Consiglio Comunale: si dimettono Lattuca (Pd) e Macori (Pdl)

Il consiglio comunale di giovedì 9 maggio ha portato con sé un doppio cambio di scranno non previsto nell'odg. Infatti sia Enzo Lattuca del Partito Democratico che Italo Macori del Pdl hanno lasciato il posto da consigliere comunale

Il consiglio comunale di giovedì 9 maggio ha portato con sé un doppio cambio di scranno non previsto nell'odg. Infatti sia Enzo Lattuca (a destra in foto) del Partito Democratico che Italo Macori del Pdl hanno lasciato il posto da consigliere comunale. Enzo Lattuca è già da mesi impegnato nelle aule di Roma con il ruolo di deputato e proprio la volontà di seguire in maniera approfondita questo compito lo ha portato alla scelta.

Il suo posto sarà occupato da Giorgia Battelli. Sul versante opposto Italo Macori ha scelto la strada del ricambio tra le fila dell'opposizione: gli subentra Marco Casali già attivo nel consiglio del quartiere centro Urbano. Nel suo discorso di commiato, Enzo Lattuca scrive: "[...] In un primo momento, dopo un confronto con il gruppo consigliare a cui appartengo, ho pensato che fosse possibile e opportuno onorare nell’ultimo anno l’impegno preso con i cittadini cesenati, da tutti noi, quattro anni fa, come forma di rispetto e di servizio nei loro confronti, nei confronti della città, e di questa istituzione, il consiglio comunale sicuramente non valorizzata a pieno nella forma di governo degli enti locali disegnata dalle riforma degli anni ’90, ma che ancora svolge funzioni fondamentali nella vita democratica delle autonomie locali".

"Mi preme precisare che non sussiste nessuna incompatibilità di legge tra la funzione di parlamentare e quella di consigliere comunale, che non sarebbero comunque cumulabili le due indennità. Tanti sono stati in passato i celebri esempi di questo doppio servizio, alla nazione e alla città… A loro non sento di poter paragonarmi, allo spirito del loro fare politica penso tutti noi dovremo rifarci anche nel futuro. Dobbiamo tutti riscontrare che i tempi sono cambiati, insieme allo spessore delle classi dirigenti la decadenza ha coinvolto anche il senso civico delle nostre comunità. Sentire parlare di poltrone, di casta o di attaccamento al potere con riferimento al consiglio comunale è al tempo stesso ridicolo ed inquietante, perché rivela la percezione che una buona parte dei cittadini ha di noi, di noi tutti, nessuno escluso sia chiaro".

"È questo il momento della chiarezza e della nettezza delle scelte. Perciò questa è l’ultima seduta a cui parteciperò da consigliere. È questo allo stesso tempo il momento della fermezza nel difendere le istituzioni repubblicane, avendo il coraggio di riformale davvero. Fermezza nel difendere i principi della democrazia rappresentativa senza arrendersi a chi nel nome del mito della democrazia diretta nasconde la storia. La storia che racconta come forma più pura di realizzazione della democrazia diretta quella fatta da un capo che interpreta, una folla che applaude, la libertà e l’uguaglianza sfumare sullo sfondo".

"A queste considerazioni si aggiungono le difficoltà oggettive che incontrerei nell’essere presente alle sedute di consiglio, la consapevolezza che in un gruppo nessuno è insostituibile, l’inopportunità di chiedere una deroga al divieto del c.d. “doppio incarico”, previsto dallo statuto partito democratico, a quegli organismi dirigenti locali e regionali che nei prossimi mesi dovranno dedicarsi a faccende ben più importanti".

"L’affetto per questa città, la consapevolezza di dover rappresentare sì l’intera nazione avendo un’attenzione particolare ai problemi del nostro territorio, la fratellanza nei confronti di tutti voi a partire dal Sindaco, che continuerete nel prossimo anno quel lavoro di prima linea, di trincea, a cui fino ad oggi ho avuto l’onore di rappresentare, non mi allontaneranno dalle vostre discussioni e soprattutto dalla più proficua collaborazione tra livelli istituzionali per trovare soluzioni nell’esclusivo interesse generale della nostra comunità".

Il discorso dell'onorevole si chiude con un ricordo a Peppino Impastato e Aldo Moro entrambe uccisi per mano assassina il 9 maggio.

Sul versante dell'opposizione, Italo Macori ha spiegato che essendo giunto a 70 anni ha scelto di lasciare il passo alle "nuove leve" e di aver raggiunto e rispettato i traguardi che si era prefissato quando ha scelto di candidarsi a sindaco. Quindi per lui nessuna volata finale, ma cede il testimone al giovane Ricccardo Cappelli.

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