Concorso assegnato e poi annullato all'Ausl, Di Placido: "Regna l'improvvisazione"

"La vicenda del concorso per primario del reparto di Ginecologia (annunciato, svolto e poi annullato), è sintomatico dello stato confusionale dell'attuale dirigenza sanitaria"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

La vicenda del concorso per primario del reparto di Ginecologia (annunciato, svolto e poi annullato), è sintomatico dello stato confusionale dell'attuale dirigenza sanitaria e del clima che regna nell'ospedale della nostra città. Un concorso che viene celebrato ben un anno e mezzo dopo il pensionamento del precedente primario dovrebbe lasciare abbastanza tranquilli sul fatto che si sono fatte tutte le considerazioni del caso sulla sua necessità e opportunità.

E invece, sei mesi dopo che il concorso è stato celebrato con un vincitore, il mondo cambia all'improvviso: il primario non serve più, e il reparto di Ginecologia del Bufalini diventerà uno dei tanti a scavalco, ovvero con un primario di un altro ospedale della Romagna che si occuperà anche di Cesena (ma in seconda battuta). Ci siamo chiesti se il profilo del vincitore non era esattamente quello che si cercava. Ma allora, quali sono stati i criteri adottati dalla commissione giudicatrice? Infine, ci siamo detti che l'improvvisazione la sta facendo da padrona, e che bastano sei mesi per rendere un primariato inutile.

Complimenti per la lungimiranza e la chiarezza delle idee. Lungimiranza e chiarezza che sembrano difettare anche in altre vicende legate alla nostra ASL. Spulciando nei documenti pubblici, scopriamo che, a un anno dalla riorganizzazione delle strutture amministrative e di staff, viene fatto un atto a spot (che non ha alcuna coerenza con la riorganizzazione di cui sopra) di soppressione di una importante struttura operativa, quella d​enominata  ​"​Sviluppo Sistemi Relazionali​"​ (​la struttura che  in un linguaggio "meno ricercato" si deve occupare  della comunicazione​ e informazione per la Salute​, per intenderci)

E la soppressione arriva, guarda caso, ​proprio con decorrenza dalla data  di pensionamento dell'attuale dirigente​, nominato , guarda caso, solo un anno e mezzo fa.​ Ci siamo chiesti perché una così ​importante struttura operativa non serve più, e perché serviva fino  al pensionamento del dirigente. ​Nell'era della comunicazione 4.0 non serve più comunicare ?​ E ci siamo chiesti perché allora, circa un anno fa, era stata fatta una selezione per trovare figure idonee a quel ruolo, figure che, a quanto pare, esistono tutt'ora in Azienda​. Parliamo di un'azienda sanitaria di oltre 15.000 dipendenti e con 1 milione  di utenti: ci tornano alla mente le perplessità espresse dai cittadini sui profili social della ASL della Romagna.

Immaginiamo che si richiamerà il "fabbisogno organizzativo e professionale". A noi sembra un modo di governare la sanità pubblica  connotato quanto meno  da improvvisazione, senza visione e senza prospettiva​, che  ​utilizza una stupefacente fantasia nell'utilizzo degli strumenti organizzativi, secondo metodi totalmente lontani da quei principi di trasparenza che richiederebbe la gestione della cosa pubblica. Ciò che serve oggi non serve più domani, come in una tela di Penelope, che fa e disfa a seconda della convenienza del momento, con evidente sperpero di risorse pubbliche.

Nel frattempo crescono la sfiducia dei cittadini e lo sconforto degli operatori ​rispetto a una gestione della sanità di questo tipo. Speriamo che la politica non faccia finta di niente: al Sindaco di Cesena, nonché Presidente della Conferenza socio-sanitaria, dovrebbero interessare certe vicende e certe dinamiche, altrimenti rischia di dare l'impressione di che gli vada bene una sanità del territorio gestita così. Il nuovo ospedale ha una importanza che noi condividiamo, ma se al nuovo ospedale ci arriviamo a pezzi e senza idee chiare su cosa deve essere la nostra sanità, stiamo solo buttando la palla lunga per distrarre da altre cose.  E, oltretutto, abbiamo il forte rischio di non centrare il risultato di una sanità migliore per i nostri cittadini.

Luigi Di Placido - Liberal Democratici

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