Buoni spesa, i dubbi della Lega: "Garantire che le risorse arrivino a chi ha più bisogno"

"Deve innanzitutto essere individuata in modo più chiaro la platea dei soggetti in condizioni di difficoltà economica che possono accedere ai bonus"

“Buoni spesa? Le modalità declinate dalla Giunta Lattuca non convincono. Abbiamo già presentato un’interrogazione e ne stiamo predisponendo una seconda. Non per alimentare polemiche, ma per vedere chiaro sul ‘modello’ sbandierato dall’amministrazione che non garantisce che le risorse arrivino a chi ha più bisogno". Lo affermano in una nota i consiglieri del gruppo Lega.

"Ci limitiamo ad alcuni suggerimenti. Deve innanzitutto essere individuata in modo più chiaro la platea dei soggetti in condizioni di difficoltà economica che possono accedere ai bonus. Ci riferiamo, in particolare, a chi ha avuto incrementi di spesa per l’acquisto di farmaci, per il pagamento di spese socio-sanitarie o a chi ha dovuto attivare servizi a pagamento per l’assistenza a domicilio di persone fragili. Ci sono poi over 70 con la sola pensione minima o, addirittura, in assenza di pensione e senza altre forme di deposito mobiliare, e nuclei monoreddito con disabili in situazione di fragilità economica. Nei requisiti previsti dal Comune manca anche il riferimento ai residenti stranieri non appartenenti all’Unione europea, per i quali si dovrebbe richiedere almeno il possesso di un titolo di soggiorno valido. L’amministrazione comunale non ha previsto neppure la specificazione che l’accesso ai 'buoni' è riservato prioritariamente a chi non sia già assegnatario di sostegno pubblico, per esempio forme di sussidio generiche come il reddito di cittadinanza o di inclusione. C’è poi tutto il capitolo della collaborazione con enti del terzo settore per l’acquisto e la consegna di generi di prima necessità. Il sindaco Lattuca ha preannunciato che il 10 per cento degli oltre 515.000 euro destinati al Comune andranno a enti del terzo settore. Immaginiamo che sia stato redatto uno schema di convenzione con ognuno di questi soggetti dove si definiscono le risorse che saranno trasferite e le modalità operative di svolgimento dei vari servizi garantiti da questi soggetti. C’è poi la questione di una comunicazione adeguata al coinvolgimento di tutta la rete cittadina di esercizi commerciali di generi alimentari. Altri due punti dolenti del modello cesenate, la questione dei controlli che non può essere liquidata in modo superficiale e la mancata obbligatorietà per tutti i richiedenti di presentare un modello di domanda. A nostro avviso, infatti, dovrebbe essere compito dei servizi sociali raccogliere le richieste, procedere celermente alla valutazione delle priorità e poi elargire il buono spesa, in modo da operare una verifica sulla corretta applicazione del provvedimento e sulla congruità delle richieste. Tutto questo nell’unico interesse di sostenere chi ha effettivamente bisogno e non chi potrebbe approfittarne".

Cambiamo: "Garantire uniformità di trattamento tra grande distribuzione e piccoli negozi"

"Sul sito ufficiale del Comune di Cesena ieri è comparso un avviso dedicato alle modalità di richiesta e di utilizzo dei buoni spesa digitali stanziati dal Governo. Per Cesena oltre 500mila euro che saranno caricati sulla tessera sanitaria degli aventi diritto e che, come noto, serviranno a coprire le prime spese necessarie per le famiglie più indigenti.  A corredo dell'avviso, almeno inizialmente, è comparso anche un elenco dei punti vendita convenzionati con il servizio, poi tolto dopo qualche minuto.  Siamo comunque riusciti, come tanti cittadini, a visionare quella prima lista che, non senza sorpresa, comprendeva solo ed esclusivamente i grandi centri della distribuzione organizzata ed ignorava del tutto i piccoli negozi di alimentari della città".

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"Che si sia trattato o meno di un errore, ci troviamo comunque di fronte ad una grave omissione perché, come ha sottolineato questa mattina anche il sindaco di Firenze, Dario Nardella, questi buoni pasto, oltre a garantire alle famiglie meno abbienti i primi bisogni sussistenziali, daranno l'opportunità a tutte le attività della filiera agro-alimentare - in un periodo di profonda contrazione dei consumi - di aumentare un po' i loro introiti.  Per questa ragione, estromettere a priori dalla lista i piccoli negozi del centro e della periferia sarebbe una decisione iniqua e socialmente scorretta".

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