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Ausl unica, Pli: "Inutile aspettare le non-decisioni da Bologna"

Angeli e Vandelli: "consideriamo la soluzione dell'Ausl unica romagnola né buona né cattiva, ma semplicemente inevitabile. E' compito delle istituzioni romagnole di prendere l'iniziativa"

“Sul tema dell’azienda sanitaria unica della Romagna troviamo deludenti sia le prese di posizione troppo sfumate dell’assessore regionale alla Sanità Carlo Lusenti, sia quelle ancor più attendiste del sindaco di Cesena Paolo Lucchi. Come abbiamo già detto in altre occasioni consideriamo la soluzione dell’Ausl unica romagnola né buona né cattiva, ma semplicemente inevitabile e riteniamo che sia compito delle istituzioni romagnole di prendere l’iniziativa per realizzarla, non aspettando come al solito che le decisioni siano imposte da Bologna”. Questa la tesi di Angeli e Vandelli del Pli.

“Le dichiarazioni dell’assessore regionale sembrano temporeggiare forse timorose di toccare equilibri di potere consolidati, mentre la dichiarazione del sindaco che si rimette alle decisioni, anzi alle non decisioni, del suddetto assessore lasciano allibiti. Il sindaco infatti da presidente della conferenza territoriale sui servizi e da responsabile primo dei servizi sanitari per i suoi cittadini dovrebbe agire meno da Ponzio Pilato e cominciare a svolgere quantomeno quel ruolo di capo comprensorio che gli spetta. A nostro avviso l’unione delle strutture amministrativo-burocratiche delle Ausl romagnole è operazione che potrebbe essere avviata da subito, con uno snellimento deciso delle medesime, anche in funzione di mero risparmio nella spesa di gestione”.

“Per ciò che riguarda l’unificazione delle gestioni delle strutture sanitarie il processo non può essere demandato alla Regione, ma dev’essere il territorio e le istituzioni locali romagnole che devono prendere l’iniziativa e dare gli input corretti per una riorganizzazione che tenga conto delle necessità, delle peculiarità e delle eccellenze presenti e ne tuteli la migliore distribuzione. Questo processo poi non può essere relegato in segrete stanze, ma dev'essere il risultato di un ampio dibattito pubblico. Mancare a questo ruolo, da parte di comuni e province romagnole, significherebbe abdicare al proprio ruolo di tutela degli interessi delle popolazioni locali e rischia di farci trovare davanti a scelte calate dall’alto e di cui poi potremo solo, inutilmente, lamentarci a posteriori”.
 

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