Articolo 1: "Scuola 'malata' già prima del virus, serve un cambiamento radicale"

Lettera aperta al Presidente Bonaccini, all'assessore Paola Salomoni, al dirigente dell'ufficio scolastico regionale Stefano Versari, "sperando di stimolare un dibattito in regione"

Articolo 1 scrive una lettera aperta sul tema della scuola, della sua centralità, "sul rischio che in questo momento la politica si dimentichi rapidamente di essa (lo ha già fatto) e sulle esigenze per ripartire a settembre in condizioni adeguate a garantire il benessere degli studenti e un ambiente idoneo ad una pedagogia efficace. Ci rivolgiamo in particolare al Presidente Bonaccini, all'assessore Paola Salomoni, al dirigente dell'ufficio scolastico regionale Stefano Versari, sperando di stimolare un dibattito in regione".

"La scuola italiana - scrive Articolo 1 - vive una crisi che viene da molto lontano e che è molto profonda.  E’ stata messa da parte dall’interesse della politica, è stata trascurata e offesa, ritenuta marginale dagli ultimi governi che si sono succeduti.  La stato in cui versa la scuola italiana è di una tale gravità che dovrebbe preoccupare chiunque ed essere al centro dell’interesse di chiunque abbia a cuore il futuro del nostro Paese. Fra i 37 Paesi dell’Ocse l’Italia è stabilmente all’ultimo posto per la percentuale di spesa pubblica riservata all’istruzione: destiniamo ai diversi gradi del nostro sistema educativo, dalla scuola materna all’università, il 6,9%del totale della spesa pubblica. Meglio di noi fanno praticamente tutti, tutti! Gli USA, la Gran Bretagna, il Messico, la Colombia, il Cile, la Corea del Sud, Israele.  Inoltre nel periodo 2009- 2017 in cui in Italia si diminuivano costantemente le risorse da destinare all’istruzione, gli altri Paesi, al contrario, le aumentavano considerevolmente". 

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"Dunque, già prima del virus, il sistema di istruzione italiano era ammalato. Noi pensiamo che sarebbe non solo un grande errore, ma una responsabilità al cui richiamo saremo tenuti a rispondere in futuro, se non cogliessimo questa occasione di costruire un pensiero nuovo attorno alla scuola, ad una sua profonda e radicale riforma.  Avvertiamo, di contrasto, il rischio che da questa pandemia non si voglia capire nulla, non si vogliano mettere le mani in pasta attorno ad un radicale cambiamento.  Il rischio è che a Settembre, mascherine e disinfettanti a parte, si torni nella stessa identica grave situazione che gli studenti, gli insegnanti e le famiglie hanno lasciato a febbraio.  Per questo facciamo un appello – netto e determinato – al Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, all’assessore regionale alla pubblica istruzione Paola Salomoni, al Dirigente dell’Ufficio scolastico regionale Stefano Versari, ai presidi e ai dirigenti scolastici della nostra città, perché non si autorizzino classi della scuola dell’obbligo con più di 20 alunni e per la scuola superiore classi di oltre 25 alunni.  La pedagogia, le scienze della educazione e le neuroscienze ci hanno spiegato da tempo che l’apprendimento è strettamente legato ad un ambiente della relazione che sia stimolante, attento ai piani di educazione personalizzati ed individualizzati.  Nulla di tutto questo è possibile in classi pollaio dove è evidente ci si può contagiare per malattie epidemiche ma poco ci si riesce a contagiare per la cultura, la curiosità intellettuale e la conoscenza.  Chiediamo ai sindaci della regione, e al sindaco di Cesena Enzo Lattuca in particolare, di sorvegliare su questo aspetto perché la Scuola è l’infrastruttura più necessaria, quella per la quale occorre avere grande cura". 

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