Hera-Acegas: proteste, ma la fusione passa in consiglio

Pacifiche manifestazioni in consiglio comunale oggi, giovedì pomeriggio durante il dibattito che precede la votazione sulla fusione Hera-Acegas

foto Alessandro Mazza

Pacifiche manifestazioni in consiglio comunale oggi, giovedì pomeriggio durante il dibattito che precede la votazione sulla fusione Hera-Acegas. Ha aperto i lavori il vicesindaco Carlo Battistini che ha spiegato perchè l'argomento sia sul tavolo del Consiglio. Poi gli interventi di Natascia Guiduzzi del M5S e Antonella Celletti della Lega Nord hanno portato in assise le motivazioni circa il proprio “no” a cui si aspetta un contributo anche da Idv e Sel. Il Pdl è uscito dall'aula a causa di uno screzio avvenuto un'ora prima con il Pri su un altro argomento all'ordine del giorno.

Il vicesindaco Carlo Battistini ha aperto il dibattito. “Nel novembre 2011 è stato rinnovato il patto di sindacato; abbiamo apprezzato il lavoro di dieci anni di Hera tra cui anche la modernizzazione degli impianti e dei servizi offerti. Abbiamo avuto dividendi e canoni di concessione da Hera; tutte risorse utili a garantire i servizi ai nostri cittadini. Anche dopo la fusione, la governance pubblica di Hera sarà confermata; una fusione che risponde a motivi industriali e non finanziari. Acegas ha un mix integrabile con i servizi che offre Hera, una solida base di soci pubblici e una minoranza con soci stabili e economie anche fino a 30 milioni”.

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“L'amministrazione - ha aggiunto - ha la volontà di mantenere pubblica l'acqua e si esplicita nella società delle fonti che ne mantiene pubblica la proprietà” ha concluso il vicesindaco proponendo tesi che saranno poi riprese dal capogruppo Pd fabrizio Landi in sede di dibattito.
Natascia Guiduzzi (M5S) ha preso la parola proponendo due emendamenti: “Si tratta di cassare due commi del deliberato, il quarto prevede che la società possa aumentare più volte il capitale sociale fino a 80milioni di euro come valore nominale e il comma sette che consente di aumentare i numeri di componenti del Cda di Hera fino a 21”. Entrambi non otterranno il voto favorevole della maggioranza.

La fusione è fuori dal tempo e dalla realtà – ha esordito Natascia Guiduzzi -. Siamo nella direzione sbagliata, la strada dei manager strapagati non è la via giusta. Dovremmo riflettere sul fatto che Hera non è quello che hanno richiesto i 27 milioni di cittadini che hanno votato il referendum. Il Pd ha annunciato di essere favorevole e non ha neanche pensato di riflettere quando gli alleati, Idv e Sinistra per Cesena, lo hanno abbandonato”. “Con la fusione – conclude - si consegna il servizio al mercato finanziario neanche al privato” ha detto aggiungendo che con il 6% di quote della fusione in mano al Fondo Strategico Italiano si insinua “un cavallo di troia nella partecipazione pubblica”.

Poi è stato il turno della consigliera della Lega Antonella Celletti. “Gli emolumenti dei vertici di Hera sono una cosa scandalosa. Attenzione non disprezziamo la logica del profitto se riguarda il privato, ma abbiamo dubbi su servizi di interesse pubblico. Il timore è molto diffuso: si teme che i comuni non abbiano forza contrattuale per determinare scelte. Vedi la questione degli stipendi dei manager; il sindaco ha scritto una lettera aperta per un loro abbassamento, ma non so se gli hanno risposto: vuol dire che l'azienda va per suo conto e segue un management che non è pubblico. La governance pubblica è solo una favola perchè manca un organismo terzo che possa dire no alla holding. Il nostro problema in Italia è: “chi controlla il controllore?” e non esiste un controllore che faccia il bene pubblico”.

Luigi Di Placido per l'Edera ha detto che la “fusione porta a un indebolimento dei rapporti con il territorio. Si parla di una ditta che ha interessi in Bulgaria e Serbia, ma non ci sarà maggiore attenzione sul nostro territorio”. E poi ancora: “Abbiamo una società che si comporta da privata con un capitale pubblico. A questo punto vale la pena che anche il capitale sia privato. Qui controllori e controllanti coincidono. Finanziariamente l'operazione è splendida, ma non ci dobbiamo preoccupare solo della parte finanziaria, ma anche della ricaduta politica visto che c'è una componente pubblica”. E poi la conclusione: “Non si è mai visto che i manager di Hera abbiano piegato il capo alle richieste dei sindaci”.

Cinzia Pagni dell'Idv inizia il proprio intervento riprendendo l'incipit di Natascia Guiduzzi. “Quando si parla di una dipendenza della politica e dell'economia dalla finanza parliamo di un problema del nostro tempo. L'operazione di fusione ha una valenza soprattutto politica e noi politici dobbiamo dire e affermare anche ai nostri cittadini che la politica, per prendere decisioni, non deve guardare i dati finanziari che sono sì utili, ma non costituiscono la bussola che dirige le nostre decisioni".

Fabrizio Landi del Pd ha detto che: “Sin dall'inizio, alla nascita di Hera, il comune ha scelto di mantenere la proprietà degli asset. Le reti sono del comune ed è un dato molto forte. Su Hera c'è anche la questione dei dividendi: il comune li incassa per investire sul territorio. Le casse del comune piangono sempre di più, i dividendi di Hera sono riutilizzati per il bene della cittadinanza. Al quale si aggiunge la scelta di mantenimento delle reti che comporta una cifra di 7milioni di euro l'anno. La quota pubblica sarà del 56% quindi la maggioranza e in passato abbiamo abrogato la norma che potesse permettere al pubblico di passare in minoranza”.

La fusione è passata per 16 voti a favore e otto contro. Ha detto sì il partito Democratico, si sono opposti: Lega Nord, Udc, Sinistra per Cesena, Idv, Pri, M5S.

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