Tempi lunghi in sanità, come risolverli? I candidati: "Più personale ma anche servizi più razionali"

Uno spazio aperto sulle proposte e sui programmi: con lo spazio "I candidati rispondono", CesenaToday dà la possibilità ad ogni candidato di illustrare i propri progetti per la città

Uno spazio aperto sulle proposte e sui programmi: con lo spazio "I candidati rispondono", CesenaToday dà la possibilità ad ogni candidato di illustrare i propri progetti per la città. Una domanda uguale per tutti i candidati sindaci, per capire le loro idee, priorità e le differenze di vedute. Ecco le loro risposte (pubblicate in ordine cronologico di arrivo). Le risposte mancanti non sono pervenute dai candidati.

DOMANDA Uno dei disagi più sentiti dalla popolazione in tema di sanità è, al di là della qualità del servizio, sono le lunghe code, i disagi per ore perse in burocrazia e pagamenti, per quanti riguarda le prestazioni. A questi disagi si sommano le lunghe liste di attesa. Premesso che la materia è di competenza dell'Ausl, ma è anche vero che l'Ausl è governata da Regione e dai sindaci, come snellire il servizio?

Davide Fabbri (Cesena in Comune)

E’ necessario usare i parametri epidemiologici come lettura dei bisogni di salute di un territorio, bisogni che sono molto diversificati nella realtà territoriale (dagli incidenti sul lavoro, all’aumento di casi di tumori legati alla realtà chimica di certa agricoltura, etc). Un piano sanitario deve essere basato sulla prevenzione, sulla partecipazione e sulla programmazione, partendo da un’analisi critica dei piani sanitari precedenti, con una valutazione degli obiettivi raggiunti.

Gli obiettivi e le azioni su cui la struttura ospedaliera ed i servizi socio-sanitari si devono impegnare sono: il potenziamento della prevenzione; una più forte integrazione fra sanità e assistenza; la crescita dell’assistenza domiciliare sul territorio; la riduzione delle liste di attesa; il potenziamento dei servizi ambulatoriali e di tutti i servizi territoriali allo scopo di decongestionare l’ospedale; il potenziamento del pronto soccorso; l’integrazione fra sistema sanitario e socio-assistenziale; la riduzione delle rette nelle RSA e nelle case di riposo.
 

Andrea Rossi (centrodestra)

In primis occorre avviare un approfondito confronto con la medicina di base per ragionare ancora meglio sulla congruità del numero delle prescrizioni. La salute è il bene più prezioso e dunque va tutelata in ogni modo, tuttavia - in alcuni casi - si registra un ricorso frettoloso alla diagnostica, il tutto a discapito di chi ha reale necessità di quell'esame e magari anche in tempi rapidi.

Per questo è indispensabile una più razionale organizzazione del personale e delle macchine, utilizzando quest'ultime a pieno regime. Dunque, in maniera sistematica, occorre prevedere anche qualche turno serale e, se necessario, un supplemento di esami anche durante il fine settimana. Sappiamo che questo già avviene, ma se il problema delle attese resta endemico è evidente che serve, da parte di tutti, uno sforzo ulteriore. In generale, dunque, bisogna lavorare per arrivare ad un migliore funzionamento della macchina sanitaria ed il sindaco, in qualità di presidente della conferenza socio-sanitaria, può fare molto.

Enzo Lattuca (centrosinistra)

Occorre proseguire sulla linea già tracciata in questi anni dalla Regione Emilia-Romagna. Nello specifico: prolungare i giorni e gli orari di visita; applicare delle penalità per chi prenota e non si presenta alla visita senza averla disdetta almeno 48 ore prima; assumere nuovi professionisti (medici, infermieri e tecnici sanitari); garantire percorsi di garanzia più efficienti in casi di particolare criticità (anche attraverso convenzioni con il privato accreditato); semplificare le agende, con una maggiore appropriatezza nella gestione delle prime visite.
L’efficacia di queste misure è riscontrabile dal fatto che oggi, nella nostra Regione, il 97% (contro un iniziale 54%) delle 42 prestazioni di prima fascia, oggetto del monitoraggio secondo la normativa nazionale, viene erogato entro i tempi previsti dalla legge (30 o 60 giorni).

