Lattuca: "29 i decessi nelle strutture per anziani", il report del sindaco in Consiglio comunale

In videoconferenza il sindaco Enzo Lattuca ha rimarcato "i punti di debolezza di queste strutture che si sono rivelati disastrosi"

Si è svolto nel pomeriggio in videoconfernza il consiglio comunale, che ha visto al centro dell'agenda l'emergenza sanitaria. Nella seconda fase dei lavori è intervenuto il sindaco Enzo Lattuca, che ha riferito in maniera dettagliata sull'evoluzione del contagio sul territorio, con particolare attenzione alle Rsa. "Sono uno dei centri principali di questa epidemia, in tutta Italia, dal punto di vista dei contagi e purtroppo anche dei decessi", ha detto il sindaco.

Lattuca ha riferito i dati dei contagi sul territorio dei comuni del cesenate, con particolare riguardo alle Rsa. Nelle case di riposo i contagi sono stati 63 tra gli anziani ospiti, a cui si aggiungono le positività tra il personale.

Il sindaco ha riportato il numero dei decessi: "sono 51 in totale, 29 vittime sono anziani delle Rsa, circa la metà e purtroppo non è detto che questo sia un dato definitivo". Quindi il 57% dei decessi per Coronavirus, ad oggi, nei Comuni dell’Unione è di ospiti in strutture per anziani. Un’analisi veloce ci porta poi a dire che il tasso di letalità degli ospiti delle Rsa è di circa il 50% (29 deceduti su 63 positivi al virus), mentre per quanto riguarda la restante parte della popolazione la percentuale della letalità è di 10 volte inferiore (5%).

Il sindaco ha rimarcato "i punti di debolezza di queste strutture che si sono rivelati disastrosi: la convivenza di tante persone in spazi promiscui e comuni. Si tratta di stutture residenziali con gli operatori che entrano ed escono", ha detto Lattuca che ha sottolineato come si tratti di strutture in cui "i contatti sono stretti ed inevitabili con gli ospiti che hanno bisogno di assistenza"

"Non sono strutture concepite per l'isolamento ma per la socialità. L'assoluta fragilità degli ospiti, spesso  con patologie pregresse, spiega l'elevato tasso di letalità". Un altro problema è stato  "inizialmente la carenza di dispositivi individuali, ma non ci sono state negligenze nel reperirle, semplicemente a marzo questi dispositivi non si trovavano, a nessun prezzo".

Drammatica anche la carenza del personale delle Rsa, spesso decimato dal virus, da qui l'appello del Comune che ha permesso di reperire  "10 persone assunte al Don Baronio e una alla Maria Fantini". Proprio alla "Maria Fantini" il sindaco è stato costretto ad affidare la gestione in via straordinaria all'Ausl: "Spero che quello rimanga il giorno più difficile da sindaco, quel 3 aprile è stata fatta un'ordinanza inedita in 8 ore". Davvero dettagliato il report che il sindaco ha illustrato ai consiglieri presenti in videoconferenza. Lattuca ha ripercorso tutti i casi di positività riscontrati nelle strutture per anziani del territorio cesenate.

Il report del sindaco sulle case di riposo della città

“Maria Fantini”

In data 22 marzo dall’Ospedale Bufalini giungeva la segnalazione di positività all’infezione SARS-COVID 2 di un primo ospite della Casa di Riposo Maria Fantini.

Il giorno seguente (23 marzo) il Dipartimento di Sanità pubblica provvedeva ad identificare 13 ospiti maggiormente esposti al caso indice (caso zero) ed a sottoporre gli stessi a tampone, nonché tutti i 46 operanti nella struttura, rilevando la positività di altri 5 ospiti.
In data 24 marzo venivano sottoposti a tampone i restanti 49 ospiti, di cui 7 risultavano positivi.

Nei giorni seguenti, nonostante le prescrizioni del Dipartimento di Sanità Pubblica, il numero dei contagi, le dimissioni volontarie, le disposizioni di quarantena cautelativa nonché l’astensione dal lavoro per ragioni di malattia diverse da COVID, generavano un sostanziale dimezzamento del personale in servizio presso la struttura e in forze a cooperative che gestiscono il personale di più strutture, tanto che con nota del 3 aprile – a firma dei direttori dell’U.O. Igiene e Sanità Pubblica Ambito di Cesena Dott.ssa Bertozzi e del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’ASL Romagna Dott.ssa Angelini – veniva rilevata una criticità gestionale ed organizzativa tale da consigliare al Sindaco un intervento straordinario e temporaneo per gestire l’emergenza e ripristinare le condizioni di sicurezza.

