Ausl Unica, il Pdl: "E' ora di ragionare sulla Romagna"

L'ASL unica s'ha da fare! Dopo lunghi ripensamenti, la Regione ha dato il via, e i comuni diligentemente iniziano a fare la loro parte

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

L’ASL unica s’ha da fare! Dopo lunghi ripensamenti, la Regione ha dato il via, e i comuni diligentemente iniziano a fare la loro parte. All’insegna di: piuttosto che niente è meglio fare qualcosa. Il documento preparatorio per la Conferenza Territoriale Socio Sanitaria, che dovrebbe essere approvato il 20 febbraio, pur nella sua genericità, prevede sostanzialmente di “concentrare le funzioni tecnico amministrative”, “per evitare ridondanze sul piano istituzionale economico ed organizzativo”, con “l’obiettivo della costituzione della ASL unica della Romagna”. Questo fatto “dovrà rappresentare occasione per l’avvio di un processo di riorganizzazione e di riarticolazione”. L’ASL unica nasce dunque dalla fine di una riorganizzazione regionale (la terza) e dalla programmazione di una nuova fase che viene sperimentata nell’area politicamente più debole della regione, la nostra. Forzare i confini aziendali e ragionare sulla Romagna, questa è la soluzione politica. Una fase che non è altro che un’ulteriore manutenzione del sistema (la quarta), quel sistema aziendalistico che dopo aver migliorato i conti negli anni 90 ha mostrato l’incapacità di stare al passo coi tempi, sepolto dai burocrati e dai tecnocrati che ne hanno aumentato nuovamente i costi fino a renderli non più sostenibili. La formula di strategia politica adottata e dunque di nuovo l’azienda, e delegare l’azienda a risolvere i problemi della sanità, dopo la pessima prova che sta dando nel nostro paese (tutti abbiamo constatato quanto c’è di scorretto, inadeguato, non pertinente, disorganizzato, arretrato, disfunzionale, incongruo, sprecato un po’ da ogni parte d’Italia) appare poco ragionevole. Noi abbiamo sempre sostenuto che il sistema necessitasse di profonde innovazioni nella programmazione, organizzazione e gestione delle risorse. In mancanza di questo, il punto di partenza di ogni “manutenzione” del sistema per noi era proprio l’apparato burocratico amministrativo, ed è positivo che il realismo indichi questo anche ai decisori politici della nostra regione. Questa “manutenzione” del sistema, che potrà durare anni, in una fase economicamente e finanziariamente difficile per il paese, impegnerà comunque molte risorse, sarà rivolta soprattutto ad una riorganizzazione del sistema tecnico amministrativo, e non riuscirà a rispondere alle criticità attuali: la crisi degli ospedali, le cure territoriali e i nuovi distretti, la questione del personale medico e infermieristico, le integrazioni fra le ASL. Queste criticità sono sorte proprio a cause della inadeguatezza delle politiche sanitarie aziendalistiche nei confronti della crisi. E’ credibile risolverle con le stesse politiche?

GRUPPO CONSILIARE PDL, CESENA


 

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