interessato dei soliti noti, hanno generato il nuovo Cesena F.C. risolvendo un grosso problema al Martorano di Castorri e del suo suocero Martini. La prima sfida sportiva è stata vinta e per questo vanno ringraziati. Ora però inizia il difficile cammino nel calcio professionistico ed il budget per affrontarlo è molto più alto. Un sano controllo pubblico per quanto verrà fatto, sarebbe una garanzia in più per non ritrovarsi senza cavalluccio.

Andrea Rossi (centro-destra)

In primis, vista la storia recente del Cesena Calcio, l'amministrazione che verrà dovrà vigilare in maniera molto più attenta e scrupolosa sulla gestione societaria della squadra. Il fallimento del Cesena Calcio è una brutta pagina di questa città e, anche se le dinamiche che lo hanno causato sono molto complesse, non c'è dubbio che un supplemento di attenzione da parte dell'ente pubblico sarebbe stato doveroso e forse, se fosse stato più tempestivo, avrebbe anche limitato i danni.

Certo, le società di calcio hanno la loro autonomia amministrativa e non sempre è facile avere accesso ai libri contabili, ma non dimentichiamo che il Cesena Calcio gioca e si allena su impianti di proprietà comunale, pertanto - oggi come ieri - l'ente pubblico non è un soggetto del tutto estraneo alla sua attività. Verificare periodicamente lo stato di salute della società non vuol dire ingerire nelle questioni private del club, ma proteggere i propri beni e soprattutto proteggere l'integrità e l'immagine di una squadra di calcio che, da sempre, s'identifica in maniera simbiotica con la sua città. Insomma, più vicinanza concreta (e non solo di facciata) alla squadra e, oggi come sempre, forza Cesena!

Vittorio Valletta (Cesena Siamo Noi)

Il Cesena Calcio è una realtà sportiva unica, elemento identitario forte e biglietto da visita d’eccezione per la nostra città: migliaia di persone ad ogni partita in serie D non hanno pari.  Ripartire da qui ci fa essere protagonisti come cittadini, tifosi e amministrazione della orgogliosa risalita del Cesena verso la serie A. Lo sport è prestazione tecnico-atletica ed un gioco con regole precise, il cui rispetto riteniamo fondamentale a tutti i livelli, dalla gestione societaria alle regole in campo. “Ti saresti aspettato in un anno di tornare in serie C? Mah. Io non mi aspettavo di finire in D piu che altro”…  Cosi un pulcino del Cesena in occasione della meritata promozione. Ha ragione: bravi ad essersi rialzati, ma serve imparare dagli errori dolosi e colposi. In 15 anni quasi 150 club sono falliti in Italia a prova della inaffidabilità di molti amministratori che gravitano in questo mondo. Il sistema Calcio muovendo grandi quantità di denaro si presta ad essere una lavatrice di denaro di dubbia provenienza. Il nostro primo emendamento in Consiglio Comunale nel 2014 è stato quello di chiedere uno stadio senza pubblicità alle scommesse.  Il fallimento della società calcistica, che ha precisi responsabili individuati, ha vanificato sforzi, sogni e investimenti di anni da parte di giocatori, tifosi, creditori, azionisti. I creditori e i cesenati hanno pagato di propria tasca per questo fallimento, ad esempio con la garanzia di fideiussione a nome di tutta la collettività e per la manutenzione mancata agli impianti.

La vigilanza è stata poco efficace, le avvisaglie di una situazione critica erano evidenti fin dalla spregiudicata gestione Campedelli. Se non è possibile interferire con la gestione di una società privata, è però vitale che si chieda ad una società, che gestisce un patrimonio pubblico, di rendere conto in maniera trasparente della sua situazione. Se sono stati positivi i passi intrapresi in fase finale dall’amministrazione per garantire la massima trasparenza e comunicazione agli organi competenti, mantenere i rapporti con la FIGC e diffondere la consapevolezza dell’importanza del proprio patrimonio sportivo tra imprenditori interessati, non va dimenticato che negli anni precedenti il controllo su questo patrimonio è stato minimo e c’era il dovere per l’amministrazione comunale di una vigilanza più attenta.  

L’impegno del comune dovrebbe essere quindi a tutelare maggiormente questo patrimonio, vigilando che la missione sportiva e finanziaria vengano portate avanti nella massima trasparenza per la città e i tifosi. Aggiungiamo che ci piacerebbe anche promettere il ritorno in serie A, quale Sindaco non vorrebbe poterlo fare. Possiamo dire come ci piacerebbe che questo avvenisse: azionariato popolare per l’acquisto del simbolo del Cavalluccio; osservatorio competente esterno sui bilanci societari, partecipato dai rappresentanti dei tifosi formati a questo; nessuno sponsor di società di scommesse anche in futuro; investimenti nel settore giovanile; uno stadio campione del fair play, dentro e fuori dal campo. 

Enzo Lattuca (centro sinistra)

Lo Sport di vertice è reso possibile dalla capacità imprenditoriale di una società sportiva di attrarre e generare risorse, unita ad una programmazione tecnica capace di raggiungere risultati sportivi importanti. Se parliamo di società sportive ad alto livello, parliamo (per la natura giuridica delle stesse) di imprese e, come tali, hanno una gestione totalmente autonoma, rispetto alla quale una pubblica amministrazione non può in alcun modo intervenire.  Allo stesso tempo però il Comune può e deve giocare un ruolo importante: quello di creare le migliori condizioni possibili affinché le imprese, in questo caso le società sportive professionistiche, possano esprimersi al meglio, diventando volano di promozione della città. Come? Prevedendo collaborazioni funzionali affinché il patrimonio impiantistico sportivo pubblico diventi un’opportunità per i club, oppure sensibilizzando partnership fra i club stessi e le imprese virtuose del territorio. Inoltre, sono convinto che anche una accurata promozione sportiva di base possa contribuire al raggiungimento di risultati sportivi importanti.

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