Danni dei cinghiali, la Provincia attacca la Regione: "Scarica le responsabilità"

In merito alle affermazioni dell’assessore regionale Tiberio Rabboni su fauna selvatica e danni all’agricoltura risponde la Provincia di Forlì-Cesena, per bocca del presidente, Massimo Bulbi

In merito alle affermazioni dell’assessore regionale Tiberio Rabboni su fauna selvatica e danni all’agricoltura risponde la Provincia di Forlì-Cesena, per bocca del presidente, Massimo Bulbi e dell'assessore all'ambiente, Luciana Garbuglia. “Da anni la Provincia di Forlì-Cesena intraprende azione mirate al contenimento del cinghiale e degli altri ungulati.  Il concetto di densità obiettivo, vale a dire la definizione di un numero di cinghiali compatibili con la tutela delle attività agro-silvo pastorale, è stato introdotto nella pianificazione provincia, già nel 2009 con l'approvazione del Piano Faunistico. Tale obiettivo viene perseguito annualmente attraverso la verifica e il monitoraggio delle popolazioni di ungulati e l'approvazione di piani di prelievo venatorio adeguati al raggiungimento delle densità prefissate, in molti casi aumentando significativamente le proposte di prelievo presentate sia degli ATC e sia delle Aziende venatorie”.
 
“Per una serie di ragioni logistiche, legate agli andamenti climatici, alla caratteristica dei luoghi e all’impossibilità di cacciare in presenza di terreno innevato, non sempre è però possibile realizzare completamente il piano di prelievo, e a volte la percentuale degli abbattimenti è bassa, nonostante il periodo di caccia si estenda per gran parte dell'anno. - si legge nella nota - Per far fronte a questa situazione anomala si sono chiesti in Regione appropriati strumenti normativi, anche al fine di poter intervenire nei riguardi degli Atc o delle Aziende Faunistiche che eventualmente mostrassero sistematicamente l'incapacità di raggiungere gli obiettivi gestionali previsti, ma non c'è stata risposta. Sull'altro fronte, quello del controllo, la Provincia realizza durante tutto l'anno, negli ambiti di divieto di caccia, interventi di prelievo sul cinghiale. Bisogna però avere chiaro che l'effettuazione dei piani di controllo è una azione complessa e molto onerosa, sia per le metodologie del prelievo (che sono soggette a scrupolosi criteri regionali e al parere ISPRA), sia per le rigide direttive in materia di commercializzazione e utilizzo delle carni che richiedono elevate risorse economiche, e per le quali non viene previsto alcun finanziamento regionale”.
 
“Occorre inoltre sottolineare che il cinghiale è una specie particolarmente prolifica, con incrementi utili annuali che possono raggiungere in condizioni favorevoli il 200% della popolazione presente e che in molte aree provinciali il prelievo risulta particolarmente difficile a causa delle condizioni orografiche e della elevata boscosità. Non sta certo alle Province poter individuare la possibilità di cacciare in altre forme, ad esempio la caccia al cinghiale in forma individuale come avviene in altre regioni. Tenendo conto che le risorse economiche regionali per gli strumenti di prevenzione si sono praticamente azzerate in questo ultimo anno, indicare i territori come unici responsabili dei danni da ungulati all'agricoltura, significa non rendersi conto di quanto incidono le normative regionali nella gestione. Si riconoscono alcuni territori con maggiori problemi di gestione degli ungulati solo quando ci sono da addossare responsabilità, non quando ci sono da ripartitire le risorse economiche dei danni, risorse regionali che quest'anno hanno coperto il risarcimento nella nostra provincia solo al 71%”.
 
“Dunque le accuse gestionali rivolte dalla Regione a certe Province appaiono più come uno scarico di responsabilità piuttosto che un reale contributo al miglioramento della situazione. Gli strumenti di cui parla la Regione sono in definitiva protocolli e dichiarazione di intenti che per essere efficaci devono essere concretamente applicati sul territorio mettendo a disposizione adeguate risorse umane e finanziarie, senza le quali resterebbero lettera morta. E' evidente pertanto che l'implementazione di questi programmi può essere effettuata dalle province nella misura in cui siano disponibili adeguate risorse. E non vanno in questa direzione, ad esempio, l'azzeramento del trasferimento per la prevenzione né l'insufficiente disponibilità delle risorse per l'indennizzo dei danni. Questa provincia ha sperimentato convenzioni per la gestione degli ungulati con le associazioni agricole che hanno aderito, che hanno dato ottimi risultati come nell'Oasi Tiravento. E' solo attraverso la collaborazione che si possono individuare soluzioni al gravoso problema dei danni non certo solo cercando di addossare responsabilità che non alleviano il danno”, conclude la nota.

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