Disoccupazione e stranieri. Bartolini (Pdl): norme aggirate dal sindacato"

"La Provincia di Forlì-Cesena nei mesi scorsi ha predisposto e distribuito a questi lavoratori stagionali un modulo di comunicazione di domicilio, per la richiesta dell’indennità di disoccupazione, nel quale si contempla la possibilità di eleggere a domicilio la struttura alberghiera presso la quale si lavora"

“La normativa vigente - scrive Luca Bartolini (Pdl) in una nota - consente ai lavoratori stranieri comunitari, in prevalenza rumeni e polacchi, che svolgono un lavoro stagionale presso i tanti alberghi della riviera di accedere, una volta terminata la prestazione lavorativa, all’indennità di disoccupazione cosiddetta “mini ASpl” – la prestazione che sostituisce l’indennità di disoccupazione ordinaria non agricola a requisiti ridotti prevista dal 1 gennaio 2013. Per far valere lo status di disoccupato la legge prevede che il lavoratore comunitario sia domiciliato in Italia, dove si presume rimanga in cerca di altro lavoro".

"La Provincia di Forlì-Cesena nei mesi scorsi ha predisposto e distribuito a questi lavoratori stagionali un modulo di comunicazione di domicilio, per la richiesta dell’indennità di disoccupazione, nel quale si contempla la possibilità di eleggere a domicilio la struttura alberghiera presso la quale si lavora, indicando il nominativo, con relative generalità e documento d’identità, del titolare italiano. Gli albergatori, quindi, si sono visti richiedere dai loro lavoratori comunitari stagionali una certificazione di domicilio che li metteva in seria difficoltà, dato che la maggior parte di tali strutture d’inverno chiude e che la maggior parte dei lavoratori stagionali d’inverno rientra nel Paese d’origine. In agosto si è svolta una riunione fra rappresentanti della Provincia e dei Centri per l’Impiego della Provincia di Forlì-Cesena e i sindacati nella quale mi risulta che il modulo di comunicazione di domicilio sia stato eliminato dai documenti previsti per la richiesta della mini ASpl, dando per assodato, di conseguenza, che il lavoratore stagionale si tratterrà sul territorio con domicilio presso l’albergo nel quale ha prestato la sua opera indipendentemente dal consenso del titolare e dal fatto che la struttura rimanga chiusa durante la stagione invernale".

"Questo escamotage permetterà quindi l’erogazione dell’indennità di disoccupazione a migliaia di lavoratori comunitari che potranno tranquillamente rientrare a lavorare nel loro Paese continuando a percepire contemporaneamente un sussidio da parte dello Stato italiano. Molti di questi lavoratori, inoltre, hanno familiari a carico e possono richiedere anche gli assegni familiari per il coniuge e per figli residenti all’estero, compresi gli arretrati nei termini prescrizionali dei 5 anni, dichiarando uno stato di disoccupazione nel loro Paese d’origine che nessuno potrà mai verificare, così come i redditi effettivamente percepiti. Questo aggiramento delle norme vigenti avviene non solo per i lavoratori stagionali della Riviera Romagnola ma anche per chi lavora nel settore agricolo con contratto a tempo determinato la cui scadenza è fissata in ottobre e novembre".

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"I numeri sono rilevanti: si stima, infatti, che nel solo mese di settembre ci saranno oltre 1.000 lavoratori comunitari che termineranno le loro prestazioni stagionali nel territorio di Cesenatico, Cesena, Savignano e Forlì. Ciò determinerà anche l’innalzamento fittizio del tasso di disoccupazione nella nostra provincia in quanto si iscriveranno nelle liste dei disoccupati migliaia di persone non presenti nel nostro territorio. Considerato che il Sindacato per ogni disoccupazione presentata per conto di un lavoratore incasserà in delega il 3% sull’indennità che l’Inps liquiderà al lavoratore (circa 80 euro), incasserà il compenso richiesto per l’invio della richiesta degli arretrati dell’ANF e se il lavoratore torna a lavorare l’anno successivo e sarà a credito di imposte, potrà redigere il modello 730 per i conguagli delle imposte (altri 40/50 euro per ogni mod. 730), è presto spiegato il motivo di questa scelta. Ho chiesto pertanto alla Giunta regionale se l’aggiramento delle norme voluto dal Sindacato con il consenso della Provincia di Forlì-Cesena non sia insostenibile in un periodo in cui lo Stato italiano non ha risorse per coprire la spesa per le Casse integrazioni in deroga o per le pensioni dei suoi cittadini e se non reputa fondamentale che il diritto al sussidio di disoccupazione imponga che il lavoratore abbia un domicilio certo, certificato dall’ospitante, e che rimanga sul territorio alla ricerca di un lavoro, senza non rientrare in Italia solo per la riscossione come purtroppo abbiamo visto accadere negli anni passati con tour in pullman organizzati con l’unico scopo di recarsi nei patronati sindacali per firmare la documentazione necessaria e inoltrare la domanda di disoccupazione e, una volta espletate queste formalità, ripartire nella medesima giornata per la Romania”.
 

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