Vittorio Valletta (Cesena Siamo Noi)

Servizi sociali comunali e sanitari devono tornare a progettare e governare la cura della persona insieme. In anni di disattivazione di diversi servizi territoriali e di ospedali medi e piccoli, con l’allungarsi delle liste d’attesa per visite ed esami e col peggioramento delle condizioni di lavoro dei medici e del personale paramedico, l’accesso a servizi di qualità è sempre più complesso ed oneroso. Il ruolo dei sindaci è importante: oltre a essere responsabili della salute sul proprio territorio, come monitoraggio e controllo, tramite la conferenza sanitaria dovrebbero dettare le linee delle politiche sanitarie. La concertazione con altri comuni e il sollecito in questa direzione potrebbe spingere la Regione e ASL a disporre diversamente e ridurre, ad esempio, il numero di dirigenti amministrativi a vantaggio dei medici.

Cesena in questi 10 anni si sta dequalificando anche per uno scarso svolgimento di queste funzioni che favorisce il declino dei servizi ospedalieri e territoriali. Un numero crescente di cittadini nella necessità spesso urgente di cure ed esami si rivolge alla sanità privata, sulla quale non viene esercitato un controllo sociale di efficienza. Le cliniche private da una parte tendono a diventare punti per il fine vita e dall’altro centri di prestazioni specialistiche cofinanziate dal pubblico.

Cesena Siamo Noi intende difendere il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ed il Diritto alla Salute, sancito dall’art. 32 della Costituzione come universale, equo e gratuito e intende promuovere un lavoro in rete sul territorio, coinvolgendo i vari enti, del sociale, del sanitario e del privato sociale perché lavorino insieme per un obiettivo comune: la promozione del benessere delle persone assistite. Per quanto riguarda i servizi sanitari, Cesena Siamo Noi intende impegnarsi nella difesa del servizio pubblico e nella regolazione dei servizi erogati nel territorio secondo i seguenti principi-guida. Occorre sostenere il sistema delle cure primarie, per garantire una piena copertura degli screening di prevenzione alle malattie gravi. Occorre sostenere i medici di base nella promozione della prevenzione. Vanno garantiti controlli sanitari puntuali per la rimozione dei fattori ambientali e sociali predisponenti la malattia e l’invalidità, quelli finalizzati alla sicurezza ambientale, stradale e degli ambienti di lavoro.

Luca Capacci (Fondamenta per Cesena)

Come si diceva, il tema sanitario è complesso perché è di diversa competenza (comunale, dell’Ausl, regionale e nazionale). Ad ogni modo, il Comune può fare molto sia a livello organizzativo, informativo e di investimenti, che a livello di strutture e spazi, oltre a poter indirizzare le scelte di Ausl e Regione. Per questo proponiamo una serie di interventi che mirano ad abbattere le lunghe liste d’attesa, verso una sanità più veloce, efficiente e di qualità, davvero per tutte e tutti:

Realizzare piccole case della salute in tutto il territorio comunale (soprattutto nelle zone molto periferiche) che tengano dentro tutte le professionalità necessarie (medici, specialisti, infermieri, psicologi, ecc). Queste strutture, che dovranno essere efficienti e ben organizzate, oltre ad essere più vicine alle persone (senza la necessità di andare sempre in ospedale), riusciranno ad espletare alcuni servizi sanitari, sia ambulatoriali (punture, flebo, piccole medicazioni, suture, ecc) che più specialistici. Inoltre, fungeranno da “filtro”, sia per diminuire fortemente le file d’attesa al pronto soccorso, sia per indirizzare in modo più certo e veloce i pazienti verso gli specialisti;
Aumentare le ore di ambulatorio di medici specialisti e, conseguentemente, aumentare tutto il personale necessario: si tratta da una parte di organizzare meglio la situazione esistente e dall’altra di fare un investimento mirato verso la salute delle persone, un bene primario; Aumentare e migliorare l’assistenza domiciliare (senza appaltare i servizi) garantendo continuità assistenziale nel tempo sia all’assistito che alla famiglia. Organizzare e mettere in rete tra loro i medici di base (anche tramite un’organizzazione organica dei vari servizi della città e degli orari di lavoro), in modo da creare mini hub sparsi nel territorio con più medici di base che lavorano insieme e che riescano a garantire, ad esempio, un servizio continuativo dalle 8 alle 20, con l’aiuto di personale sanitario che riesca a gestire i pazienti e le file. Infine, il Comune metterà a disposizione proprie strutture presenti nel territorio, a volte anche dismesse (pensiamo, ad esempio, ad alcune ex scuole), per la realizzazione dei progetti sopra illustrati.
 

