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Riscoprire l'Appennino sulle tracce dei pellegrini: nasce il progetto “Le vie dello spirito”

Il progetto prevede anche percorsi più brevi da compiere nei fine settimana o avendo a disposizione solo pochi giorni, con tracciati ad anello, partendo da un punto e tornando allo stesso non facendo due volte lo stesso percorso per andata e ritorno

A livello europeo gli antichi cammini che compivano i pellegrini in viaggio nel Medioevo verso luoghi di culto o i centri della cristianità, sono sostanzialmente due: il percorso verso il santuario di Santiago di Compostela e la via Francigena che dalla Francia portava a Roma. A livello locale, i percorsi che attraversano la Romagna sono invece il Cammino di San Vicinio (tra Sarsina ed Arezzo) e la via Romea germanica della valle del Bidente. Il progetto locale “Le vie dello spirito” (all’interno del più ampio contenitore dei Cammini d’Europa) vuole proprio recuperare questi due percorsi per allargare la proposta turistica non solo a chi è devoto, ma anche a quella grossa fetta di turisti che ama percorrere a piedi antichi tracciati per compiere una sorta di vacanza spirituale all’insegna della cultura e della natura.

Capofila del progetto è il Gal L’Altra Romagna, ma vede tra i suoi sostenitori l’Associazione per il Cammino di San Vicinio, composta dai Comuni dell’ex Comunità Montana più il Comune di Cesena e il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Qualsiasi altro Comune può associarsi versando una quota annuale che oscilla tra i 500 e i 1000 euro, mentre i soci privati aderiscono con una quota di 50 euro.

Il progetto “Le vie dello spirito” - Il progetto si articola in quattro parti. E' prevista la sistemazione dei percorsi che pellegrini e turisti andranno a percorrere. Si procederà dunque con lo sfalcio della vegetazione in eccesso, la sistemazione di aree dissestate, la messa in sicurezza di piccole frane sui tracciati e la sistemazione della segnaletica. E' in programma il potenziamento delle informazioni sull’esistenza di questi percorsi e la loro pubblicità. Sarà creata una cartografia adeguata che i pellegrini potranno portare con sé durante le camminate (una mappa da tenere in mano per orientarsi e avere chiari i punti di ristoro e sosta). Attualmente i percorsi si sviluppano per una lunghezza di 340 km e con un andamento circolare, comprendendo agli estremi l’Abbazia del Monte di Cesena e il Santuario della Verna (Arezzo). Ma l’intenzione è di allargare l’area di interesse spingendosi verso il mare, fino a Cervia e Ravenna. Le cartine saranno realizzate a schede di modo che i pellegrini possano utilizzarle una per volta a seconda della propria capacità fisica ad affrontare i percorsi.

Inoltre è prevista la valorizzazione turistica dei Comuni con la creazione di una rete di operatori locali (Rol). La rete coinvolgerà strutture ricettive come alberghi, ristoranti, ostelli, Pro loco, associazioni sportive, ma anche parrocchie e canoniche che saranno segnalate sulle mappe, evidenziando per il pellegrino, le diverse spese e modalità di ospitalità. Uno dei punti fondamentali nell’individuazione di questi soggetti è che non siano più lontani di un km dal tracciato del percorso che il turista sta effettuando. L’intenzione è anche quella di creare un “menu del pellegrino” da mettere a disposizione per rifocillarsi nelle stazioni di sosta e la realizzazione di un “Attestato del Cammino”. Timbri e firme verranno rilasciati al momento del passaggio o del pernottamento in ciascuna località. Alla fine, arrivati a destinazione si metterà l'ultimo timbro guadagnando l'Attestato del Cammino, rilasciato a chi ha percorso almeno 100 chilometri a piedi. In più saranno creati gadget ad hoc e loghi da affiggere a queste strutture per renderle riconoscibili.

