Cambiamo: "Il virus deve diventare l'occasione per migliorare programmi e sviluppo"

La lista civica: "Che la politica romagnola sia stata per troppi anni succube di Bologna è sotto gli occhi di tutti"

"E' difficile non condividere le riflessioni dei segretari romagnoli della UIL". Parte da questa valutazione l'analisi politica del Gruppo consiliare della Lista Civica Cambiamo che, attenuata l'emergenza sanitaria, ricorda che "dopo di essa, ci sarà un tessuto sociale ed economico da ricostruire, con tutte le difficoltà che questo implicherà".

Secondo Cambiamo si tratta di "temi che occorre affrontare con lungimiranza e avendo dinnanzi a sé un orizzonte temporale lungo perché non sono cose che si fanno dalla sera alla mattina. E, se c'è un momento nel quale è utile ripensare ai modelli utilizzati fino ad oggi, è proprio questo".

"Il virus - proseguono i civici - pur nel suo terribile impatto, deve diventare l'occasione per migliorare capacità programmatorie e di sviluppo. Quando i Segratari UIL parlano di necessità di una visione "meno bologna-centrica", dicono una grande verità, che non significa certo indulgere alle pulsioni autonomiste, ma al contrario contrapporvi argomenti per evitarle. Che la politica romagnola sia stata per troppi anni succube di Bologna è sotto gli occhi di tutti, e fingere che così non fosse non ha aiutato certo i nostri territori". 

"Un esame di coscienza, quindi - incalza Cambiamo - spetta innanzitutto al Pd romagnolo, che deve decidere se usare il suo peso per riequilibrare le politiche regionali oppure continuare nel consueto atteggiamento acquiescente rispetto alle decisioni di Bologna. Ci si lamenta della scarsa presenza della Romagna negli organismi rappresentativi: ma chi dovrebbe avviare con forza un'iniziativa politica che tenda al riequilibrio se non i romagnoli stessi? Chi è causa del suo mal pianga sè stesso. Come Gruppo Consiliare di Cambiamo abbiamo fatto approvare all'unanimità dal Consiglio Comunale una mozione per chiedere il ripensamento della legge elettorale regionale, stimolando anche gli altri comuni capoluogo della Romagna a fare altrettanto. Gli aiuti all'economia dei nostri territori saranno un valido banco di prova dell'attenzione del Bonaccini-bis nei confronti della Romagna e sarebbe utile che la politica si muovesse in maniera compatta per rivendicare una giusta quantità di attenzione e di fondi. E, a partire da questo, sarebbe altrettanto utile aprire con la Regione un vero e proprio confronto politico sul riequilibrio di progetti e risorse a favore del territorio romagnolo, troppo spesso lasciato in balìa degli storici campanilismi, così da poter essere controllato meglio". ù

"Le politiche di area vasta, di cui spesso si parla tanto trionfalmente quanto superficialmente, saranno tali - secondo il gruppo consigliare d'opposizione - solo quando avranno la Regione come interlocutore coinvolto e interessato, e non come spettatore distratto o addirittura diffidente. Sulla sanità va ribadita la giustezza della scelta di creare una unica Asl romagnola, ma a questo andava legata da subito una nuova governance che allontanasse la sensazione di una pura sommatoria di realtà già esistenti. C'è ancora molto da fare, tra cui il guadagnare una maggiore autonomia dalle dinamiche bolognesi, che permetta a questa esperienza di consolidarsi e affrancarsi da atteggiamenti padronali e scelte controverse, valorizzando le tante eccellenze presenti, a partire da IRST". 

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"La realizzazione del nuovo Ospedale - prosegue la nota - sarà una splendida cartina di tornasole della capacità di tenere insieme le legittime esigenze sanitarie locali e una visione di sanità romagnola.  Su tutti questi temi Cesena non ha certo brillato per intraprendenza e iniziativa (la posizione sulla vicenda dell'Aeroporto di Forlì ne è lampante e non isolata dimostrazione), quando avrebbe tutte le carte in regola per essere motore di un confronto prima romagnolo e poi regionale. Ma ci vuole coraggio e una visione e, forse, il problema sta proprio qui: rimanere, ad esempio, l'unica realtà romagnola ancora presente in ERT, pur sapendo che questo è il vero blocco ad ogni ipotesi di politiche culturali di area vasta, non è un esempio di cui andare fieri. Maturerà questa consapevolezza? Ci sarà un salto di qualità del dibattito politico? Ad ognuno - conclude Cambiamo - la propria parte, a noi quella di pungolo e proposta".

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