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Città metropolitana di Romagna, sì di Cisl e Uil. La Lega: "Perché non la Regione?"

La sortita del sindaco Paolo Lucchi sul tema dell'area vasta romagnola ha aperto un dibattito sulla futura organizzazione degli enti locali dell'area Romagna. Nella proposta di Lucchi si indica la necessità di un ente di coordinamento dell'area vasta

La sortita del sindaco Paolo Lucchi sul tema dell'area vasta romagnola ha aperto un dibattito sulla futura organizzazione degli enti locali dell'area Romagna. Nella proposta di Lucchi, in realtà già ipotizzata e sostenuta in passato da altri esponenti di altre città del Partito Democratico (dall'ex sindaco di Forlì Roberto Balzani con la 'provincia unica' all'attuale sindaco forlivese Davide Drei e a quello di Ravenna Fabrizio Matteucci), si indica la necessità di un ente di coordinamento dell'area vasta.

Un ente che Lucchi immagina con gli stessi poteri, forti e vincolanti, della città metropolitana bolognese e che vada ad assorbire le precedenti Province, anche per ristabilire un equilibrio territoriale, dal momento che fuori dalla città metropolitana di Bologna si rischia di formare un'indistinta “periferia dell'impero”. Ad alcuni giorni dalla proposta di Lucchi, ecco l'opinione di politici e sindacati. Dopo la presa di posizione del Partito Democratico e dei LiberalDemocratici, ecco gli altri soggetti.

UIL – Marcello Borghetti, segretario della Uil di Cesena è concorde: “La UIL di Cesena, da tempo sostiene che ragionare in termini di area metropolitana romagnola, è la condizione per dare più forza alle esigenze del territorio. Il problema non è chi lo abbia detto prima o chi avrebbe dovuto dirlo da tempo, il punto è se serva o meno un progetto che unisca le forze. A giudizio della UIL di Cesena, questa unità di intenti è la condizione fondamentale per costruire un nuovo patto per lo sviluppo per il benessere e la coesione sociale. Abbiamo già espresso questa posizione in occasione della tragica esclusione della E45 – E55 dall’elenco delle priorità nazionali scelte dal Governo. Si è ripetutamente visto come l’interessamento di Bologna su Fiere e Aeroporti o sulla ripartizione dei fondi europei rischi di condizionare pesantemente i nostri interessi economici, possiamo dunque permetterci di prendere tempo? È del tutto evidente che la frammentazione istituzionale, nell’era dell’informatica e dei tempi decisionali che devono essere snelli, non paga. Ciò è dovuto ad una burocrazia che non possiamo più permetterci e anche alla carenza di risorse. Aleatorio dunque pensare di risolvere questo problema con le Unioni di Comuni, che di fatto finiscono per essere Enti aggiuntivi”.

CISL - Massimo Fossati, Segretario Generale Cisl Romagna è netto: “Da tempo sosteniamo l'idea della Città metropolitana di Romagna. La CISL Romagna rilancia e condivide la posizione espressa nei giorni scorsi da parte del Sindaco di Cesena sulla necessità di arrivare, in tempi brevi, ad una area vasta metropolitana della Romagna anche sul piano Istituzionale, non tanto per contrapporsi alla città metropolitana di Bologna, ma per meglio rappresentare interessi e priorità della Romagna. I nostri territori devono parlare con una sola voce: solo così potranno contare di più su temi strategici quali i trasporti, le infrastrutture, la mobilità, l’economia. Oltre 1 milione di abitanti e 115.000 imprese, 10mila dalle quale operanti nel settore turistico (con una densità di 10 ogni 100 abitanti): questi i numeri della Romagna che sono un valore in sé. La Romagna infatti è un sistema a rete formato da città di piccole e medie dimensioni con un forte interscambio; un territorio che è un vero e proprio laboratorio per quanto riguarda la definizione delle politiche di area vasta, come già sperimentato nella sanità e nei trasporti. Un sistema che potremmo definire “ già diversamente metropolitano”, raffrontabile con sistemi urbani europei di simile taglia. Questa posizione era già stata evidenziata in una lettera che la Cisl Romagnola aveva inviato nel Giugno del 2014 a tutti i 74 sindaci della Romagna. Non possiamo quindi che essere felici che finalmente più di un Sindaco romagnolo cominci a interrogarsi e condivida e faccia propria questa posizione. La Cisl ritiene maturi i tempi per un ridisegno in area vasta di tutta l’architettura Istituzionale Regionale, approfittando anche della possibilità di incidere nel percorso di revisione e riordino dei livelli istituzionali locali che la Regione intende proporre nei prossimi mesi. Mai come oggi infatti vi è la necessità di ripensare progetti e priorità, guardare al futuro della Romagna con ragionamenti lunghi, mettendo in campo strategie più forti su area vasta. La Cisl prima organizzazione sociale costituitasi a livello romagnolo dal 2013, sarà al fianco di quelle amministrazioni che vogliono trasformare un sogno in una nuova visione concreta.

