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Anagrafe e richiedenti asilo, Celletti (Lega): "No alle crociate ideologiche"

La consigliera comunale della Lega: "Fare piuttosto chiarezza sui termini della vicenda"

“Sulla questione anagrafe e richiedenti asilo bisogna fare chiarezza, anziché dare fiato alle solite crociate strumentali e ideologiche che alcuni media e alcune amministrazioni di sinistra hanno intrapreso". Lo dichiara in una nota la consigliera comunale della Lega Antonella Celletti.

"Bisogna innanzitutto smettere di tirare in ballo Salvini per una misura contenuta in un decreto legge licenziato dal Consiglio dei Ministri nella sua collegialità, convertito in legge dal Parlamento, promulgata, in seguito, dal presidente della Repubblica e pubblicata in Gazzetta Ufficiale, quindi, a tutti gli effetti, una legge dello Stato che, fino a prova contraria, si deve rispettare. In secondo luogo, alcuni sindaci giustificherebbero la loro ‘disubbidienza’ con il fatto che i richiedenti asilo, senza l’iscrizione anagrafica, non potrebbero accedere ai servizi pubblici e a quelli erogati da privati. Nulla di più sbagliato. Gli stranieri richiedenti asilo ancora in attesa di risposta sul loro futuro status, in possesso di regolare permesso di soggiorno, possono accedere a tutti i servizi pubblici e erogati da privati senza alcun obbligo di iscrizione all’anagrafe".  

"Dunque, di cosa si sta parlando? - prosegue Celletti - Di una questione puramente demagogica, che presuppone ulteriori costi per la collettività. Perché anche l’iscrizione anagrafica ha un costo e spesso i richiedenti asilo, proprio per la natura del loro status, rimangono per tempi brevi in una località. Costi superflui, quindi, che non solo non garantirebbero alcun servizio agli stranieri di cui già non possano usufruire, ma che potrebbero portare qualche rilievo da parte della Corte dei Conti ai Comuni. Bisogna, infine, denunciare questa continua contaminazione tra il concetto di richiedente asilo e di profugo. Evidente l’obiettivo di toccare l’emotività e l’immaginario delle persone da parte di chi vuole avvalorare la tesi immigrazionista, tuttavia è acclarato che solo una percentuale molto bassa di stranieri richiedenti asilo si vede poi riconoscere un reale diritto a qualche status di protezione, solo il 7 per cento circa riceve, per esempio, lo status di rifugiato".

"Di conseguenza - conclude - non possiamo che domandarci cosa ci sia dietro questa battaglia per l’iscrizione anagrafica. Forse la ricerca di un escamotage per far rimanere nel paese chi non ne ha alcun diritto?”.

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