Tale relazione, giunta al nostro protocollo alle 10.48 del 3 aprile, ha rappresentato il principale presupposto per l’adozione dell’Ordinanza contingibile ed urgente che io stesso ho sottoscritto alle ore 18.25 della stessa data.  La sera stessa del 3 aprile, in funzione di quell’ordinanza, l’ASL entrava in quella struttura e gli ospiti positivi venivano trasferiti presso gli ospedali di Cesena e di Lugo per consentire la sanificazione del Reparto Covid all’interno della CRA “Maria Fantini” nonché la riorganizzazione dei regolari turni del personale, a quel punto personale ASL in virtù dell’ordinanza. Questa scelta è stata condivisa con l’Assessore Labruzzo, che ringrazio per la competenza e la presenza anche nei giorni in cui era in isolamento a casa.Il 20 aprile i 35 ospiti della stessa struttura venivano nuovamente sottoposti a tampone che rilevava la negatività di tutti.

In data 27 aprile l’ASL mi ha comunicato con una relazione dettagliata la conclusione del periodo di isolamento dei 35 ospiti che non hanno mai abbandonato la struttura, nonché il rientro in struttura di 2 ospiti guariti a tutti gli effetti, sia dal punto di vista clinico che laboratoristico. Nessun ospite positivo è stato ovviamente ricondotto nella struttura. Con la stessa relazione l’ASL ritiene che si possa considerare superata la fase emergenziale che aveva portato in data 3 aprile all’affidamento della gestione sanitaria-assistenziale della struttura alla stessa ASL.

Negli stessi giorni, in data 2 aprile, veniva comunicato il caso indice della CRA Don Baronio (si trattava di una coordinatrice infermieristica).

Il giorno successivo (3 aprile), allo scopo di limitare il possibile contagio, venivano sottoposti a tampone tutti gli ospiti presenti e gli operatori in forza alla struttura con il seguente risultato: 2 ospiti positivi su 92 presenti, ricoverati prontamente presso l’Ospedale Bufalini, ulteriori 7 operatori positivi sul totale di 77, tra cui uno dei due medici referenti della struttura.

In data 8 aprile, considerata la presenza di sintomi evocativi (febbre) COVID-19 in 4 ospiti, l’ASL provvedeva prontamente ad eseguire il test a tali ospiti nonché ai loro due compagni di stanza. All’esito di tali test 4 ospiti risultavano positivi e, in ragione non tanto del loro quadro clinico ma del loro numero esiguo, venivano ricoverati presso l’Ospedale Bufalini. A questi si aggiungeva, in data 9 aprile, un ulteriore ospite positivo sottoposto a tampone presso il pronto soccorso dell’Ospedale Bufalini in quanto ivi trasportato perché in condizioni cliniche ingravescenti. Il giorno seguente (10 aprile) il Dipartimento di Sanità Pubblica procedeva nuovamente a sottoporre a tampone tutti gli ospiti presenti in struttura nonché il personale. Risultavano positivi 26 ospiti su un totale di 86 rimasti in struttura, nonché 5 operatori tra infermieri ed OSS.

Alla luce di tutto ciò veniva disposto in data 11 aprile l’isolamento con sorveglianza sanitaria attiva dei 26 casi confermati presenti in struttura in un piano della stessa struttura come se fosse un reparto Covid. In quest’ultimo segmento dedicato ad ospiti COVID della struttura “Don Baronio” trovavano ospitalità in quegli stessi giorni alcuni ospiti, anch’essi risultati positivi, provenienti dalla CRA “Fracassi” di Gatteo. Altri da quella stessa CRA a gestione parrocchiale e molto piccola venivano invece trasferiti a Novafeltria.

“Comunità alloggio Villa Lieto Soggiorno di via Saffi”

In data 12 aprile veniva comunicato da parte dell’Ospedale Bufalini al Dipartimento di Sanità Pubblica un primo caso di positività di un ospite della struttura Comunità alloggio Villa Lieto Soggiorno dia via Saffi. A questo primo caso, nelle ore successive, si aggiungevano tre ulteriori casi riferiti agli ospiti che necessitavano di ricovero e quindi trasferiti al Bufalini.In data 13 aprile venivano sottoposti a tampone i 7 ospiti rimasti in struttura, 5 dei quali risultavano positivi, nonché i 18 operatori, 4 dei quali risultavano positivi. In data 14 aprile veniva pertanto disposto l’isolamento con sorveglianza sanitaria attiva dei 5 casi confermati presenti in struttura. In data 24 aprile un ulteriore ospite e un operatore risultavano positivo al test e del primo veniva disposto l’isolamento. Nel frattempo, di intesa con gli altri sindaci dell’Unione Valle Savio e con l’ASL, ho emanato il 14 aprile la seconda ordinanza che ho ritenuto di adottare in queste difficili settimane. Un’ordinanza che ordina di sottoporsi a dei cicli di formazione sia i coordinatori sia i responsabili infermieristici di tutte le strutture per anziani nel territorio, comprese quelle escluse dall’accreditamento (case famiglia).

“Roverella”

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In data 28 aprile veniva comunicato dal Dipartimento di Sanità Pubblica il primo caso di positività di un operatore della struttura. Ieri (29 aprile) sono stati sottoposti a tampone i 102 ospiti presenti in struttura, 1 dei quali in data odierna è risultato positivo, nonché 114 operatori, dei quali nessuno risultato positivo. Oggi per l’unico ospite positivo è stato immediatamente disposto il ricovero in ospedale.

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