Angeli (Pli): "Macfrut meglio a Rimini che a Cesena"

L'ottica di Angeli è quella del polo romagnolo. Un impianto organizzativo che necessita di strutture e di trasporti

“Il fallimento degli accordi per costituire un polo fieristico romagnolo non
può essere visto come un successo da nessuno. Chi pensa che tre piccole fiere
romagnole, con in più la presenza sempre più ingombrante di Bologna, possano
reggere a lungo la concorrenza nazionale ed internazionale si sbaglia di
grosso”, a scriverlo è Stefano Angeli del Pli.

“Già oggi il nostro sistema fieristico mostra segnali di crisi pericolosi e solo per un soffio s'è evitato, per ora, che Bologna organizzasse una sorta di Macfrut bis svuotando d'interesse la manifestazione cesenate. Al giorno d'oggi l'ambito a cui si deve guardare è come minimo quello europeo, nel quale occorre confrontarsi con i grandi poli fieristici Francesi e Spagnoli, oltre che con le grandi piazze italiane, ed in questa ottica le piccole strutture romagnole, oltretutto se divise ed in competizione tra loro, non potranno di certo garantire il proprio futuro”.

“Un polo fieristico romagnolo, - continua Angeli - meglio ancora se gestito da un'unica società, che sfrutti le varie strutture al massimo delle loro potenzialità ed in sinergia tra loro è una strada inevitabile se si vuole restare competitivi come sistema Romagna sia in Italia che in Europa e nel Mondo. Come ho già avuto occasione di dire in passato se il prezzo da pagare per la realizzazione del polo romagnolo è il trasferimento del Macfrut a Rimini ritengo che sia un prezzo che potrebbe valere la candela, ovvero che si possa pagare senza far scandali, in fondo le aziende troverebbero a Rimini una struttura con senz'altro migliori potenzialità di quella cesenate, purchè però la struttura di Cesena venga comunque valorizzata con una adeguata contropartita, magari specializzata sulle eccellenze del territorio romagnolo”.

“Il tempo dei protezionismi – conclude -  è definitivamente tramontato con la globalizzazione dei mercati ed ulteriori campanilismi e resistenze miopi possono solo provocare danno al territorio ed alle sue aziende. L'esempio della vicenda dei nostri aeroporti, con il Ridolfi di Forlì destinato ormai ad una inevitabile chiusura,
dovrebbe aver insegnato qualcosa in merito”.

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