Crack Sapro, l'affondo di Casali: "Già in crisi nel 2009, ma tenuta coperta per le elezioni"

"E’ quello che è successo a Sapro, società del Comune di Cesena oggi fallita, che già nel 2009 accusa più un problema serio che fu, come dire, calmierato dall’imminenza delle elezioni"

“Un partito che governa da troppi anni finisce per credere di essere onnipotente. Occupa gli spazi, li gestisce e se qualcosa non va riesce anche a nascondere i fallimenti se il momento (elettorale) chiede una moratoria. E’ quello che è successo a Sapro, società del Comune di Cesena oggi fallita, che già nel 2009 accusa più un problema serio che fu, come dire, calmierato dall’imminenza delle elezioni. Si, proprio così si legge nella relazione della commissione che qualche anno dopo si occupò della questione”: a parlare in chiave politica sul crack Sapro, la società pubblica per gli insediamenti industriali, è Marco Casali, capogruppo di 'Libera Cesena' in Consiglio comunale.

Martedì sera si è tenuta in Consiglio la commissione appositamente convocata, per discutere degli effetti del fallimento sulle casse del Comune di Cesena. Scrive Casali in una nota: “Ho potuto leggere in pubblica assemblea quello che sta scritto agli atti e cioè che la grana Sapro fu per un certo periodo nascosta perché non era opportuno che venisse a galla e a chiedere questo oblio indotto fu proprio quel PD che poi avrebbe governato dal 2009 fino ai nostri giorni. Un fatto politicamente rilevante. Ma c’è di più, purtroppo. Non solo si cercò di nascondere un evidente fallimento ma oggi, a distanza di quasi 10 anni, c’è il solito conto che i cesenati dovranno pagare (così come abbiamo già fatto nella causa dei I gessi)”.

Spiega Casali: “Fra il capitale sociale che ci abbiamo rimesso e quello che le banche potrebbero richiederci, siamo ad oggi a 2.2 milioni di euro. Tutto ciò per le manie di grandezza di un socialismo capitalizzato che ancora oggi spopola ampiamente nella ginnastica politica del PD. Ma c’è dell’altro. Il fallimento di Sapro ha impegnato non poco le banche creditrici fra cui anche  la nostra benamata Cassa di Risparmio di cui tutti sappiamo, però, le tristi sorti. E sicuramente anche quelle sofferenze del fallimento di questa società pubblica, hanno contribuito a depauperare quei poveri 13 mila azionisti della CRC che di colpo hanno perso molti dei lori risparmi di una vita. E’ il proprio il caso di dirlo: ci troviamo all’epilogo di questa triste storia che a questo punto prevede l’immancabile socializzazione del fallimento”.

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