2017, le riflessioni di Libera Cesena: "Tanti temi irrisolti"

Inizia così la riflessione di Marco Casali, capogruppo in consiglio comunale di Libera Cesena

Marco Casali

Il 2017 va in archivio con "tanti temi irrisolti". Inizia così la riflessione di Marco Casali, capogruppo in consiglio comunale di Libera Cesena. Per l'esponente dell'opposizione è "difficile dare un ordine preciso di priorità, così come difficile è elencare tutti i punti critici per una città che a nostro parere perde colpi su molti dei principali indicatori. In primo luogo la sicurezza: su questo tema non servono solo nuove caserme ma si deve necessariamente riorientare il ruolo della polizia municipale, rafforzandola numericamente e allargandone il perimetro di azione al contrasto dei reati predatori diventati oltremodo fastidiosi. Il presidio accurato e costante del territorio porterebbe ad un aumento della percezione di sicurezza migliorando uno dei fondamentali indici di qualità della vita di un comunità".

"Sul tema investimenti si è concentrata troppa attenzione sul centro dimenticando le periferie - chiosa Casali -. Sono quasi 7 i milioni impegnati nelle ristrutturazioni del centro, mentre nelle periferie sarebbe necessario intervenire sui grandi problemi irrisolti come la tutela idrogeologica messa in grave crisi da uno sviluppo urbanistico disordinato e sicuramente eccessivo rispetto alle potenzialità del nostro tessuto economico. Parimenti anche sulla sicurezza sismica c’è molto da fare così come va risolto il grande tema della fruibilità dei beni pubblici da parte dei disabili. Sul tema tasse, mancano segnali di una diminuzione della pressione fiscale che da anni rimane massima. Un cenno in questo ambito va dato a cominciare dall’Imu per finire alla Tari. In quest’ultimo caso il rapporto con Hera è diventato anacronistico e non più sostenibile agli occhi del cittadino che si vede ricevere nelle bollette una tassa occulta che anche nel 2017 ha avuto l’ennesimo incremento".

"Sul tema del sociale, pare ovvia la necessità di una riflessione generale del modello fino ad ora adottato. All’aumentare degli investimenti le prestazioni si riducono. Va rimessa in discussione la posizione troppo dominante del pubblico, cercando nuove sinergie e rivedendo anche le priorità d’intervento. Sicuramente l’ampia delega all’Unione dei Comuni non fa che  rendere il quadro estremamente fuggevole - chiosa -. Sull’Unione dei Comuni, appunto, abbiamo concluso il 4° anno di piena attività. E’ ora di dimostrare, con indicatori credibili, che questo sistema è effettivamente capace di apportare miglioramento della qualità dei servizi e una diminuzione dei costi. Nel caso in cui tali risposte dovessero essere deficitarie è bene ricredersi e fare marcia indietro, per non dare ragione a quella sensazione, maturanda, che ci dice che l’Unione sia nata soprattutto per la difesa di equilibri geopolitici piuttosto che dalla fattiva volontà di semplificazione la pubblica amministrazione".

Continua l'analisi di Casali: "Sui grandi temi economici, calma piatta per una città che di fatto ha perso una propria identità. Agricoltura e filiera agroalimentare non sembrano essere temi baricentrici nelle politiche di una amministrazione che pare più avvezza a temi illusori come il wellness o suggestivi come lo sviluppo turistico non certo favorito da un disordinato programma culturale della città. Anche il recente tavolo dell’economia non pare in grado di dare sviluppo ai temi economici e sembra invece più tarato sulla necessaria pace pre-elettorale con i corpi intermedi. Sull’area vasta Romagna, tanti proclami ma poche conclusioni. Qui l’equilibrio geopolitico del Pd rappresenta l’unica cosa da tutelare e si preferisce rimandare all’infinito per non minare un partito già in forte difficoltà anche in queste terre".

Casali boccia "la vendita del Parco Levante, gestita in modo pessimo dalla nostra amministrazione, vendita che ha sottratto parecchie risorse ai cesenati. La sensazione è che forse abbiano prevalso sulla questione le segreterie di partito". Giudizio negativo anche sulla vicenda de "I Gessi" ("anche in questo caso quasi 1,7 milioni di euro che mancano alle tasche dei cesenati", evidenzia). E ancora: "la tentata vendita del mercato ortofrutticolo che grazie però ad un pronto intervento del nostro gruppo non si è realizzata. Male, molto male, invece le modifiche ai regolamenti per la lotta all’antifascismo. Una questione che si è voluta cavalcare in modo inopportuno, sull’onda nazionale, che ha riacceso contrapposizioni utili solo per assicurare esistenza concreta ad una parte politica in forte difficoltà. Fa male pensare che a Cesena debba esistere un ufficio censura per l’utilizzo degli spazi pubblici. Il nostro gruppo su questo ne ha fatto una battaglia di bandiera. Abbiamo perso alcuni pezzi per questo? Non importa! Siamo convinti della nostra posizione anche se ci rammarica essere rimasti di fatto fra i pochi in questa città a sostenere questi grandi temi di libertà".

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