LEGA NORD – Molto più critico Jacopo Morrone, segretario della Lega Nord: “Non è una novità, lo denunciamo da anni, che la classe politica e istituzionale del Pd romagnolo è strutturalmente subalterna a Bologna. I suoi esponenti, infatti, fanno la voce grossa localmente, ma la abbassano sensibilmente quando si confrontano con Bologna, accogliendone senza fiatare le imposizioni. Esempi ce ne sono a iosa, uno per tutti l’Ausl Unica. Nel corso degli ultimi anni, infatti, gli esponenti del Pd romagnolo hanno pubblicizzato sui media ipotetiche riforme di riordino della Romagna che sono rimaste lettera morta. Vedi la Provincia unica. Noi siamo rimasti scettici. Perché sì la Provincia unica e no la Regione? Silenzio totale. Condividiamo la necessità di razionalizzazioni, di unificazioni dei servizi e di riforme strutturali, non calate dall’alto, ma nate dal basso, che rispondano a esigenze condivise e che diano prove inoppugnabili di essere funzionali a veri risparmi, senza contrazioni di servizi per i cittadini. Al contrario abbiamo esempi eclatanti di riforme di riordino, qui in Romagna, che risultano più penalizzanti della situazione precedente. Il che non significa che non si deve riformare, ma che la strada imboccata è sbagliata e quindi si deve cambiare. Difficile tuttavia che il Pd, con dichiarazioni buttate là, possa disegnare riforme vere e condivisibili, se non cambierà la sua vision, che è, sempre e comunque, quella di anteporre, in chiave di potere, i propri interessi a quelli della comunità".

LIA MONTALTI (PD) – La consigliera regionale del Pd Lia Montalti promette di sostenere il progetto in Regione: “Il nostro territorio si gioca una partita fondamentale, e condivido dunque il ragionamento sulla città metropolitana romagnola rilanciato anche del sindaco Lucchi. Insieme agli altri consiglieri regionali della Romagna, sto dunque lavorando in tale direzione, affinchè si possa concretizzare il progetto di Area vasta Romagna, superando i limiti e le contraddizioni del sistema provinciale, e chiedendo alla Regione di riconoscere, alla futura area vasta romagnola, medesime funzioni e risorse che oggi sono già previste, a partire dalla legge nazionale, per la città metropolitana di Bologna. La città metropolitana romagnola rappresenta la migliore opportunità per i nostri territori di costruire, insieme, una visione strategica, non solo in una logica di alterità a Bologna, ma soprattutto valorizzando e facendo crescere le eccellenze della Romagna, e potendo anche contare su maggiori risorse da investire. Penso per esempio al tema delle infrastrutture, del turismo, dei fondi europei, alla sicurezza e tutela del territorio e alle nostre filiere produttive di eccellenza. Un percorso che deve vedere i territori fortemente protagonisti, e sul quale, presto, come rappresentanti di questo territorio e delle istituzioni saremo chiamati a misurarci, cercando di tradurre in scelte concrete, le idee e le esperienze fin qui maturate”.

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