Antonio Barzanti (CasaPound)

La realizzazione del nuovo ospedale dovrebbe migliorare qualità e quantità del servizio sanitario. Tuttavia, alcuni accorgimenti pratici sono possibili da subito. Ad esempio, nel nostro programma abbiamo inserito un punto chiaro e concreto. Ci facciamo infatti portavoce per la richiesta del trasferimento delle “cronicità” (visite mediche per il controllo delle patologie croniche già accertate) dall’ospedale pubblico alla rete medica territoriale: i medici di base e di medicina generale. Questi medici godranno di incentivi, affinché con la loro opera si possano liberare posti presso le altrimenti lunghissime liste di attesa per le visite mediche negli ambulatori ospedalieri.

Sempre in attesa della realizzazione del nuovo ospedale, per alleviare i disagi di chi frequenta – per lavoro, visite o necessità mediche – l’attuale ospedale M. Bufalini, abbiamo proposto la realizzazione di una scala mobile esterna, che colleghi i parcheggi sottostanti al piazzale di ingresso. Occorre poi ricordare che la già annunciata realizzazione del nuovo pronto soccorso, con ambienti più grandi e meglio organizzati nell’attuale ospedale M. Bufalini, dopo la risoluzione dello stallo a seguito del ricorso fatto da un partecipante al bando, non ha ancora preso avvio. Sicuramente, per alleviare i disagi di chi già soffre, è indispensabile l’attuazione effettiva dei progetti già approvati. 

Claudio Capponcini (Movimento 5 Stelle)

La domanda contiene alcune inesattezze che bisogna chiarire: non esiste una AUSL governata dai sindaci, nè dalla regione; l'AUSL è governata secondo norma di legge dai suoi dirigenti di vertice che ne hanno la responsabilità; la regione controlla e determina la linea generale di intervento; i sindaci non hanno nessuna responsabilità sulla gestione e tanto meno organizzazione dell'AUSL; si limitano a partecipare alla CTSS e ascoltare le determinazioni della dirigenza AUSL, votando sì quasi sempre all'unanimità su cose e aspetti che non conoscono nemmeno lontanamente; altro discorso è la salute dei cittadini che i sindaci governano e di cui sono responsabili negli aspetti più importanti, salute di comunità e sociale e su questo sono colpevolmente assenti (ma il discorso è troppo grande)

Lunghe code per burocrazia e pagamenti? Non vedo questo aspetto come fondamentale nell'ambito dei disservizi amministrativi dell'AUSL, di tutte le AUSL; non più che il problema del rimando a più uffici quando ci si rivolge ad es. al tribunale o all'ufficio del catasto. Altro discorso le liste d'attesa; ma anche per questo problema, questo sì fondamentale per la buona governance della sanità, le responsabilità del comune sono nulle; a meno che non si voglia costituire un accordo tra amministrazione e AUSL per la creazione di una piattaforma digitale condivisa che aiuti i servizi AUSL nello smistamento più veloce delle richieste di prestazione nei vari punti di erogazione. Ma il problema rimane e si chiama APPROPRIATEZZA, problema che nessuno vuole risolvere perchè necessita di assumersi responsabilità precise sull'accettazione o meno di un esame o una visita congrua con quell'ipotesi di diagnosi; ma anche questo aspetto esula dalle funzioni del sindaco.

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