Casali (Fratelli d'Italia): "Parco agricolo periurbano a Cesena, opportunità insidiosa"

"Si parla infatti di istituire un parco agricolo periurbano intesto come zona franca fra la campagna vasta e la città, zona che dovrebbe essere incline alla multifunzionalità"

"A fine luglio il Comune di Cesena ha sottoscritto con le parti sociali il Patto comunale per l’economia, il lavoro di qualità e la coesione sociale. n capitolo è dedicato all’agricoltura il che ovviamente non fa che bene sperare anche se dalla lettura emergono alcune insidie che è fondamentale fin da subito mettere in evidenza". Così Marco Casali, Responsabile provinciale ratelli d’Italia ettore agro-alimentare.

"Si parla infatti di istituire un parco agricolo periurbano intesto come zona franca fra la campagna vasta e la città, zona che dovrebbe essere incline alla multifunzionalità e quindi capace di generare utilità ambientali, paesaggistiche ma anche economiche (vendite diretta, turismo e tempo libero). Un progetto ambizioso che potrebbe avere successo anche se gli esempi diffusi sul territorio regionale in merito al tema generale del parco non sono proprio edificanti. Questa istituzione infatti spesso non rappresenta altro che una semplice ma penalizzante servitù ambientale posta sulle spalle dei proprietari dei terreni che, se sono anche agricoltori, vedono gravare non solo la proprietà di tale servitù ma anche le loro imprese li esercitate. Un effetto che la Regione Emilia-Romagna ha sempre sottovalutato dando un indirizzo esclusivamente ambientale alle direzioni del parco dalle quali la compagine agricola è esclusa".

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"Risultato: gli agricoltori sono comparse del sistema diventando l’oggetto preferito di questa passività e spesso non avendo neanche pieno ristoro dei danni collaterali che un parco genera (si pensi solo alla gestione della fauna e alle altre situazioni che si vengono a creare quando in una azienda agricola esistono assidue interferenze esterne). Ecco quindi l’insidia che potrebbe celarsi dietro questa proposta.  E’ quindi necessario che il percorso di realizzazione sia realmente equilibrato, al di là della tanto decantata (quanto spesso altrettanto disattesa) metodologia bottom-up citata con roboante continuità nel documento. L’agricoltura e gli agricoltori al centro del progetto, attori veri di un processo condiviso e che preveda una applicazione soprattutto modulare. Forse questo il segreto dell’eventuale successo perché fondato su solide unità d’intenti. Per fare ciò è quindi necessario democraticizzare il percorso attribuendo a priori il giusto peso (specifico) degli attori nella consapevolezza che quello da attribuire agli agricoltori-imprenditori-proprietari è sicuramente il più alto presente.

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