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L'appello di Davide Fabbri ai sindaci: "Fate come Bagno, vietate i botti"

"Fate le ordinanze per scoraggiare l'uso dei fuochi artificiali, come ha ben fatto il sindaco di Bagno di Romagna Marco Baccini, che ha firmato un’ordinanza che vieta l’utilizzo di petardi e di materiale pirotecnico su tutto il territorio comunale", afferma Fabbri

Un appello ai sindaci del cesenate per vietare l'uso dei botti di capodanno. L'ex consigliere comunale di Cesena, Davide Fabbri, si appella così ai primi cittadini del territorio: "Fate le ordinanze per scoraggiare l'uso dei fuochi artificiali, come ha ben fatto il sindaco di Bagno di Romagna Marco Baccini, che ha firmato un’ordinanza che vieta l’utilizzo di petardi e di materiale pirotecnico su tutto il territorio comunale, nei luoghi pubblici, aperti al pubblico e privati, dal 24 dicembre al 6 gennaio. Per i trasgressori è prevista una sanzione amministrativa da 25 a 500 euro, oltre alla confisca dei materiali esplosivi".

Prosegue Fabbri: "Per capodanno si avvicinano i soliti rituali (pseudopopolari), anch’essi, autolesionisti: petardi, fuochi artificiali, “botti”. Credo che la socialità si possa realizzare anche senza inquinare, senza fuochi pirotecnici ed altre merci nocive. Se vado controcorrente (ma non mi pare, dato l'ottimo esempio del sindaco Baccini), pazienza, sarebbe peggio andare nella direzione sbagliata. Se queste “tradizioni” venissero abolite il consenso sarebbe pressoché unanime, ma qualcuno le procrastina o per interesse o per pigrizia mentale; una sorta di coazione a ripetere in cui si smarrisce anche la motivazione per la quale si è, una volta, cominciato. Anche per questo fine anno, nonostante la “crisi”, vari soggetti, spesso anche pubblici, vanno riempiendo i loro arsenali di “botti” e fuochi artificiali, per l’ennesima esibizione che assocerà penosamente consumismo, spreco, inquinamento e danni alla salute di tutti gli esseri viventi (compresi e soprattutto gli animali), fino, è da temere, ma speriamo di evitarlo, alle mutilazioni e alle lesioni. Vi è l'aspetto di tutela degli animali che non può continuare ad essere sottovalutato. Il Wwf da anni ci ricorda che lo scoppio dei fuochi artificiali di notte causa agli animali danni incalcolabili; negli uccelli un “botto” causa uno spavento tale che li induce a fuggire dai dormitori (alberi, siepi e tetti delle case), volando al buio alla cieca anche per chilometri, rischiando di morire sfracellati addosso a qualche muro, albero o cavo elettrico. Quelli che riescono ad atterrare o a posarsi su qualche albero spesso muoiono assiderati a causa delle rigide temperature invernali ed alla mancanza di un riparo. Ai gatti, e soprattutto ai cani, un “botto” crea forte stress e spavento tali da indurli a fuggire dai propri giardini e recinti, per scappare dal rumore a loro insopportabile e rischiando di finire vittime del traffico o di ostacoli non visibili al buio. Negli animali degli allevamenti, le conseguenze delle esplosioni possono provocare nelle femmine gravide addirittura l’aborto da trauma da spavento".

"Qualche consiglio per capodanno mi sento di darlo - aggiunge -. Evitare “botti” e fuochi d'artificio; in Italia sono stati già sequestrati molti quintali di “botti” illegali e sono stati addirittura effettuati molti arresti; il traffico e la produzione si intrecciano infatti con la criminalità organizzata; ma il problema non è solo giudiziario, è anche sociale e culturale; lanciamo un appello al non acquisto e al non uso di queste merci inquinanti, pericolose e nocive, accomunando nel rifiuto sia le “illegali”, certamente più a rischio e potenzialmente più lesive, e le “legali”, che costituiscono anche esse fonte di inquinamento, di spreco e di rischio. Chiedere ai sindaci di emanare Ordinanze efficaci come ha ben fatto il sindaco di Bagno di Romagna, per il divieto d'uso: vanno evitati sia i “botti” legali che quelli illegali, fino a giungere ad una normativa che ne vieti produzione, commercializzazione e importazione (come è stato fatto per altro, esempio, per l’amianto), anche attraverso ordinanze di “scoraggiamento” dei sindaci dei nostri territori. Invitare i comitati locali, le realtà associative e del tempo libero, di assumere finalmente un atteggiamento critico e non conservatore su “usanze” che sono ormai da considerare superate e autolesioniste. Chiediamo alle persone di buona volontà di segnalarci, per costituire un osservatorio sul fenomeno, gli episodi positivi (prese di posizione, ordinanze, ecc.) e negativi (documentazione di effetti e impatti ambientali e fisici del consumo) relativi a questa questione".

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