Il progetto prevede anche percorsi più brevi da compiere nei fine settimana o avendo a disposizione solo pochi giorni, con tracciati ad anello, partendo da un punto e tornando allo stesso non facendo due volte lo stesso percorso per andata e ritorno. Se il percorso prevede invece la partenza da una località e l’arrivo in un altro punto, si studierà un piano per il recupero dell’auto lasciata al punto di partenza. Per fare un esempio: se il pellegrino singolo affronta il percorso da Sarsina a Bagno di Romagna, lasciando l’auto a Sarsina, potrà contare sui mezzi pubblici per ritornare a recuperare la macchina a Sarsina. Se invece si tratta di un gruppo di turisti, il progetto “Le vie dello spirito”, coinvolgendo privati come tour operator, metterà a disposizione un servizio navetta per riportare i turisti al punto di partenza.

La Romagna pellegrina - La Romagna è attraversata da numerosi itinerari storici e religiosi percorsi durante le diverse fasi storiche, ma è soprattutto nel medioevo che vi transitano migliaia di pellegrini in viaggio verso Roma e Gerusalemme o i santuari più piccoli o locali. Negli ultimi anni, anche a causa della crisi economica e di una diversa attenzione generale verso gli stili di vita individuali, si è registrato un rinnovato interesse di un vasto settore di viaggiatori verso tipologie di vacanza alternativa, più rispettoso dell’ambiente e meno consumistico, finalizzato alla motivazione.

Un po’ di storia e un po’ di geografia - L’orizzonte geo - topografico delle valli del Savio, Bidente, Uso e Rubicone è costituito da un territorio che si estende dal monte Fumaiolo (m. 1407), Monte Falterona (m. 1654), al mare Adriatico, che è in gran parte segnato dal percorso del fiume Savio e Bidente che, nell’ottica dei pellegrinaggi, manifesta nei punti focali costituiti da San Martino in Strada, Cesena, Civitella, Sarsina, e Bagno di Romagna. I primi sono posizionati sulla via Emilia o a ridosso; i secondi, quasi punto mediano della vallata, è storica sede vescovile e meta santuariale; il terzo funziona da snodo obbligato di transito della via Romea, Romana -Sarsinate (oggi corrispondente alla SS. Umbro - casentinese e alla superstrada e 45) e da naturale luogo d’attacco dei passi Carnaio, m 776 (nella direzione della valle Bidentina), Alpe di Serra, m 1148, e Mandrioli, m 1173 (nella direzione Casentino-Aretino), Verghereto, m 822 (nella direzione della valle Tiberina).

La viabilità medievale ricalca, di fatto, quella antica, sull’asse Roma – Arezzo - Ravenna; l’accesso alla valle del Tevere, al Casentino e all’Aretino trovano lungo le valli una direttrice naturale, forse già in epoca protostorica, e comunque a partite dal IV secolo a.C. L’età medievale conferma tale impianto viario, e lo arricchisce necessariamente di ulteriori percorsi e piste, in relazione allo sviluppo di castra, burgi, villae, plebes, commerci e agricoltura. Analoga la situazione degli hospitalia, collocati sia in posizione strategica rispetto ai valichi e ai pellegrinaggi, sia nelle realtà abitative (celebre la lettera di Adriano I a Carlo Magno, del 784, ove il papa chiede al re dei Franchi e dei Longobardi di proteggere il monastero Sant’Ellero di Galeata e i circostanti ospedali per ricoveri e assistenza ai pellegrini).

A rimarcare l’importanza di questi transiti rimane ancora la ‘segnaletica’ costituita da una fitta rete di pievi e antiche chiese, quasi tutte allineate sulla via Romana - Sarsinate lungo il Savio e il Dismano (ma il discorso vale anche, in maniera significativa, per l’allineamento delle diocesi: il nullius di Bagno, Sarsina, Cesena, Cervia, Ravenna): Pisignano, San Pietro in Cerreto, Ronta, San Mauro in Valle, Tipano, San Vittore in Valle, Solfrino, San Damiano, Monte Sorbo, Romagnano, Sarsina, Bagno di Romagna. Lungo la valle del Bidente i pellegrini provenienti da San Martinen in Strate, la “Via Petrosa”, facevano tappa a Amandula (Meldola), Cluserculum (Cusercoli), Nespilus (Nespoli), Civitella, Castello di Sant’Ilario, Torre Bonini, Montriolo, Sant’Uberto, Bagno di Romagna.

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