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Il caso Saman in consiglio, Lega: "Ritrosia a parlare senza veli di Islam". Pd: "Lottiamo contro i pregiudizi"

“Abbiamo affrontato i temi della shari’a e dei matrimoni forzati, del progetto globale che rappresenta l’Islam, della segregazione, delle opportunità vietate alle donne"

“Nonostante la mozione della Lega sul ’caso’ della giovane pakistana scomparsa sia stata approvata in Consiglio comunale, il dibattito lascia l’amaro in bocca. Le provocazioni, le imprecisioni, le strumentalizzazioni e i pregiudizi espressi in Aula dalla maggioranza hanno certamente portato fuori strada il tema dibattuto". A parlare è la capogruppo della Lega Antonella Celletti che, con la collega Beatrice Baratelli, ha approfondito il contesto culturale, religioso, normativo e politico in cui si è sviluppata la storia tragica di Saman Abbas, l’ultima di una lunga teoria di giovani e meno giovani straniere di religione islamica, uccise da famigliari perché volevano vivere libere, da occidentali.

“Abbiamo affrontato i temi della shari’a e dei matrimoni forzati, del progetto globale che rappresenta l’Islam, della segregazione, delle opportunità vietate alle donne. Conviviamo con realtà parallele dove molte donne straniere sono segregate, senza diritti. La mozione chiedeva semplicemente di promuovere una campagna di informazione e sensibilizzazione, anche con la collaborazione del Centro Donna, sui diritti e le libertà fondamentali, sia a individuare modalità specifiche di accoglienza e protezione adeguate all’immediata comprensione di situazioni similari a quella vissuta da Saman Abbas, per evitare scelte sbagliate e una sottovalutazione dei possibili pericoli.  Ma il problema vero è la riluttanza del partito di maggioranza a parlare senza veli di Islam, laicamente come si parla di qualunque tema. Emerge nel PD una evidente ritrosia, un timore a guardare le cose realisticamente. E’ nostra convinzione, al contrario, che tutti gli stranieri che vivono in questo Paese e, a maggior ragione, i cittadini italiani di origine straniera debbano accettare i principi della nostra Costituzione e le norme che regolano lo Stato in cui risiedono o di cui hanno preso la cittadinanza”.

Il Pd: "Lottiamo contro i pregiudizi"

"Come gruppo consiliare PD Cesena proviamo sgomento e stupore per le affermazioni del gruppo Lega. Parole che mettono in evidenza quello che era il loro vero intento, ossia non di portare avanti gli impegni previsti nel testo della mozione, che noi stessi abbiamo accolto favorevolmente, quanto più utilizzare un caso di cronaca, un procedimento non ancora passato in giudicato, per lanciare un anatema contro una cultura millenaria". Così il gruppo consiliare del Pd cesenate.

"Il Partito Democratico ha nel proprio DNA costitutivo la difesa dei diritti universali di tutti a prescindere dalla provenienza, dall’orientamento politico, religioso e sessuale. Lottiamo contro il pregiudizio, non siamo e non saremo mai pavidi nel denunciare violenze e soprusi. Stigmatizzare episodi drammatici e dolorosi come quello della giovane Saman Abbas traendo considerazioni fallaci e sommarie su una millenaria storia e cultura, quale quella islamica, non è solo ingiusto e ingeneroso ma profondamente scorretto nei confronti di queste comunità. Il gruppo Lega, coerente con la propria narrativa populista, ha perso l’ennesima occasione per raccontare di mondi e culture inconciliabili e, non avendo mai contemplato nel proprio dizionario della convivenza civile la parola integrazione, offre come unica alternativa per chi viene ospitato il conformarsi.  Thomas Reid, filosofo scozzese del 18° secolo affermava che “non esiste più grande impedimento all’avanzare della conoscenza che l’ambiguità delle parole” e ieri in Consiglio Comunale ne abbiamo avuto piena conferma. Per noi democratici l’integrazione è molti di più e di diverso dal semplice conformarsi, è un cammino avvincente di conoscenza reciproca e di rispetto, è un lavoro meticoloso e perseverante dove il sospetto, le angosce, le paure debbono essere sopraffatte da obiettivi ben più nobili.  Qualsiasi delitto, motivato o meno da convinzioni più o meno religiose, usi e costumi di qualunque comunità, fondamentalismi di qualsiasi credo o anche semplicemente per “troppo amore” è un’aberrazione, è una devianza, è un delitto".

"Per questo non vogliamo lanciare campagne denigratorie contro una cultura che ha lo stesso diritto di esistere della nostra, sempre all’interno di norme e leggi del nostro ordinamento giuridico. È sbagliato e soprattutto è assurdo colpire la parte per il tutto. È assurdo perché è da chiedersi a chi giova: alla risoluzione del caso della giovane pakistana? ai giudici che dovranno decidere? ai tanti concittadini che professano questa religione e che vivono nelle nostre città? oppure giova sempre e solo a chi ha bisogno di un nemico al giorno da indicare come catalizzatore di tutti i mali e a chi a una convivenza pacifica e civile preferisce alzare i toni per propri scopi politici di differenziazione e affermazione di una presunta diversità italica? Noi pensiamo che il futuro non sia nella purezza ma nella miscellanea della vita insieme di persone di qualunque credo e convinzione più o meno religiosa che si ritrovano dentro i principi veri della nostra Costituzione".

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