60esimo dei Trattati di Roma, "L’Europa è il nostro futuro comune"

"Oggi l'Unione Europea è fortemente messa in discussione dall'opinione pubblica e da una certa politica. Per questo, per rilanciare il progetto europeo, è indispensabile guardare in faccia l'Europa di oggi, sapendo riconoscere pregi e difetti"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

"I capi di stato dei 27 paesi dell'Unione Europe si sono dati appuntamento a Roma per rinnovare un impegno e una speranza. Il progetto di una Europa unita, che sia luogo di pace e punto di riferimento dei valori democratici nel contesto globale. Oggi l'Unione Europea è fortemente messa in discussione dall'opinione pubblica e da una certa politica. Per questo, per rilanciare il progetto europeo, è indispensabile guardare in faccia l'Europa di oggi, sapendo riconoscere pregi e difetti. Ancor di più, risulta indispensabile tornare alle radici di questo progetto. I Trattati di Roma ci ricordano che l'integrazione europea nasce per ricostruire insieme, come popoli europei, un'Europa che usciva affamata e distrutta, non solo fisicamente ma anche moralmente, dalla seconda guerra mondiale, dal nazismo, dal fascismo, dalle guerre civili. E il frutto di quel percorso sono stati 60 anni di pace e benessere che non possiamo dimenticare e sottovalutare. Il messaggio lanciato a Roma nel ‘57 è dunque oggi più che mai attuale.

L'esigenza di pace, di solidarietà, di un benessere sostenibile e accessibile a tutti, di diritti, di dialogo sono al centro della crisi non solo europea ma anche mondiale. Dunque se i popoli europei sono riusciti a reagire allora, dopo la tragedia delle due guerre mondiali, riconoscendo in un percorso comune la soluzione per rimettersi in piedi e diventare qualcosa di nuovo, perché non dobbiamo tornare ad investire ancora oggi in questo progetto? La sfida dell'Europa unita va dunque rilanciata, ma rimettendo al centro i suoi valori fondanti. Non possiamo mettere a rischio il futuro di pace dei nostri figli, il loro essere cittadini europei, perché non siamo in grado di contrapporre agli sterili numeri, i valori e le persone.Mi riconosco in quanto detto ieri da Papa Francesco l'Europa deve ripartire puntando su "la centralità dell'uomo, una solidarietà fattiva, l'apertura al mondo, il perseguimento della pace e dello sviluppo, l'apertura al futuro".

L’Europa in cui crediamo e che vogliamo veder crescere è più vicina a noi, alla nostra vita quotidiana, di quello che siamo portati a pensare. È l’Europa che tutela i diritti, la diversità intesa come fattore di crescita collettiva, l’ambiente e il patrimonio storico e culturale nel quale ci muoviamo ogni giorno.  Partiamo da questo, da ciò che tocchiamo ogni giorno con mano per trovare la spinta al cambiamento della nostra società e della nostra dimensione e di cittadini italiani ed europei. L’Europa è il nostro futuro comune".  

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