Lucchi: "D'Alema torni quello di un tempo"

"Il Massimo D'Alema che ho conosciuto ed ammirato è ben diverso da quello che si dedica soprattutto al tema non decisivo della propria ricandidatura"

Il Sindaco Paolo Lucchi pubblica sulla propria pagina facebook un commento sulle primarie e anche su D'Alema. "Lo ammetto: da che ho passione per la politica sono dalemiano. Mi sono iscritto alla F.G.C.I. (l’allora Federazione Giovanile del Partito Comunista) a 14 anni, nel 1978, e dopo pochi mesi ho partecipato con altri al Congresso nazionale nel quale Massimo D’Alema ne fu eletto segretario. L’ho poi visto ed ascoltato più volte durante seminari, assemblee, scuole di partito, sia da Segretario nazionale che da parlamentare".

"In ogni occasione - prosegue - sono rimasto rapito dalla sua capacità di analisi ed ho pensato che fosse importante per il nostro Paese – e non solo per i militanti del suo Partito – poterlo annoverare tra le figure di primo piano. Ma adesso basta. Ammetto di non poterne proprio più di questo gioco a rimpiattino sul tema “mi candido/no, forse non mi candido”, dal quale si è trovato irretito – spero, suo malgrado – in queste settimane".

"Il Massimo D’Alema - punzecchia il primo cittadino - che ho conosciuto ed ammirato è ben diverso da quello che, nella fase più recente, invece di preoccuparsi della situazione economica del Paese, delle scelte difficilmente condivisibili di un Governo che chiede sacrifici sempre ai soliti noti, si dedica (a quel che leggo) soprattutto al tema non decisivo della propria ricandidatura".

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"Se mi capitasse di incontrarlo - conclude - (e per un Sindaco di provincia come il sottoscritto non è così automatico), lo pregherei di fermarsi e di smetterla di replicare alla stampa, tornando a pensare in grande. L’Italia ha bisogno di un Partito Democratico i cui dirigenti sappiano sempre che il “noi” arriva prima di qualunque “io”. Anche se “l’io” è quello di D’Alema, Veltroni and company".
 

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