Ausl Unica, i Socialisti: "Vogliamo sapere dove si risparmia"

"Non è certo la paura del cambiamento che ci suggerisce molte perplessità su come si sta procedendo alla proposta di unificazioni delle AUSL romagnole", affermano in una nota congiunta i rappresentati romagnoli del Partito Socialista

“Un altro passo avanti verso la costituzione della Ausl Unica della Romagna”, ha dichiara l’assessore regionale alla Sanità, Carlo Lusenti, dopo l’incontro del 13 giugno scorso con i componenti del tavolo di coordinamento che riunisce gli amministratori dei territori interessati e il direttore generale Tiziano Carradori. “Non è certo la paura del cambiamento che ci suggerisce molte perplessità su come si sta procedendo alla proposta di unificazioni delle AUSL romagnole", affermano in una nota congiunta i rappresentati romagnoli del Partito Socialista.

I socialisti sono infatti da tempo “fautori del superamento delle attuali provincie con la realizzazione di un ente intermedio romagnolo. Un’area, la Romagna, nella quale già esistono molti fattori comuni o da mettere in comune: i servizi a rete di Hera, il sistema dei trasporti, porto di Ravenna e aeroporti di Forlì e di Rimini, il sistema fieristico, le fondazioni universitarie, il turismo e la sanità. Tutti temi, questi, che saranno al centro dell’ormai prossimo congresso del PSI romagnolo, per un confronto pubblico delle idee in vista delle elezioni amministrative del 2014”.

“Non si contesta quindi il proposito di assumere tale indirizzo, ma il modo di perseguirlo: infatti la proposta di unificazione delle AUSL romagnole è stata portata alla discussione dei Consigli comunali solo dopo che se ne era deciso l’avvio in altre sedi (la Regione e i Sindaci dei Comuni capoluogo della Romagna). - scrivono - Nessuno, però, che spieghi e dimostri se le fusioni sono meno costose, più efficienti e nel contempo mantengano inalterate le garanzie dei servizi; nessuno che abbia dimostrato l’utilità di assumere costi di affitto in nuove sedi, piuttosto che pensare al pieno utilizzo del cospicuo patrimonio edilizio delle AUSL; nessuno, infine, che sembri voler cogliere appieno l’occasione di un così importante processo di ristrutturazione per puntare decisamente anche sull’innovazione tecnica e scientifica con indubbi vantaggi per gli utenti”.  

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“Non si può poi non condividere l’idea che, per affrontare al meglio la pesante riduzione di risorse disponibili, occorra ridisegnare il sistema della sanità pubblica su area più vasta, eliminando la moltiplicazione di sovrastrutture burocratiche costose e farraginose per recuperare sprechi ed inefficienze, affinché i servizi sanitari, garantiti dal pubblico, rispondano alle esigenze e alle aspettative di salute di tutti cittadini. - si legge nella nota - Insomma si dica se e dove si risparmia e come questo risparmio si intenda utilizzalo, ma soprattutto come si intenda qualificare i servizi ed in primis dotare un territorio di oltre 1.100.000 abitanti di presidi sanitari corrispondenti alle esigenze dei cittadini: da quelli di primo livello (le case della salute) a quelli di distretto (nei 7 ospedali di Ravenna, Faenza, Lugo, Forlì, Cesena, Rimini e Riccione) e infine a quelli di eccellenza, oggi quasi tutti allocati in Emilia. La peggior cosa sarebbe affidare un processo tanto importante ad una gestione tecnocratica e a decisioni organizzative preconfezionate: si faccia perciò una discussione vera  e non scontata che coinvolga la comunità e le istanze sociali, al fine di garantire i legittimi interessi dei cittadini e degli operatori”.

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