"Romagna città metropolitana nuovo deserto dei Tartari?": le riflessioni di Marco Casali (FI)

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

"Nelle ultime settimane il sindaco Paolo Lucchi ha intensificato il suo impegno sull'argomento. Nell'affrontarlo ora non parla più in modo indeterminato di "area vasta" ma si spinge a circoscrivere il fenomeno con una definizione più identitaria come quella di "Romagna città metropolitana". In effetti il termine "area vasta" incupisce e intimidisce. Questa indeterminatezza dei confini, questa sgradevolezza dell'immagine, quasi una recrudescenza sovietica, non fa credere a qualcosa di reale e fattuale per la nostra comunità romagnola.

Ne è riprova che fino ad ora "l'area vasta" ha sortito risultati sconfortanti e predisposto panorami desolati, un po' come il deserto dei Tartari del Buzzati. Insomma, proclami, paroloni difficili, ma nulla più. Sovviene l'esempio dell'area vasta della sanità la così detta "Auslona": quasi due anni dal parto e si è visto qualcosa? Nella realtà nulla, due direttori, tante tavole rotonde, l'atto unico aziendale (che poi ne sono stati fatti due!)  e orizzonte libero come quello dalla fortezza Bastiani. Insomma, di proclami per una Romagna unita, unica e identitaria, il PD ne ha fatti tanti, forse troppi nel corso degli anni e forse li ha fatti proprio per  frenare quella spinta autonomistica che ogni buon romagnolo porta in se, autonomia sempre vietata dal PD di Viale Aldo Moro che impone le regole e poi delega la federazione locale nell'edulcorare la pillola e far pensare che la Romagna, perché vasta, conti come Bologna.

Ecco quindi i tentativi di rendersi fittiziamente grandi, i progetti di area vasta per aumentare le dimensioni di potere e tutto quello che abbiamo visto, sulla carta e non, nel corso di questi ultimi anni. Ora però, con la nuova legge regionale sul riordino istituzionale, fresca fresca del luglio scorso, si potrebbe aprire per la Romagna una nuova possibilità che nel linguaggio imbarbarito da una politica molto mediatica e poco sostanziale prende attualmente le seguenti definizioni: "Area Vasta della Romagna", "Romagna città Metropolitana" o, in veste quasi dialettale e di odore coloniale, "Metropolitagna". Insomma, la faccio breve, si sta appalesando l'idea del "Provincione" che comprenderebbe Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna.

Del Rio, con la sua legge di riforma istituzionale, ha creato comunque una bella confusione, questo bisogna dirlo! Ha tolto molte deleghe alle Provincie, senza abolirle, ha creato la Città Metropolitana di Bologna, che somma ora a sé grande potere e tanto denaro, e quindi ha lasciato in braghe di tela il PD Romagnolo che a questo punto deve, in un sussulto d'orgoglio, dimostrare di creare qualcosa di alternativo e antagonista al dominio felsineo. Ecco quindi l'idea del Provincione che a settembre verrà sicuramente diffusa nella solita salsa propagandistica e propinata come la panacea romagnola. C'è da guardarci bene e fino in fondo, senza pregiudiziali, comunque. Di sicuro non vogliamo un altro deserto dei Tartari, ma ricerchiamo fattualità e convenienza per i nostri cittadini. In altre parole pragmatismo, risultati tangibili e misurabilipreventivamente. Le sudditanze, le spartizioni e le alchimie di partito hanno ormai fatto il loro tempo".

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