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Articolo 1 contro la campagna anti-aborto: "Si mette in discussione un diritto sancito dalla legge"

"Come Articolo 1 Cesena -prosegue la nota - rivendichiamo la nostra posizione contraria a questa campagna diffamatoria ad un diritto della donna sancito dalla legge italiana"

"Nonostante il fallimento della precedente campagna antiabortista, l’associazione Pro Vita, continua a diffondere messaggi colpevolizzanti nei confronti delle donne che intendono esercitare il loro diritto all’aborto". Lo afferma Articolo 1 Cesena.

"Dal 1978 ad oggi in Italia la Legge 194/78 regolamenta e descrive con chiarezza le procedure da seguire in caso in cui una donna richieda una interruzione volontaria di gravidanza (IVG), entro i primi 90 giorni di gestazione per motivi di salute, economici, sociali o familiari. Queste procedure prevendono l’esame delle possibili soluzioni dei problemi proposti, l’aiuto alla rimozione delle cause che porterebbero alla IVG, la certificazione, l’invito a soprassedere per sette giorni in assenza di urgenza, sia entro che oltre i primi 90 giorni di gravidanza. La legge tutela dal punto di vista sociale la maternità e la prevenzione dell’aborto attraverso la rete dei consultori familiari, un obiettivo che si intende perseguire nell’ambito delle politiche di tutela della salute delle donne".

"Come Articolo 1 Cesena -prosegue la nota - rivendichiamo la nostra posizione contraria a questa campagna diffamatoria ad un diritto della donna sancito dalla legge italiana. Appoggiamo l’appello di tutte quelle realtà in provincia di Forlì-Cesena e in Romagna, che si sono espresse contro questo messaggio, attraverso una mobilitazione a favore della dignità della donna, come sancito dalla legge 43 anni fa. Visto che la libertà di espressione negli ordinamenti democratici presuppone che ogni essere umano abbia diritto alla libertà di opinione, rivendichiamo che la libertà di scelta sul tema in questione non sia uno slogan ma una realtà di fatto. Siamo disponibili a fare la nostra parte per diffondere una corretta informazione sul tema, rispedendo al mittente gli attacchi sulla vita delle donne che negano la legge 194 ed il loro diritto a prendere decisioni che spettano solo a loro".

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