Autonomia dell'Emilia Romagna, Lucchi: "Una reale opportunità di sviluppo"

A renderlo possibile è l'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, che prevede un procedimento che garantisce alle Regioni virtuose spazi di autonomia e risorse aggiuntive

Il premier Paolo Gentiloni e il governatore Stefano Bonaccini hanno sottoscritto mercoledì una dichiarazione di intenti sull'autonomia dell’Emilia-Romagna che accelera un percorso indispensabile “ad ottenere forme e condizioni particolari di autonomia”, tenendo conto delle possibilità e dei limiti stabiliti dalla Costituzione. A renderlo possibile è l'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, che prevede un procedimento che garantisce alle Regioni virtuose spazi di autonomia e risorse aggiuntive, su temi come la tutela e sicurezza del lavoro, istruzione tecnica e professionale; l'internazionalizzazione delle imprese, laricerca scientifica e tecnologica, sostegno all'innovazione; la rigenerazione urbana, l'ambiente, le infrastrutture; e la tutela della salute.

"In sintesi, si tratta delle aree lungo le quali far crescere ulteriormente una Regione come la nostra, che oggi viaggia ai livelli della Baviera, grazie ad un sistema d’impresa che molto ha investito in questi anni e ad una tenuta sociale garantita anche dal protagonismo positivo delle parti sociali - afferma il sindaco di Cesena, Paolo Lucchi -. La dichiarazione di intenti sottoscritta da Gentiloni e Bonaccini non è certo un assegno in bianco, ma dimostra con i fatti come l’Emilia-Romagna non stia improvvisando ed anzi si stia attrezzando per rendere il progetto di maggiore autonomia, una reale opportunità di sviluppo per noi ed un esempio per l'intero Paese. Perché, sia chiaro, nessuno mette in discussione l'unità nazionale, ma certamente qualche spazio in più (che, tradotto, significherà milioni di risorse per i nostri territori) a chi, come noi, ha sempre rispettato le regole senza sprecare le risorse pubbliche, andrà pur lasciato, se l’Italia vuol riprendere a correre".

"Che la strada giusta sia quella della trattativa a viso aperto Governo/Regioni (e non quella di referendum costosi ed utili solo a forzare i termini del confronto politico, come quelli che domenica vedranno al voto lombardi e veneti) paiono pensarlo anche tanti italiani - conclude Lucchi Tanto è vero che in un sondaggio di Swg dello scorso 6 ottobre, alla domanda “Qualcuno afferma che le Regioni, se vogliono maggiori poteri, farebbero meglio a negoziare direttamente con lo stato centrale. Lei, cosa ne pensa?”, il 51% si dichiara molto o abbastanza d’accordo e solo il 31% poco o per niente d’accordo, mentre il 18% non sa. Perché alla fine, le scelte connotate dalla concretezza e che evitano le sceneggiate, piacciono sempre di più".

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